sabato, Ottobre 16

Papa Francesco e la sacralità della vita Il Professor Magni riflette sul discorso del Papa tenuto ai membri della Pontificia Accademia per la Vita

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«Dobbiamo stare attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche che subentrano nel pensiero umano, anche cristiano, sotto forma di virtù, di modernità, di atteggiamenti nuovi, ma sono colonizzazioni, cioè tolgono la libertà, e sono ideologiche, cioè hanno paura della realtà così come Dio l’ha creata»: è questo uno dei passaggi più intensi del discorso di Papa Francesco tenuto recentemente ai partecipanti all’Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita; se è vero, come ha rimarcato Papa Bergoglio, che esistono molte istituzioni impegnate nel servizio alla vita, a titolo di ricerca o di assistenza, promuovendo non solo azioni buone, ma anche la passione per il bene, è altrettanto vero, ha osservato Francesco, che esistono tante strutture preoccupate più dell’interesse economico che del bene comune. Dalla natura, così come è stata creata da Dio – oggi più che mai minacciata dall’uomo – all’idea di un bene superiore, che per compiersi non ha bisogno esclusivamente della scienza e della tecnica: «Anche nell’ambito dell’etica della vita le pur necessarie norme, che sanciscono il rispetto delle persone, da sole non bastano a realizzare pienamente il bene dell’uomo. Sono le virtù di chi opera nella promozione della vita» ha affermato il Pontefice «l’ultima garanzia che il bene verrà realmente rispettato». L’uomo, qualunque siano le sue condizioni di vita rimane un valore da tutelare: sulla sacralità della vita, così espressa da Papa Francesco, abbiamo chiesto un parere al Professor Filippo Magni, docente di Filosofia Morale all’Università di Pavia.

In una visione sacra della vita, ossia ordinata secondo un progetto divino, sembrerebbe emergere il dovere di rispettare, di tutelare tutte le fase di un’esistenza, così come si manifestano: nulla dovrebbe violare la realtà corporea di un individuo; se spinta fino in fondo una tesi simile, in relazione alla malattia e alla qualità della vita, cosa comporterebbe?    

Prima di spingerci oltre, è sempre bene far chiarezza sulla nozione vita: difficilmente, nel momento in cui si affrontano questioni simili, il discorso pretende di essere universale; intendersi sulla natura stessa della vita, sul suo significato è una cosa fondamentale e allo stesso tempo molto complessa.

In questo discorso il Pontefice di quale sacralità sta parlando secondo lei, di quale vita?

Qui non possono che aprirsi due strade per comprendere cosa si intende per sacro e per vita: spesso sembrano anche banali questioni simili, ma non lo sono. Pensiamo alla sacralità della vita alla luce del magistero cattolico; per la Chiesa è un elemento simile ad un faro, di fondamentale importanza. Questa stessa prospettiva, però, è anche parte del mondo laico, nel momento in cui si sottrae a questo concetto qualunque riferimento a ipotesi metafisiche, alla presenza di un Dio, mantenendo fermo, quindi, il valore insopprimibile di una certa realtà, il bisogno di tutelarla. Esistono prospettive laiche che accettano il principio di sacralità della vita, rifacendosi all’idea del sacro, così svuotato e ricaricato di altri significati. Ma in cosa consista la vita e quali siano i suoi confini rappresentano le questioni su cui oggi si discute così animatamente, senza mai arrivare ad un accordo pieno.

Forse è per questo motivo che un mese fa il Pontefice ha affermato che la Chiesa non rivendica alcuno spazio privilegiato sulla bioetica; in questo suo ultimo discorso Papa Francesco ha dichiarato che  “Nel nostro tempo, alcuni orientamenti culturali non riconoscono più l’impronta della sapienza divina nelle realtà create e neppure nell’uomo. La natura umana rimane così ridotta a sola materia, plasmabile secondo qualsiasi disegno. La nostra umanità, invece, è unica e tanto preziosa agli occhi di Dio!”: le sembrano riflessioni contrastanti?

Nel momento in cui il Pontefice afferma una cosa simile, non fa che dichiarare che anche la Chiesa è pienamente cosciente del fatto che il mondo della bioetica è ancora tutto da esplorare, ed è impossibile ritagliarsi uno spazio particolare, privilegiato, in un campo privo di confini e di certezze: qui, infatti, si misura la voglia di Papa Francesco di discutere e di confrontarsi con questioni tanto urgenti. Queste due frasi sono complementari: nella seconda, poi, il Pontefice parlava della bellezza della vita umana, un appello all’umanità della cura, una riflessione sull’esigenza di tener conto della fragilità della vita umana, in un mondo in cui la morte e l’esistenza stessa della persona non appartengono più esclusivamente alla vita naturale, ma possono dipendere anche dalle biotecnologie.

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