domenica, Maggio 9

Papa Francesco e il Matteo che è in noi field_506ffb1d3dbe2

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Matteo

 

Papa Francesco un anno dopo. Un’occasione significativa per un primo bilancio del suo pontificato ed anche per costruire un evento rievocativo del suo messaggio. Il largo e profondo consenso, il flusso di empatia sulla sua persona lo avvertiamo tutti. Gli istituti di ricerca, però, cercano di andare oltre, per quanto un sondaggio possa documentare i più profondi moti dell’animo umano. L’Eurispes ci ha fornito, lo scorso 12 marzo, alcune percentuali che confermano il sentimento collettivo.

«L’ascesa al soglio pontificio del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, in seguito alla rinuncia di Benedetto XVI», scrive, «ha avuto da subito un impatto dirompente sulla comunità cattolica e non, complice la grande comunicativa del nuovo Pontefice». Alla luce di questa serie di cambiamenti e del riavvicinamento alla Chiesa che la presenza di Papa Bergoglio sembra aver determinato, l’Eurispes ha indagato il rapporto degli italiani con la fede, la Chiesa e l’operato del nuovo Papa.

Secondo Eurispes, Francesco è apprezzato dall’87% degli italiani, riuscendo a conquistare in brevissimo tempo l’affetto e i favori dei cattolici, e non solo. Interrogati sulla figura del Pontefice e sull’ipotesi che stia dando nuovo slancio alla Chiesa cattolica, tra un ristretto numero di indecisi (8,4%) e una manciata di scettici (4,5%) domina l’87,1% di chi sostiene che Papa Francesco stia ridando vitalità alla sua Chiesa.

«Grazie al suo approccio affabile e familiare, ma anche alla sua candida apertura all’altro da sé, il nuovo Pontefice ha fatto breccia nel cuore di tutti. Sono in misura maggiore le donne rispetto agli uomini (91% vs 82,9%) a ritenere che Papa Bergoglio stia ridando slancio alla Chiesa cattolica. Il livello di apprezzamento per l’operato del Papa cambia poco anche prendendo in considerazione lo stato civile: Bergoglio è stimato dal 90% delle persone sposate, dall’89,7% dei vedovi, dall’88% dei divorziati, dall’82,6% dai conviventi e dall’82,3% dei celibi/nubili».

Queste percentuali riguardanti divorziati e conviventi sono particolarmente significative perché si tratta di categorie sociali fino a ieri lasciate ai margini dell’esperienza religiosa. Sono quelle stesse categorie su cui si concentrerà l’attenzione le prossimo sinodo dei vescovi. E sono anche categorie che fino a ieri hanno segnato spesso persone ‘lontane’ e lasciate in una spirale di sempre maggiore emarginazione rispetto alla Chiesa, salva la buona volontà di tanti sacerdoti che li hanno saputi tenere vicini. Ma ora c’è qualcosa di più: l’impegno di Papa Francesco di rinnovare la Chiesa. La sua apertura verso le coppie omosessuali e verso i divorziati ne sono l’esempio più lampante. E la fiducia espressa nella Chiesa proprio dai separati/divorziati (49,4%) è forse in parte il segno di un lento riavvicinamento.

«Misericordia, coraggio e porte aperte» ecco le parole d’ordine di Papa Francesco per riportare la Chiesa cattolica ad essere una guida e una vera agenzia di senso e di orientamento. È senza dubbio il dirompenteeffetto Bergoglio’ ad aver inciso quest’anno sull’aumento di fiducia degli italiani nei confronti della Chiesa cattolica che segna il risultato migliore nella serie storica delle rilevazioni Eurispes degli ultimi sei anni con quasi il 50% dei consensi e un aumento percentuale rispetto al 2013 del 12%.

 

In questa cornice di comprensione profonda dello spirito di Papa Francesco si inserisce un evento molto evocativo che si svolgerà stasera nella chiesa romana di San Luigi dei Francesi. In essa si vive un indubbio magnetismo dovuto a due presenze speciali cui Bergoglio è stato ed è profondamente legato: l’apostolo Matteo e Caravaggio. Il secondo ha raffigurato il primo in tre dipinti molto celebrati, che occupano la cappella Contarelli, a sinistra dell’altare maggiore. Questo trittico, visitato giornalmente da centinaia di fedeli e turisti, è stato oggetto di numerose visite, meditazioni e preghiere anche da parte del Cardinale Bergoglio durante tutti i suoi soggiorni romani. Così, in occasione del primo anno di pontificato ha avuto luogo una serata che potremmo definire di ‘teatroforum’: dopo un monologo dello stesso Matteo scritto da Laura De Luca e superbamente interpretato da Pino Colizzi, fa seguito un dibattito con la partecipazione (oltre a chi scrive) della professoressa Anna Paola Tantucci, Presidente di Ecole Instrument de Paix, del Sovrintendente dei Beni architettonici del Friuli Venezia Giulia ed esperto d’arte Giangiacomo Martines e di monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Tema della serata, intitolata Chi, io? Una confessione di Matteo, esattore delle tasse’, segna l’attualità di questa figura: lo spregiudicato maneggiatore di denaro che viene improvvisamente folgorato dalla chiamata di Cristo. Una parabola emblematica per ciascuno di noi nell’attuale, delicatissimo momento di crisi economica.

Non tutti sanno inoltre che Matteo (e particolarmente questo Matteo, raffigurato da Caravaggio) gioca un ruolo speciale nella vita e nella vocazione di papa Francesco. Nella sua intervista rilasciata alla rivista dei gesuiti ‘La Civiltà Cattolica e pubblicata nel settembre 2013, il Papa ha raccontato di avere visitato spesso, da arcivescovo, questo trittico. «… Venendo a Roma ho sempre abitato in via della Scrofa. Da lì visitavo spesso la chiesa di San Luigi dei Francesi, e lì andavo a contemplare il quadro della vocazione di san Matteo di Caravaggio …. Quel dito di Gesù così… verso Matteo. Così sono io. Così mi sento. Come Matteo».

Proprio da questo legame discende anche il senso del suo motto episcopale ‘miserando atque eligendo’ tratto dalle Omelie di san Beda il Venerabile, il quale scrive: «Vide Gesù un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse (in latino “miserando atque eligendo), gli disse: Seguimi».

Nel monologo di Laura De Luca, accompagnato da un raffinato repertorio musicale a firma della professoressa Donatella Caramia e di Roberto Lovera, con la partecipazione dello stesso baritono Roberto Lovera, della soprano Marta Vulpi, e, dell’organista Daniel Matrone, Matteo, inviso ai suoi contemporanei per l’ingrata mansione di esattore delle tasse, si presenta al pubblico cercando inizialmente  di difendere la propria professione e il proprio ruolo sociale, apertamente  dichiarando il proprio rapporto contraddittorio, un po’ malato, col denaro. Attraverso palesi anacronismi, il testo mette dichiaratamente il dito nella piaga della attuale crisi economica e dell’urgenza della condivisione, in linea con il Messaggio di Francesco per la Quaresima 2014, per arrivare, nella seconda parte della performance, alla cronaca dell’incontro dello spregiudicato faccendiere con Gesù, che capovolgerà radicalmente la sua vita, invitandolo ad essere una persona autentica, non più solo un arido servo del potere, e una inerme vittima delle seduzioni del denaro.

Ci sono tanti Mattei al giorno d’oggi (è oltretutto un nome che va di moda!) e se il richiamo di Papa Francesco riuscirà a toccare il loro cuore inaridito dal denaro, non solo la Chiesa ma la società tutta farà un passo in avanti sul cammino della speranza.

 

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