giovedì, Dicembre 9

Papa Francesco e i poveri Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 4

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Ci sono i poveri, e poi i poveretti e i poveracci: dei primi si occupa, quasi solo, Papa Francesco, degli altri, e ahimè quotidianamente, pure noi. La sollecitudine, di più: la dedizione, per i poveri era al centro della pratica e della predicazione di Francesco (il Santo di Assisi), lo è anche del Francesco (il Santo di Buenos Aires) di adesso. E ben sarebbe che la sua cura e misericordia non servissero solo a metterci la coscienza a posto, ma muovessero a com/patire, a com/passione ed a com/pagnia. Creando la ‘Giornata mondiale dei poveri’ (anzi dei Poveri, visto il rilievo fattuale ed ontologico che ha inteso darle), Francesco ha posto una ‘pietra d’inciampo’, giusto per rimanere in ambito biblico ed evangelico, sul nostro cammino. Sarà, alla sua Seconda edizione, il 18 novembre prossimo (2018), e il Papa ha appena reso pubblico in questa metà di giugno e con largo anticipo il Testo del suo Messaggio. Che si ‘intitola’ ‘Questo povero grida e il Signore lo ascolta’.

«“Questo povero grida e il Signore lo ascolta” (Sal 34,7). Le parole del Salmista diventano anche le nostre nel momento in cui siamo chiamati a incontrare le diverse condizioni di sofferenza ed emarginazione in cui vivono tanti fratelli e sorelle che siamo abituati a designare con il termine generico di ‘poveri’. Chi scrive quelle parole non è estraneo a questa condizione, al contrario. Egli fa esperienza diretta della povertà e, tuttavia, la trasforma in un canto di lode e di ringraziamento al Signore. Questo Salmo permette oggi anche a noi, immersi in tante forme di povertà, di comprendere chi sono i veri poveri verso cui siamo chiamati a rivolgere lo sguardo per ascoltare il loro grido e riconoscere le loro necessità».

E ancora. «Ci viene detto, anzitutto, che il Signore ascolta i poveri che gridano a Lui ed è buono con quelli che cercano rifugio in Lui con il cuore spezzato dalla tristezza, dalla solitudine e dall’esclusione. Ascolta quanti vengono calpestati nella loro dignità e, nonostante questo, hanno la forza di innalzare lo sguardo verso l’alto per ricevere luce e conforto. Ascolta coloro che vengono perseguitati in nome di una falsa giustizia, oppressi da politiche indegne di questo nome e intimoriti dalla violenza; eppure sanno di avere in Dio il loro Salvatore. Ciò che emerge da questa preghiera è anzitutto il sentimento di abbandono e fiducia in un Padre che ascolta e accoglie. Sulla lunghezza d’onda di queste parole possiamo comprendere più a fondo quanto Gesù ha proclamato con la beatitudine “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3)».

Concludendo, dopo riflessioni ed esortazioni che non riportiamo né riassumiamo ma da cui ciascuno guadagnerebbe affrontandole personalmente: «Spesso sono proprio i poveri a mettere in crisi la nostra indifferenza, figlia di una visione della vita troppo immanente e legata al presente. Il grido del povero è anche un grido di speranza con cui manifesta la certezza di essere liberato. (…) I poveri ci evangelizzano, aiutandoci a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo. Non lasciamo cadere nel vuoto questa opportunità di grazia. Sentiamoci tutti, in questo giorno, debitori nei loro confronti, perché tendendo reciprocamente le mani l’uno verso l’altro, si realizzi l’incontro salvifico che sostiene la fede, rende fattiva la carità e abilita la speranza a proseguire sicura nel cammino verso il Signore che viene».

E con questo con i ‘poveri’ siamo a posto. Cioè non lo siamo per niente ma abbiamo almeno appena posto una ‘pietra d’inciampo’, come appunto dicevamo dianzi. Oltretutto il passaggio da ‘misero’ a ‘povero’ rappresenta secondo l’analisi di Marx (Karl, un economista tedesco assai più moderato in materia di Jorge Mario Bergoglio) il momento della presa di coscienza, e quindi di dignità e conseguente ribellione. Alla base della rivolta degli oppressi e dei popoli oppressi. C’è però un’altra categoria correlata che ci sta a cuore, anzi due, anche perché chiunque ne ha quotidiana frequentazione diretta, fisica o mediatica. (O magari ne fa parte). I poveretti e i poveracci. Al netto dell’individuazione delle specifiche caratteristiche, su cui quanto prima ritornare, si tratta di tipologie umane (e a volte ‘disumane’) che ci opprimono ed ammorbano. ‘Caporali’, come ebbe con altra ma analoga definizione ad individuarli e definirli il nostro epistemologo di riferimento, il Principe Antonio de’ Curtis, noto anche come Totò. E dei, e sui, ‘caporali’ (o altrimenti detto: ‘poveretti’ e ‘poveracci’, però incombenti ed oppressori oppressivi) è bene occuparci e riflettere.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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