sabato, Maggio 15

Papa Francesco cancella la visita in Sud Sudan, pace ancora in alto mare

0

Il portavoce del Vaticano Greg Burke ha informato che la visita del Santo Padre programmata per il prossimo ottobre presso la capitale del Sud Sudan, Juba, è stata annullata, sottolineando che il viaggio pastorale era solo una ipotesi  e nessuna data certa era stata fissata per il 2017. Burke ha evitato di specificare i motivi che hanno portato ad annullare la visita di Papa Francesco e non ha indicato una data alternativa. Fonti provenienti dal Vaticano hanno informato il mensile The East African  che la visita è stata annullata per difficoltà logistiche e problematiche legate alla sicurezza.

Papa Francesco avrebbe alloggiato in un Paese vicino (forse l’Uganda) e si sarebbe recato a Juba via aereo solo per qualche ora. Il Vaticano aveva concordato con la Chiesa Anglicana una visita congiunta con  l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, capo degli anglicani. Purtroppo l’attuale situazione nel Paese non permette di garantire la necessaria sicurezza ai rappresentanti delle due chiese cristiane. «Il team inviato a Juba per preparare la visita del Santo Padre ha constatato l’assenza dei requisiti minimi di sicurezza», dichiarano le fonti interne al Vaticano al mensile ‘The East African‘.

Dalle informazioni ricevute Papa Francesco aveva intenzione di celebrare a Juba una messa in presenza tutti i gruppi etnici e i loro leader e una benedizione papale per la pace nel Paese, per far meglio comprendere e condividere le speranze di pace per il Sud Sudan nutrite dal Santo Padre. Alla messa avrebbe presenziato come ospite d’onore l’Arcivescovo di Canterbury che, successivamente avrebbe visitato assieme a Papa Francesco dei campi rifugiati allestiti nelle periferia di Juba. Clero e fedeli sud sudanesi hanno espresso il loro sconforto per la mancata visita e si augurano che Papa Francesco posso recarsi nel Paese entro il 2018.

La visita congiunta con l’Arcivescovo di Canterbury rientrerebbe in una precisa strategia ideata dalla Chiesa Cattolica e da quella Anglicana per risolvere la guerra civile sud sudanese scoppiata nel dicembre 2013. Una strategia basata sulla unione dei cristiani sud sudanesi capace di superare le divisioni etniche alla base dell’attuale conflitto per promuovere l’unità nazionale e la pace. La visita a Juba fu presa in considerazione dalla Santa Sede lo scorso marzo quando le comunità cristiane del Paese, anglicana, presbiteriana e cattolica, invitarono  Papa Francesco e L’Arcivescovo Justin Welby a visitare il Sud Sudan per rafforzare gli sforzi di pace che le tre comunità cristiane stanno tentando di promuovere.

Nell’invito la Santa Sede avrebbe intravvisto due ottime possibilità. La prima promuovere una terza via (cristiana) per risolvere il conflitto che dura dal dicembre 2013 distruggendo il Sud Sudan dopo due anni dall’indipendenza da Khartoum e provocando la peggior crisi umanitaria dopo quella verificatasi nel 1994 a seguito del genocidio in Rwanda. La proposta di pace del Vaticano si basa sulla volontà dimostrata dalle tre comunità cristiane sud sudanesi di cooperare per sensibilizzare le varie forze contrapposte a deporre le armi e ripristinare la pace nel Paese.

Constatando l’assenza di programmi politici tra i due maggiori autori della crisi: l’ex presidente Salva Kiir e l’ex vice presidente Rieck Machar, la Chiesa Cattolica in collaborazione con quella Anglicana, intende sostituire i legami di sangue e l’appartenenza etnica su cui questi Signori della Guerra si basano, con il messaggio universale di pace del Cristianesimo. La Santa Sede concorderebbe con il clero sud sudanese cattolico, anglicano e presbiteriano che l’unica forza credibile e organizzata sopravvissuta nel Paese è rappresentata dalle Chiese cristiane che possiedono intatte la credibilità e l’autorità necessarie per proporre una soluzione pacifica al conflitto e porre fine alle miserie e alle sofferenze di una popolazione violentata e massacrata per questioni puramente economiche e politiche.

Lo scontro tra Salva Kiir e Rieck Machar si basa sul desiderio di controllare le risorse petrolifere e di assumere il potere incontrastato e totale su base etnica Dinka o Nuer. La questione etnica è utilizzata da entrambi i Signori della Guerra come scusa e motivazione per le rispettive truppe a continuare i combattimenti. Una strategia che ha portato al collasso la più giovane nazione africana dove sono apparsi fame, carestie e pulizie etniche che si stanno avviando sulla strada del genocidio. La sola Uganda ora ospita 1,2 milioni di profughi sud sudanesi.

La seconda grande opportunità intravvista dal Vaticano è di rafforzare in Africa l’alleanza con la Chiesa Anglicana ma su basi diametralmente opposte a quelle che cementarono l’alleanza tra le due Chiese dagli anni Sessanta agli anni Novanta. La prima alleanza era basata sulle logiche della Guerra Fredda. Nell’intento di contrastare il dilagare del comunismo in Africa, le due chiese scelsero di appoggiare i dittatori considerati “amici” e “alleati” dell’Occidente democratico e capitalistico.

Nella regione dei Grandi Laghi l’appoggio agli alleati dell’occidente assunse un forte connotato ideologico. Partendo dall’elaborazione del manifesto di supremazia razziale del 1957: Manifesto Bahutu, pare che le chiese Cattolica e Anglicana promossero l’ideologia HutuPower, sostennero il dittatore ruandese Juvenal Habyrimana e presero parte attiva nel genocidio del 1994. Dopo l’Olocausto Africano le due chiese continuarono a supportare le forze genocidarie regionali, in primis le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FLDR) formate dagli ex genocidari del ’94 dimostrando una marcata ostilità verso il nuovo governo ruandese accusato di voler ristabilire il dominio della minoranza tutsi e la schiavitù della maggioranza hutu.

Entrambe le due chiese a partire dal 2015 hanno imposto una radicale revisione delle loro politiche estere in Africa. Una revisione tesa ad abbandonare il sostegno a ideologie di morte per promuovere uno spirito di integrazione tra i popoli e Stati fondati sulla democrazia e sul buon governo. In entrambe le chiese le forze ‘conservatrici’ (se non reazionarie) sono state indebolite a vantaggio delle comunità religiose di base che promuovono una politica di unità tra i popoli africani. I missionari occidentali conservatori presenti nella regione sono stati per la maggior parte discretamente richiamati per ragioni di età e sostituiti dalle comunità di base dei fedeli o da missionari più coerenti alle nuove linee di politica estera anglicana e cattolica. Il segno più eclatante di questo nuovo e incoraggiante corso è stato fatto da Papa Francesco durante l’incontro con il Presidente ruandese Paul Kagame dove il Santo Padre ha ammesso le colpe della Chiesa Cattolica durante il genocidio e promesso nuove relazioni tra Vaticano e Rwanda basate su onestà, reciproco rispetto e collaborazione.

L’alleanza tra Vaticano e Canterbury si basa sul compito storico delle due chiese di promuovere una unità di intenti e politiche cristiane marcatamente progressiste che possano sostenere i governi africani intenzionati all’integrazione, pace e sviluppo armonioso del Continente e per proporre soluzioni pacifiche agli ultimi conflitti africani totalmente dissociate dagli interessi geo strategici ed economici delle potenze mondiali.

L’asse Vaticano Canterbury è stato rafforzato durante la recente visita di Papa Francesco in Uganda e dalle conferenze e azioni comuni svolte in Nigeria. L’obiettivo è quello di proporre all’Africa una terza via che si dissoci dalla rapina coloniale dell’Occidente e dai giochi geo-strategici (in chiara chiave anti occidentale) della Cina e delle potenze emergenti del BRICS. Una terza via fondata sui desideri di pace, convivenza e interazione tra popoli e diverse etnie per costruire il “bene comune e la fratellanza che sono le basi del profetico messaggio d’amore di Gesù Cristo”. Papa Francesco sta indirizzando i suoi sforzi per rendere irreversibile l’alleanza con la Chiesa Anglicana a favore della pace e del progresso in Africa. “Le relazioni tra cattolici e anglicani sono buone. Ci consideriamo fratelli. Abbiamo tradizioni religiose comuni tra le quali il ruolo dei santi nella storia dell’umanità e la vita monacale” Ha recentemente dichiarato il Santo Padre.

La visita a Juba annullata potrebbe nascondere motivazioni che vanno oltre alle logiche e comprensibili preoccupazioni sulla sicurezza. L’ex presidente Salva Kiir si proclama fervente cattolico ma è innegabile che gli insegnamenti d’amore e fratellanza del Vangelo vengono in terza battuta e preceduti dalla politica di odio etnico e dalla sete del denaro procurato dai profitti petroliferi. L’ex presidente, illegalmente al potere dopo aver annullato le elezioni del 2015, ha tentato di sfruttare il suo credo religioso per ottenere un sostegno incondizionato da parte della Santa Sede. Sostegno negato dinnanzi ai crimini contro l’umanità commessi da Salva Kiir. Crimini che sono stati commessi anche dalla ribellione ove maggiore è l’influenza della Chiesa Anglicana. Secondo voci non confermate il rapporti tra Kiir e il Vaticano sono ai minimi storici.

Il compito che le chiese Cattolica e Anglicana si sono posti per risolvere pacificamente il conflitto sud sudanese non è certo facile anche se rappresenta sulla carta la soluzione più sensata. Il conflitto a dicembre 2017 entrerà nel suo quarto anno e labili sono le speranze di pace. Il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha rilanciato il processo di pace ad Entebbe. Venerdì 26 maggio le parti belligeranti hanno firmato ad Entebbe un accordo di massima per l’applicazione degli accordi di pace firmati ad Arusha (Tanzania) nel 2015 ma mai rispettati. La firma è stata apposta dal Segretario Generale del SPLM (partito al potere): Jena Nunu Kumba e dal Ministro ombra degli affari esteri del SPLM-In Opposition (la ribellione di Machar): Ezechiel Lol Gatkhouth. L’accordo di Entebbe è quasi contemporaneo all’avvio del Dialogo Nazionale inaugurato lo scorso 22 maggio.

Purtroppo questi segnali incoraggianti non sembrano sufficienti per terminare il conflitto e ripristinare pace, stato di diritto e rispetto dei valore della vita umana nel Sud Sudan. Il conflitto sta entrando dentro un universo di movimenti guerriglieri su base etnica che stanno creando una situazione di guerra totale dove le diverse etnie vogliono conquistare la supremazia politica e il controllo economico del Paese. La guerriglia del Warlord Rieck Machar (attualmente in Sud Africa dopo la sconfitta subita durante la battaglia di Juba del luglio 2016) sta perdendo terreno e consensi internazionali a favore di una oscura quanto fragile alleanza di guerriglie etniche Nuer, Shilluk e tribù minori da utilizzare per destituire con la forza l’ex presidente Salva Kiir. Un’alleanza sostenuta se non creata dall’Amministrazione Trump.

In contrapposizione alla tattica americana di creare un fronte etnico unito contro il governo sud sudanese, la Cina mantiene inalteraro il supporto al Signore della Guerra Salva Kiir per assicurarsi il monopolio detenuto fino ad ora sul petrolio sud sudanese. All’interno del piano OBOR per l’Africa è stato inserita la realizzazione di un oleodotto alternativo a quello esistente che collega i pozzi in Sud Sudan con il porto commerciale del Sudan che si affaccia sul Mar Rosso: Port Sudan. L’oleodotto convoglierà il greggio sud sudanese verso il porto keniota di Lamu per facilitare la sua esportazione in Cina.

La decisione di Pechino rendere fragile l’alleanza politica e militare Sino Ugandese sul Sud Sudan in quanto l’Uganda nutre chiare mire di gestione del greggio sud sudanese. Una significativa percentuale della futura produzione di petrolio del Sud Sudan servirà per pagare lo sforzo militare ugandese al fianco di Salva Kiir, mentre il resto dovrebbe essere convogliato alla raffineria di Hoima (centro Uganda) per il consumo regionale. Il Presidente Museveni sogna una economia coloniale dove possa accedere al greggio sud sudanese e esportare in Sud Sudan carburante e derivati petroliferi rendendolo energicamente dipendente dall’Uganda.

Le due diverse mire economiche degli ex alleati potrebbero spingere l’Uganda ad un avvicinamento politico della terza via proposta da anglicani e cattolici. Oltre al controllo del greggio sud sudanese il governo ugandese deve risolvere i danni di guerra subiti dai suoi commercianti. Allo scoppio della guerra civile le attività degli imprenditori ugandesi, kenioti ed etiopi furono distrutte, magazzini, negozi saccheggiati e convogli di merce sequestrati. Gli imprenditori ugandesi hanno registrato perdite per 41 milioni di dollari. Il Presidente Museveni ha promesso il rimborso dei danni subiti per conto del governo di Juba. L’assistenza finanziaria agli imprenditori ugandesi vittime della guerra civile sud sudanese sarà trasformata in un debito contratto dal governo di Juba. La sola possibilità di ottenere il rimborso di questo debito è la permanenza al potere di Salva Kiir inserita in un contesto di governo di unità nazionale.

Le possibilità che gli accordi di pace dell’agosto 2015 possano essere finalmente applicati grazie agli impegni presi ad Entebbe, sembrano essere scarse. Il proliferarsi dei gruppi armati (grazie alle interferenze americane) ha reso più complicata la soluzione del conflitto mentre il Dialogo Nazionale è considerato dalla opposizione come un “monologo” del partito illegalmente al potere. “Il SPLM-IO si oppone ad un dialogo nazionale unilaterale imposto dal Presidente Kiir e dai suoi alleati che noi identifichiamo come uno stratagemma per deragliare gli sforzi di pace ed evitare di risolvere le cause del conflitto che risiedono unicamente nella diseguale distribuzione dei profitti petroliferi e dalla mal gestione dello strategico settore degli idrocarburi” dichiara Mabior Garang de Mabior.

Mabior è figlio del leader e fondatore del SPLM: John Garang ucciso nel 2010 da un complotto organizzato dai presidenti: Museveni, Omar el Bashir e dai due Warlord che attualmente si contendono il Paese: Salva Kiir e Rieck Machar. John Garang era il principale promotore di un Sudan unito, democratico e pluralista. Dopo l’iniziale alleanza con Rieck Machar, Mabior Garang ha fondato un proprio movimento ribelle, il National Committee for Information and Public Relations – NCIPR. Mabior ha chiaramente espresso la sua opposizione al Dialogo Nazionale nonostante che sua madre Rebecca Garang sia stata nominata da Salva Kiir alla direzione del Comitato del dialogo nazionale assieme al ex ministro delle finanze Kosti Manibe e al ex prigioniero politico John Luke.

Il boicottaggio del Dialogo Nazionale attuato dalla maggioranza dei gruppi armati che combattono il governo Dinka di Juba, rende vano il tentativo del ex presidente Kiir di scrivere una nuova Costituzione che prevede la connivenza etnica e un governo di transizione basato sulla condivisione del potere con il mandato di finire la guerra civile, ricostruire il Paese e organizzate libere e trasparenti elezioni dopo 30 mesi dalla suo insediamento a Juba. Dalla nascita del Sud Sudan nel 2011 la giovane nazione africana è totalmente sprovvista di una Costituzione. L’impegno di Kiir di offrire una Costituzione al Paese viene visto dall’opposizione come l’ennesimo tranello per mantenere la Presidenza a vita.

 Troppi gli interessi che gravano attorno a conflitto per il petrolio in Sud Sudan. Interessi contrapposti tra Cina e Stati Uniti ma anche tra le potenze regionali: Kenya, Etiopia e Uganda, quest’ultima indebolita dal fallimento della Pax Ugandese imposta con le armi che si è conclusa nella prima sconfitta militare  da quando Museveni liberò l’Uganda da 25 anni di feroci dittature e disastrose politiche economiche.

I divergenti interessi sono la maggior difficoltà che la forza di pace africana deve ora affrontare. La Regional Protection Force RPF è composta da truppe ruandesi ed etiopi mentre il Kenya stenta ad inviare i suoi soldati. Una decisione che suona come una vendetta per la destituzione del Generale Jhonson Kimani Ondieki, capro espiatorio dei crimini di guerra  commessi dai Caschi Blu della missione di pace UNIMISS durante e dopo la battaglia di Juba del luglio 2016. La forza militare regionale è sotto il comando del Fronte Patriottico Ruandese e sarà affiancata dalla UNIMISS che ha messo a disposizione i contingenti militari del Bangladesh e del Nepal. Unità del genio civile dell’esercito ruandese e dell’esercito del Bangladesh sono giunte a Juba agli inizi di maggio per preparare il terreno, dopo aver ricevuto il consenso del ex presidente Kiir. Un consenso forzato dalle pressioni internazionali e regionali ma che non cancella l’ostilità per una forza di pace africana nutrita per oltre 8 mesi da Salva Kiir.

La RFP sarà sotto il comando del Generale ruandese Jean Muoenzi ed avrà un mandato Full Combact simile a quello del contingente africano in Somalia AMISOM con l’obiettivo di voltar pagina rispetto alla inefficienza dei 13.000 caschi blu ONU sospettati di favorire Rieck Machar e di fornirgli armi. La forza africana avrà il mandato di far rispettare gli accordi di pace firmati ad Arusha nell’agosto 2015, difendere i civili impedendo la continuazione delle pulizie etniche, garantire la sicurezza ai pozzi per permettere la ripresa della industria petrolifera e la sicurezza delle principali strade che collegano Juba con l’Uganda e Kenya per la ripresa dei commerci. La RFP sarà composta da 4000 soldati a cui si affiancherà una unità speciale dell’esercito britannico composta da 35 soldati d’élite che avranno il compito di supportare la logistica e l’assistenza sanitaria alle truppe RFP. Un contingente militare britannico di 200 uomini è già presente in Sud Sudan all’interno della UNIMISS.

Le ragioni che hanno spinto il Rwanda a prendere la leadership di questa pericolosa avventura militare sono principalmente due. La prima consiste nell’aumentare il prestigio internazionale del Rwanda che è tra i Paesi africani che contribuiscono attivamente al mantenimento della Pace in Africa tramite la sua partecipazione a varie missioni di pace ONU e Unione Africa (AMISOM esclusa). La seconda è quella di impedire che il Sud Sudan in completo caos diventi un “save haven” per guerriglie ostili al Rwanda, in primis il gruppo terroristico FDLR che controllano il Burundi e vaste aree ricche di minerali all’est del Congo.

Nonostante la visita cancellata Papa Francesco sembra intenzionato a concretizzare l’appello di pace da lui pronunciato a favore del Sud Sudan lo scorso febbraio: «Destano particolare apprensione le dolorose notizie che giungono dal martoriato Sud Sudan, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. In questo momento è più che mai necessario l’impegno di tutti a non fermarsi solo a dichiarazioni, ma a rendere concreti gli aiuti alimentari e a permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli. Aiutiamo il Sud Sudan e non soltanto con le parole».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->