mercoledì, Settembre 22

Paola Lavini: ‘Siamo in piena crisi di valori’

0

Fascino mediterraneo, accento romagnolo all’occorrenza e una valigia pronta per volare al di là dell’Oceano, l’attrice Paola Lavini ha sempre messo lo studio e la preparazione al primo posto. Nel suo curriculum spiccano il diploma all’Accademia d’arte drammatica della Calabria e quello alla Scuola di Musical di Bologna, oltre naturalmente a film diretti dalla crème della crème del cinema nostrano come Marco Tullio Giordana (Sangue pazzo), Alice Rohrwacher (Corpo celeste) e Francesco Munzi che l’ha diretta nell’acclamato ‘Anime nere’. «Ogni tanto anch’io vorrei essere un po’ velina dentro, ma proprio non ci riesco» ci racconta ridendo la Lavini. Aprile è stato il suo mese d’oro con ben due film nelle sale cinematografiche: ‘Soldato semplice’ di Paolo Cevoli e ‘Tempo instabile con probabili schiarite’ di Marco Pontecorvo. Proprio da quest’ultima pellicola parte la nostra chiacchierata con Paola. Tutto ruota intorno ad una cooperativa di divani in crisi e al ritrovamento del petrolio che mette scompiglio non solo tra i due soci (Luca Zingaretti e Lillo), ma anche nel piccolo paese dove è ambientata la storia e tra gli operai della cooperativa stessa. La commedia è un po’ l’allegoria dei vizi e dei difetti dell’Italia di oggi, intrappolata nel passato, ma allo stesso tempo con una gran voglia di cambiare marcia e i due protagonisti rappresentano alla perfezione l’idealismo nudo e crudo contrapposto a quella furbizia molto italiana che spinge a ricercare il denaro ‘facile’.

Paola, nel film si parla molto di crisi economica, personalmente quale credi possa essere la ricetta magica per uscirne e quanto si sente la crisi nel mondo dello spettacolo?

Io credo che oggi si assista, più che ad una crisi economica, ad un crisi di valori. Ci lamentiamo troppo e continuamente senza ricordarci che i nostri nonni nel dopoguerra non avevano neanche i soldi per mangiare, mentre un piatto di pasta e un posto letto in Italia lo abbiamo praticamente tutti; quello che manca, e che invece le generazioni precedenti avevano, è la speranza. In Italia siamo sempre ‘tutti contro tutti’, siamo sempre pronti a dare la colpa ‘al diverso’ perché è più comodo rispetto al guardare dentro noi stessi, se ci fosse un po’ più di solidarietà e di ottimismo le cose andrebbero molto meglio. La mia personale ricetta per cambiare le cose parte proprio da qui: nel nostro piccolo ognuno dovrebbe fare qualcosa per gli altri, anche solo sorridere a chi abbiamo vicino, la lamentela non paga e non fa bene a nessuno. Nel mondo dello spettacolo c’è molto sovraffollamento perché tutti vogliono apparire anche senza averne le capacità; inoltre grazie al web tutto è concesso, basta una telecamera e tutti possono girare film e metterli in rete, pur non avendone le capacità.

Che ruolo interpreti in ‘Tempo instabile con probabili schiarite’ e come ti sei trovata sul set?

Io sono ‘la Marisa’, un’operaia molto appariscente che gioca la schedina con gli altri operai sperando un giorno di poter fare una vacanza alle Maldive. Mi sono trovata benissimo con il regista Marco Pontecorvo che, essendo figlio d’arte, è preparatissimo e sul set sa fare praticamente tutto, io lo chiamo l’artigiano. Mi è piaciuto girare questo film perché pone una di quelle grandi domande sulla vita e cioè se si viva meglio seguendo i valori o ricercando la ricchezza ad ogni costo. Io dal canto mio sono sempre più convinta che il capitalismo abbia fallito e che si stia pian piano sgretolando, cosa di cui sono contenta perché, dopo un periodo di pulizia generale, prima o poi arriveremo ad un punto di svolta.

E John Turturro (che nel film interpreta un ingegnere) che impressione ti ha fatto?

Turturro interpreta un personaggio surreale, aveva battute molto forbite e, non parlando una parola di italiano, sul set era sempre concentratissimo, studiava le scene ed era seguito da una coach. A cena con tutto il cast, però, si è dimostrato una persona molto carina ed affascinante.

Parlaci un po’ dell’altro tuo film, ‘Soldato semplice’.

Anche su questo set mi sono trovata molto bene, sia Marco Pontecorvo che Paolo Cevoli (il regista di Soldato semplice) sono in grado di fare squadra e sono molto umani. Quello che ho notato in Paolo, che nasce come comico di Zelig, è la sua immensa cultura sia musicale che cinematografica. Nel suo film, ambientato durante il primo conflitto mondiale, sono Elvira, l’amante del protagonista (che è interpretato da Cevoli) e mi fanno pure cantare una canzone romagnola. Per me girare questo film è stato un po’ come tornare a casa perché, pur avendo una mamma del sud, ho papà emiliano.

Canto e ballo fanno parte integrante del tuo curriculum, se ti proponessero un musical in America partiresti senza indugio?

Immediatamente, adoro lavorare all’estero (ha già lavorato in Marocco, ndr) e mi trovo benissimo con gli attori stranieri che se la tirano molto meno di quelli italiani. Non sono esterofila, ma ho voglia di aria nuova, nuovi stimoli. Ho girato da poco ‘All roads lead to Rome’ con Sarah Jessica Parker e devo dire che l’ho trovata molto disponibile e per niente diva, inoltre (piccola nota per le amanti di Sex and the city) sembrava in tutto e per tutto la Carrie della fortunata serie tv, come se ne avesse acquisito le movenze anche nella vita reale.

Come attrice finora ti abbiamo sempre vista alle prese con ruoli impegnati, ma se ti proponessero una soap come Centovetrine accetteresti?

Credo che in questo mestiere sia necessario saper far bene tutto e poi, nonostante i diversi progetti seri che ho sposato, sento molto nelle mie corde anche i ruoli più leggeri e quelli comici. Centovetrine ha chiuso perché c’erano molte belle facce, ma pochi attori che fossero veramente tali; comunque se mi proponessero una soap accetterei sicuramente. Insomma diciamo che se finirò in un Cinepanettone ci finirò con dignità, tutto sta nel come fai le cose.

Sei stata anche tra i protagonisti del controverso spettacolo teatrale ‘Come Erika e Omar- è tutto uno show!’…

Lo spettacolo, prodotto e diretto da Enzo Iacchetti, ha scontato un titolo che non è stato capito dal pubblico. Si tratta di un musical scritto da un ragazzo di Novi Ligure che ha vissuto dal vivo il duplice omicidio, la critica lo ha adorato, mentre il pubblico, già solo sentendo il titolo, l’ha ritenuto macabro, ma è la realtà ad essere ben più macabra, ovvero quelle trasmissioni pomeridiane che campano sulle tragedie e le spettacolarizzano. Credo che il ruolo dell’artista sia importantissimo per risvegliare le coscienze.

Con che regista e in che ruolo sogni di lavorare in futuro? E dove ti vedremo prossimamente?

Sogno di lavorare con Almodovar, uno che utilizza le facce, le forme… e che sa come valorizzare al massimo una donna. Dire Sorrentino è scontato, chi non vorrebbe lavorare con lui? Mentre come ruolo mi piacerebbe qualcosa di molto leggero, come la classica ‘gnocca senza testa’ oppure qualcosa di decisamente più impegnativo come un transgender. Prossimamente mi vedrete nel corto che è stato selezionato a Cannes ‘Baùll’, nella produzione americana ‘Christ the lord’ e in ‘Una diecimila lire’, girato a Matera e che sta ancora cercando una distribuzione.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->