domenica, Giugno 20

Panoramica su laqualunque field_506ffb1d3dbe2

0

 Carosello

 

Ci sono giorni in cui, cercando argomenti per l’AMBRacadabra, ti rendi conto che, in questo inane e donchisciottesco tentativo di castigat ridendo mores, dovresti chiosare quasi ogni notizia e la scelta per limitarti a una o poche diventa davvero più difficile che poi scriverne.

Oggi è uno di quei giorni, sopraffatta dalla messe di spunti, oltretutto con a disposizione il vasto serbatoio del week end.

Innanzitutto i morti: omaggio a Antonella Favale, 31 anni, assistente in un Centro di disabili, perita nel crollo di una palazzina a Matera.

Inizio da lei, perché vorrei ristabilire un minimo di giustizia della notizia rispetto a tutti i giornali che l’hanno appena citata, focalizzandosi sul salvataggio di un altro condomino, estratto vivo dalle macerie. Ciò per la logica che è ‘normale’ morire in un crollo, meno sopravvivervi.

Ora mi dedico ai ‘coccodrilli’,usciti già pronti dai cassetti, perché le tre persone scomparse nelle trascorse 48 ore non è che siano morte d’improvviso ‘e subbeto, direbbero a Napoli): Lorella De Luca, dolcissima attrice che ebbe fortuna negli anni della Hollywood sul Tevere, era ammalata da tempo; Ariel Sharon era in coma da 8 anni e solo la sua forte fibra ha fatto durare così a lungo lo stato vegetativo; Arnoldo Foà aveva quasi 98 anni (li avrebbe compiuti fra 2 settimane) e il suo fisico provato dall’età ha ceduto ad una crisi respiratoria.

Naturalmente, FB è sobbollito, soprattutto per i due decessi maschili. Su Sharon si son rinfocolate le polemiche, si son riproposte le memorie di Sabra e Chatila, si è trovata un’ennesima occasione di ordalie verbali senza costrutto, come se, qualsiasi cosa avvenga nell’Aldilà, sia necessario tirare la giacchetta all’Ente Supremo (che si fosse distratto?) per rinverdirgli la memoria su meriti e demeriti del defunto nell’Aldiqua.

Per Foà, c’è stato un melenso coro di commemorazione, salvo una pecora nera, un attore che manco mi ricordo chi è -ho circa 4mila amici- che ha schizzato veleno, tanto per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Che chi ci lascia sia stato un gaglioffo o un benemerito, conta qualcosa farlo notare? Cambia i suoi comportamenti passati? Absit iniuria verbis, dicevano gli antichi; e loro erano più saggi di noi.

Per me, che sono andata a riascoltarmela, grazie al pozzo senza fondo di YouTube, la sua resta la voce che diede corpo a versi immortali, quelli del leopardiano: ‘Canto notturno di un pastore errante dell’Asia’ (con tutte le nostalgie della prova orale del mio esame di maturità); le parole di sofferenza estrema di Federico Garcia Lorca nel ‘Lamento per la morte di Ignacio Sànchez Meijàs’.

Ero al Ginnasio – ai tempi miei c’era il Ginnasio, sono del Protozoico… – quando scoprii quest’opera, grazie al professore di Lettere, Antonio Caiazza.

Ai tempi, manco lo sapevo persino che esistesse l’omosessualità -ero una ragazzina un po’ imbambolata- ma quel grido di dolore mi mise le emozioni in subbuglio e ne percepii il substrato di sofferenza.

Lo lessi persino col testo a fronte, perché la lingua originale è sempre… un’altra cosa. Recitata da Foà, la poesia è talmente coinvolgente che s’innalza quasi a Inno da tragedia greca.

E ripenso alle Leggi razziali che lo epurarono dall’Accademia di Arte drammatica (deformazione ‘professionale’: il 21 prossimo presenteremo a Roma, all’Università eCampus, il libro di Mario Avagliano Di pura razza italiana’ che contiene scottanti rivelazioni su questi ‘italiani brava gente’ e sul loro (si scopre) ambiguo atteggiamento nei confronti degli ebrei connazionali, anche prima delle norme antisemite, leggi razziste, e non razziali); e scopro che fu proprio Foà a leggere da Napoli, alla Radio alleata PWB l’annuncio dell’Armistizio dell’8 settembre 1943.

Ma passiamo ad altri accadimenti, che ci allontanano dal pianetino della Cultura – uno ancora non posso tacerlo: la visita, come un Magio in ritardo, del Ministro Bray alla Reggia di Carditello, col metaforico cofanetto contenente i 3 milioni di euro necessari per restaurarla (dopo che, per incuria, la si è fatta depredare di tutto…) – e ci fanno ripiombare nello squallore che ci assedia.

‘Nun se po’ sentì’, direbbero a Roma, la ministra zappatora che fa la capobastone fra i Sanniti. Un’Erinni in orgiastica danza di potere. Le intercettazioni ambientali ne restituiscono tutta la cifra rozza di tracotante parvenu. Insomma, un esemplare frustrante, ma paradigmatico, della deriva culturale ed etica berlusconiana, mortificante per una che, come me, ha immolato il proprio impegno professionale alle pari opportunità; all’emersione di quanto siano migliori le donne.

Ce ne sono tante, però, che avendo preso la scorciatoia dell’omologazione al maschile, rendono vano l’impegno di moltissime altre.

Bye bye a Massimo Cialente, che io ho sempre trovato onesto e simpatico (ma qua talvolta si prendono delle cantonate a raffica: ho trovato simpatici e onesti anche personaggi poi rivelatisi dei furbi di tre cotte, che mi hanno finanche accoltellata alle spalle. Non sembrerebbe il caso di Massimo che, in quel trionfo delle ruberie, finora pare l’unico, con pochi altri a non essersene approfittato, perdendo persino il saluto dal fratello).

L’Aquila sembra essere una sorta di sentina d’Italia, in quanto a politici e affaristi che hanno spolpato la ricostruzione. Poveri aquilani, vittime (con morti veri) di un terremoto terrestre, ma anche di uno successivo, con una scossa lunga anni, che ha distrutto il tessuto di comunità e di fiducia con le istituzioni. Uno sfacelo!

Bye bye (anzi addio!)  -molto più soddisfatto- allo smutandato Roberto Cota (ed ora come la mettiamo, dovrà restituirli i boxer verdi comprati negli USA, di cui già disquisimmo in passato, in un altro articolo?) ed alla sparuta marcia di protesta contro la sentenza del TAR che ne annulla l’elezione di 4 anni fa – mica pensavano di fare il bis di quella dei 40mila?-.

Conserverò come una piccola perla il sorriso lieto di un piemontese con cui ero a pranzo venerdì scorso, quando le agenzie lanciarono per prime la notizia.

Ci cascano sempre come polli, nella raccolta delle firme. Ma davvero davvero pensano di non poter essere pizzicati?

Infine, finiamo con una promessa e una notazione: innanzitutto, approfondirò con maligna goduria l’esordio letterario dallo Spielberg di F.C., in arte Fabrizio Corona, che pare stia lanciando un libro destinato, nelle rosee aspettative dell’editore il ‘Le mie prigioni’ del XXI secolo.

Non potevo farmi, poi, mancare François, sì, proprio lui, Hollande, colui che ho sempre giudicato dall’ingannevole faccia, un simpatico fessacchiotto.

Ora si scopre che anche Monsieur le President, sia pure non a livello compulsivo come suoi connazionali (un nome: Strauss Kahn) e nostri (e da noi non c’è proprio bisogno di far nomi…), non sa tenersi abbottonata la patta dei pantaloni.

D’improvviso, la sua antipaticissima attuale compagna diventa un panda da proteggere. Ma scusate, prima la lapidate in effigie perché è proprio odiosa e, poi, quando lui vi dà ragione e se ne trova un’altra – casualmente più giovane – vi rivoltate contro? Un po’ di coerenza, messieurs e mesdames…

L’unica notazione positiva è che, mentre in Italia, una qualsiasi ‘nota personalità’ (lo sapete che io chiamo così i politici, scippando il gergo dei commessi di Palazzo Chigi e dei questurini…) avrebbe trascinato con sé tre macchine di scorta per mangiare i croissants rifocillativi all’alba ‘avec ma belle’, lui si porta dietro una sola guardia del corpo (col fondamentale compito di reperire i croissants) e fugge da lei nella notte in Vespa, manco Gregory Peck in ‘Vacanze Romane’. Vive l’Italie…     

 

PS: Manco ho finito di scrivere e… colpo di scena, l’attuale condomina dell’Eliseo, Valérie l’Amazzone s’accascia come la ‘Dame aux camelias’ e si fa ricoverare in ospedale per shock da tradimento. Roba da donnicciole senza arte né parte,strategie  indegne di una giornalista muscolare che aveva già sgraffignato il farlocco François alla madre dei suoi figli (4), Segoléne Royal. Il quale, in tutta questa storia, ci fa davvero una figura barbina, di quello che si fa l’amante aumm aumm dall’altra amante, di cui non si può liberare per motivi elettorali. 

Scopro, nel contempo, che ‘Closer, su cui sono apparse le foto galeotte, è del gruppo Mondadori, il fratello Gallo di ‘Chi’.  Insomma, una ‘manina’ vindice può anche ipotizzarsi.

Come finirà questa telenovela d’Oltralpe? Io, signorilmente, avrei lasciato l’appartamento all’Eliseo e sarei tornata ad essere ‘me stessa’, tanto ho una professione e un’esperienza per trovare lavoro – oppure lavoro già -. Ci sono un sacco di mie amiche (che hanno ragione loro, ma io odio le scenate… e perciò sono stata sempre un’abbandonata ‘comoda’) che avrebbero scritto a ‘Le Monde‘ stile Veronica… ma in questo caso, a mio avviso, ci sono meno appigli, visto che non c’è in ballo alcuna satiriasi (lascio a voi l’onere di trovare il termine sul vocabolario), la neo-amante è una sola e certo non una pischella e, tallone di Briseide… Valérie è una convivente, priva, pertanto, di tutele economiche anche dai nostri cuginetti discendenti di Vercingetorige (per questa sagace osservazione, grazie a un’amica maliziosa che mi ha dato il la)… Terremo i fatti sotto osservazione…

 

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->