mercoledì, Dicembre 8

Pannella, eretico riformatore

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Una delle obiezioni ricorrenti è che Pannella tanto ha fatto, altrettanto ha distrutto; gli rimproverano di non aver consolidato nulla. Certo: la sua creatura, il Partito Radicale, è di fragilissima costituzione, e quasi sicuramente è destinata a morire con lui. Del resto, i partiti, come tutte le cose umane, hanno una nascita, uno sviluppo, una fine. Cos’era, del resto, il Partito Repubblicano senza Ugo La Malfa? Ed è rimasto qualcosa del PSDI degno di ricordo, una volta che se n’è andato Giuseppe Saragat? E il PLI senza Giovanni Malagodi. Vale per il Movimento Sociale e Giorgio Almirante, il PSI con Pietro Nenni… E’, dunque, possibile, anzi probabile, quasi certo, che i radicali, nati con Pannella, con Pannella muoiano.
Dicono anche che Pannella, come il mitico dio Crono, quando si accorge che qualcuno comincia a fargli ombra, allora si dedica alla sua distruzione, fino a quando, sfinito, il malcapitato se ne va; e si citano una quantità di esempi. Si potrebbe replicare che così si descrive un Pannella meschino, che contraddice platealmente il nobile ritratto che amici ed avversari riconoscono; e si potrebbe obiettare che tantissimi, su quel conflitto con Pannella hanno poi costruito le loro fortune, politiche, personali. Spesso ‘rompere’ con Pannella paga. Lui, fin dal primo momento ti avverte: “Essere e fare i radicali è impegnativo, difficile, richiede il necessario, non il superfluo”. Molti, quando si accorgono che è proprio così preferiscono navigare in acque più tranquille, alla ricerca di approdi più favorevoli.

Un giorno potrebbe essere interessante redigere un catalogo delle persone che hanno incrociato Pannella e recuperarne i giudizi e le opinioni. Qui, ora, per chiudere, bastano due. Il primo è del poeta Eugenio Montale: «Dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sacharov e Pannella, che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore. Il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi».
E Leonardo Sciascia: «Pannella è il solo uomo politico italiano che costantemente dimostri di avere il senso del diritto, della legge, della giustizia. Pannella e le non molte persone che pensano e sentono come lui (e con le quali mi onoro di stare), si trovano dunque ad assolvere un compito ben gravoso e difficoltoso: ricordare agli immemori l’esistenza del diritto e rivendicare la loro esistenza di fronte ai giochi di potere che appunto nel vuoto del diritto o nel suo stravolgimento, la politica italiana conduce”.

Ha degli eredi Pannella? La risposta di chi scrive è: no. Non ha eredi, non ci sono eredi. Forse un giorno ci ha sperato, ha perfino creduto di averne trovati; ma nel gruppo dirigente radicale non c’è nessuno, neppure Emma Bonino, che possa ambire a raccoglierne lo scettro e l’eredità. Pannella è unico e irripetibile. Il giorno che Marco sarà altrove i radicali probabilmente continueranno a fare una quantità di cose giuste e necessarie; ma non sarà più il Partito Radicale. Quella è un’’avventura’ destinata a finire con il suo comandante e nocchiero.

Resterà qualcosa di quell’esperienza? Due cose: che contrariamente a un machiavellismo d’accatto, non è vero che il fine giustifica i mezzi; piuttosto è vero il contrario: i mezzi prefigurano e qualificano il fine. E ancora: la durata è la forma delle cose. Alla luce di queste due ‘lezioni’, ecco che tutti i difetti di questo personaggio sono destinati a impallidire, come gli errori commessi e gli ‘eccessi’ che gli si rimproverano; perché è grazie a quel ‘matto’ radicale se tutti noi ci possiamo permettere d’essere ‘saggi’ e ‘ragionevoli’.

 

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