venerdì, Ottobre 22

Pannella è una farfalla Ché Marco delle farfalle ha la felicità di vivere in pieno tutto il tempo che è dato, estendendone come le farfalle il valore

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Pannella è stato il ‘diavolo radicale’, nell’accezione sia positiva che negativa, ma si è preso anche del ‘vecchio vampiro’, ‘Crono che ricorrentemente mangia i propri figli’, addirittura ’Padrone, Orco, Serpente’ (in volute maiuscole) secondo un bizzarro ex tesoriere radicale. E ancora ‘terrorista’, ‘brigatista’, ‘fascista’, chi più ne ha più ne metta oltre, naturalmente, al grande classico ‘frocio’, di quando ancora non esistevano i più rassicuranti gay, e ‘drogato’, anche nella sintetica formula di successo ‘frocio drogato’. Il tutto magari anche da quelli che lo hanno pure ricoperto di sputi, a volte non solo metaforici, e che poi nel momento del bisogno sono ricorsi a lui o alle sue conquiste. Molti nemici, ma soprattutto molti imprevedibili amici a rendergli molto, effettivo, onore. Gli uni e gli altri cresciuti attraverso le fin difficilmente riepilogabili battaglie per tutti i diritti civili possibili e immaginabili, e alcuni anche precedentemente non immaginabili, costantemente attraversate dal filo rosso della primigenia ed eterna ‘fissazione’ per informazione e giustizia. Con la particolare insistenza su carceri e carcerati, certamente non scelti per il ritorno in consensi. E certo sono stati e sono importanti, per lui ma anche per noi, per tutti noi comunque la si pensi, i frutti delle sue due predilette creature. Anzitutto il Partito Radicale, oggi ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’, al centro della cosiddetta ‘galassia radicale’ composta da tanti soggetti, dall’’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica’ a ‘Nessuno Tocchi Caino’. E la ‘punta di lancia’ di ‘Radio Radicale’. Ma ancor più importante e formidabile ’eredità’ sono per l’appunto, da sempre e sempre più arricchite, tutte le sue ‘lotte’, ‘battaglie’, ‘guerre’, come con strano linguaggio bellico definisce le proprie iniziative nonviolente, e le modalità di condurle. Un lascito immateriale, e quindi ancor più importante, da sempre a disposizione di chiunque lo voglia, e figuriamoci in questo suo particolare frangente. Al di là delle attuali, ed eventuali, ‘esplosioni’ o ‘implosioni’ radicali di cui tacere è bello, e ancor più bello e verecondo, cioè ispirato da naturale senso di pudore, sarebbe farlo da parte di alcuni protagonisti.

«Che mondo sarebbe senza Pannella», la Nutella della nostra politica, cioè che mondo sarebbe oggi (e domani) se Pannella non ci fosse stato. Ma nel senso proprio della concreta vita di ogni giorno del nostro strapaese delle meraviglie e di non pochi altri, e singolarmente di ciascuno di noi. Il Pannella di adesso è come sempre e più di sempre dialogicamente torrenziale e divagante con i suoi interlocutori. Business as usual. Del caso un giorno ci mancherà anche se intanto condividiamo, e non solo per affettuosa speranza, quanto da qualcuno agramente osservato dinnanzi alla processione di illustri visite casalinghe specie di politici. «Dicono che non si è “mai vista una camera ardente per omaggiare un vivo”. Beata ingenuità, è proprio il contrario: quello è Pannella, hanno reso omaggio a un uomo che andrà ai loro funerali». Risolve così il suo corpo a corpo con la vita e con la morteAmo troppo la vita per avere paura della morte») entrambe affrontate e sfidate tra digiuni e scioperi della fame e della sete. Ha ammonito a suo tempo, e forse si ripete ora «Avete presente il finale di ‘Luci della ribalta’, quando Calvero dice: “Non vi preoccupate, sono morto tante volte”. Ecco, io mi limito a dire che tante volte sono stato proclamato morto».

Già, mentre tanti, quasi tutti, parlano di sua assenza, l’impressione è che sia più presente che mai proprio tramite questa strana assenzapresenza, inedita per modo e modi in cui è attivamente declinata e quindi tipicamente pannelliana. Quando Attilio Bertolucci pubblicò l’evocazione di un «Vago pensier di te / vaghi ricordi / turbano l’ora calma / e il dolce sole. / Dolente il petto / ti porta, / come una pietra / leggera» era il 1929 e Pannella stava proprio per essere concepito, essendo poi nato il 2 maggio 1930 a Teramo, in Abruzzo. Magari non a caso il poeta parmigiano gli è stato assai consonante, apprezzando il funambolo radicale. E il nascondimento’ di Pannella, dovuto all’età, al fisico provato, alla malattia ma forse soprattutto alla sua scelta («per vedere di nascosto l’effetto che fa») è in fondo una maniera di ririvelarcelo.

«Assenza, più acuta presenza».

 

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