venerdì, Settembre 24

Panico per il crollo del rublo il panico di un imminente crollo economico-finanziario regna sovrano, riuscirà Putin a gestire la crisi?

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Il tracollo della valuta ha causato un panico generale, spingendo le persone a una corsa all’acquisto di auto importate, televisori, frigoriferi, mobili e altri beni duraturi prima che i cartellini dei prezzi possano cambiare sulla scia di tale crollo. Il Presidente Vladimir Putin, al momento, sta affrontando la peggiore crisi nei sui 15 anni di governo. I clienti hanno assediato le banche per ritirare il denaro dai propri conti e convertire i rubli in dollari o euro.

Il valore del rublo è iniziato a crollare dall’ inizio di quest’anno sotto la pressione combinata delle sanzioni occidentali contro la linea politica russa in Ucraina e, più di recente, della caduta del prezzo del greggio, principale fonte di guadagno russa che, insieme al gas naturale, costituisce più della metà delle entrate governative.

Di fronte ai problemi economici, Putin ha tentato di fare buon viso a cattivo gioco, sostenendo che il deprezzamento del rublo fornirebbe maggiori incentivi per alleggerire la dipendenza dalle entrate derivanti dal petrolio e per ridurre quella dalle importazioni. I suoi indici di gradimento, saliti in seguito all’annessione della Crimea ucraina a marzo, rimangono ancora saldi all’80%, ma potrebbero precipitare rapidamente a causa del crollo del rublo.

Il contratto di Putin con la Russia

Dalla sua elezione nel 2000, la popolarità di Putin si è eretta sulla crescita economica basata sul petrolio che ha prodotto un brusco aumento dei redditi. L’opinione generale ha prestato poca attenzione alla metodica riduzione delle libertà politiche e di quelle dei media e alla crescente corruzione ufficiale del suo governo.

I russi erano desiderosi di scambiare le libertà dei turbolenti anni ‘90 con un nuova sensazione di ordine e stabilità, stabilendo un contratto sociale non scritto con Putin, quest’ultimo considerato un garante del loro benessere.

Le industrie di costruzione e il settore dei consumatori hanno assistito a una rapida crescita economica, sia con inondazioni di turisti russi in Italia, Spagna e altre destinazioni di moda sia con un numero sempre maggiore di compagnie che ha avviato le proprie industrie in Russia per promuovere il crescente mercato russo.

La crisi finanziaria mondiale del 2008 ha colpito la Russia causando una brusca caduta dei prezzi del greggio e facendo crollare il rublo di circa un quarto del suo valore. Per Putin il colpo subito fu particolarmente duro poiché, all’inizio di quell’anno, passò alla carica di Primo Ministro dopo aver esercitato due mandati consecutivi, limite costituzionale, ed era direttamente responsabile dell’economia. Tuttavia, i prezzi del greggio salirono rapidamente di nuovo, la valuta russa riacquistò il suo valore e, in meno di un anno, il paese superò la crisi.

Il patto di Putin con la Russia è stato sottoposto a dura prova nel 2011, quando centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Mosca per protestare contro il ritorno di Putin alla presidenza. Quest’ultimo è stato chiaramente scosso dalle proteste, guidate dalla classe media della capitale. Putin ha provato a scagliare i manifestanti membri di élite viziate contro la maggioranza della popolazione e ad accusare gli Stati Uniti di istigare le manifestazioni.

Manifestazioni svanite rapidamente in seguito alla rielezione di Putin nel 2012, dal momento che il Cremlino si è adoperato per mettere a tacere i dissensi con una serie di leggi repressive e arresti di attivisti.

Con i prezzi del greggio che raggiungevano nuove vette, Putin ha prestato poca attenzione all’economia, senza prendere alcun provvedimento per ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas e permettendo alla sua cerchia ristretta di fare profitti tramite aziende gestite dallo Stato.

Le sanzioni occidentali

A febbraio, l’estromissione del leader dell’Ucraina, amico di Mosca, ha colto Putin di sorpresa, estromissione avvenuta durante la giornata di chiusura dei Giochi Olimpici a Sochi. Per Putin questa mossa è stata un tentativo da parte dell’Occidente di condurre un’incursione in quello che lui considera un territorio russo e, pertanto, il presidente russo ha subito risposto annettendo la Crimea e sostenendo l’insorgenza pro Russia nell’Ucraina orientale.

Si è preso beffa delle sanzioni occidentali, che inizialmente hanno preso di mira i membri della sua amministrazione e il suo amico d’affari miliardario, ma il divertimento è finito quando gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno applicato sanzioni finanziarie paralizzanti sulle principali banche nazionali russe e sulle più importanti compagnie energetiche, di fatto proibendo loro di chiedere prestiti ai principali mercati occidentali.

La misura adottata ha privato le banche e le compagnie di rifinanziare i propri debiti, che ammontano a più di 600 miliardi di dollari. Di colpo è aumentata la pressione sul rublo.

Inversione delle fortune del petrolio

Per di più, oltre alle sanzioni finanziarie occidentali, la Russia ha subito un altro colpo: i prezzi del petrolio, che hanno raggiunto i 100 dollari a barile all’inizio dell’anno, in estate sono iniziati a crollare, sottoponendo la valuta russa a una maggiore tensione. Putin sperava che i prezzi sarebbero saliti subito, ma sono continuati a scendere e a scivolare sotto i 60 dollari all’inizio di questo mese in seguito al rifiuto dell’OPEC di ridurre la produzione.

A molti in Russia è venuto il sospetto di un’azione dietro le quinte da parte degli Stati Uniti per incoraggiare l’Arabia Saudita a mantenere alti i livelli di produzione al fine di far scendere i prezzi e colpire la Russia, e lo stesso Putin ha pubblicamente fatto riferimento a questa ipotesi.

Gran parte degli esperti prevedono che i prezzi del greggio rimarranno bassi, peggiorando i problemi della Russia.

Il rublo in caduta libera

Il deprezzamento del rublo è costantemente accelerato in seguito al rifiuto dell’Opec di tagliare la produzione, ma il momento critico si è avuto questa settimana, quando la valuta ha perso più del 30% del suo valore in soli due giorni, raggiungendo i minimi storici di 80 rubli per un dollaro e 100 dollari per un euro nella giornata di martedì. All’inizio dell’anno la valuta russa era a circa 32 rubli a dollaro e 45 a euro.

Il drammatico crollo ha causato il panico generale. Presso gli uffici di cambio di alcune città russe, le persone si sono messe in fila per acquistare euro a tassi che arrivavano fino a 150 rubli per un euro. I funzionari delle banche di tutta la Russia si sono trovati di fronte a una mancanza di liquidità mentre i clienti erano in fila per prelevare i propri depositi bancari.

Putin con le spalle al muro

Il tracollo del rublo comporta un’ulteriore sfida per il potere di Putin. Se non riuscirà a stabilizzare rapidamente la valuta, l’inflazione salirà, con una repentina diffusione di malcontento sociale, erodendo la sua leadership. Tuttavia, i suoi nemici farebbero un grave errore nel gioire del dissesto russo.

Se Putin dovesse trovarsi con le spalle al muro, la sua condotta politica diventerebbe probabilmente ancora più aggressiva ed egli potrebbe essere sempre più impaziente di utilizzare la forza militare per imporsi in Ucraina e altrove al fine di distogliere l’attenzione pubblica dai problemi economici. Una conclamata crisi economica in Russia solleverebbe in tal modo rischi per la stabilità mondiale ad un livello nuovamente pericoloso. È essenziale trovare una rapida soluzione alla crisi ucraina che permetterebbe all’Occidente di alleggerire le sue sanzioni contro la Russia e ridurre la pressione sulla stessa economia russa.

 

Traduzione di Patrizia Stellato

 

 

 

 

 

 

 

 

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