martedì, Ottobre 26

Panettone indigesto per Conte Renzi verso la resa dei conti; PD consapevole che se si rompe non ci sono soluzioni che possano evitare le elezioni che sarebbero un suicidio, una maggioranza litigiosa nella quale nessuno si fida di nessuno

0

Chiude in modo davvero anomalo il 2020; e non è solo per il Covid che impesta il mondo. Una legge fondamentale come quella di Bilancio, passa dalla Camera al Senato praticamente blindata: c’è poco più di una settimana per scongiurare il rischio di esercizio provvisorio. Non ha tutti i torti la capogruppo al Senato di Forza Italia, Anna Maria Bernini: «Il governo dei record negativi ne sta per battere un altro: in questo secolo non era mai capitato, infatti, che la legge di bilancio terminasse la prima lettura la sera del 27 dicembre».

Con molti malumori e mal di pancia, la legge comunque passerà anche a Palazzo Madama. Non conviene neppure a Matteo Renzi forzare troppo la mano. Tuttavia Renzi e amici non lasceranno che Giuseppe Conte digerisca il panettone natalizio in tranquillità. Ci sarà scontro in particolare sulla legge elettorale e la delega per i servizi segreti; sullo sfondo, anche se Renzi nega con vigore, la questione del rimpasto di Governo. Tutti mostrano il viso dell’arme, Conte fa intendere che non ha intenzione di cedere: «La crisi non è nelle mie mani, vado avanti finché c’è la fiducia dei partiti», è il messaggio recapitato alle forze di maggioranza.
L’obiettivo ufficiale di Renzi è costringere Conte ad affrontare e chiudere la verifica di maggioranza iniziata un paio di settimane fa.

Domani il Presidente del Consiglio dovrebbe rimettere tutti i partiti intorno a un tavolo per la messa a punto del documento di spesa del cosiddetto Next Generation Ue, che poi deve approdare in Parlamento. Una corsa contro il tempo, ostacolata anche dal fatto che partiti e Parlamento sono ancora alle prese con la legge di Bilancio; per inciso: una parte consistente del Partito Democratico, guidata dal capodelegazione Dario Franceschini, che chiede di licenziare contemporaneamente piano e struttura di gestione dei fondi. A suo tempo Conte si è prodigato in rassicurazioni, ma la diffidenza di renziani, parte del PD e quasi tutti i ministri, resta. Le proposte avanzate ai primi di dicembre da Conte non hanno convinto. Rumoreggiano anche i presidenti di Regione. Per esempio Stefano Bonaccini, Presidente dell’Emilia Romagna, chiede di mettere «a disposizione della sanità pubblica i 36 miliardi del Mes…se così non sarà, mi aspetto che nel Recovery Fund ci siano le risorse adeguate». Su questo, margini di trattativa e compromesso si possono trovare.

Conte non sembra disposto a cedere sui servizi segreti e appare determinato a mantenere la delega; un braccio di ferro anche per quanto riguarda la legge elettorale e le riforme costituzionali che avrebbero dovuto accompagnare il taglio dei parlamentari. Su questi fronti si registrano le maggiori incognite. Conte, non a torto, diffida di Renzi; Renzi non nasconde di voler silurare Conte; Nicola Zingaretti deve da una parte garantire governabilità, dall’altra guadagnare un «cambio di passo»; e anche questo, nell’entourage di Conte viene interpretato come un invito a farsi da parte.

Insomma, tutti ‘beccano’ tutti. Sarà pure tattica, ma Renzi al ‘Corriere della Sera’ confida che l’esperienza del Conte 2 per lui è da considerare archiviata: «Se volete discutiamo sul dopo».

Lo show down inizia con le ‘osservazionidei renziani alla bozza sul Recovery plan redatta da Palazzo Chigi: una trentina di pagine e un centinaio di obiezioni con le quali si boccia quello che viene definito «un collage di ovvietà senza visione, zeppo di ripetizioni e con paragrafi sbagliati». Un offensiva che troverà un’eco sostanzioso nell’intervento di Renzi al Senato su una Finanziaria che comunque sarà votata per evitare l’esercizio provvisorio. Infine il terzo, finale colpo: «Ai primi giorni di gennaio, quando mi farò carico del coraggio anche per Luigi Di Maio e Zingaretti».
L’ennesimo bluff? Un segnale inequivoco viene, ancora una volta, da Goffredo Bettini, consigliere fidato del segretario PD, e tra i ‘padri’ dell’attuale alleanza con il M5S: «Conte andrà avanti. Non ci sono alternative. Ricordo poi che fino a ora il governo ha lavorato bene. Conte ha un alto gradimento tra gli italiani, nonostante abbia dovuto affrontare emergenze tremende. Le condizioni auspicabili? Nella fase della ricostruzione del Paese occorre una maggioranza più unita, autorevole, salda attorno ad una visione comune. Il Pd da settimane lavora per questo. Il contributo del premier è decisivo».
Segnale chiaro, per Renzi: se Conte cade si vota: «Se si rompe, non si è in grado di ricomporre i cocci. Sarebbe comunque una tragedia, a fronte del dolore grande per la pandemia e l’incertezza economica e occupazionale».

Restano i nodi che chissà come e quando verranno risolti. Sul versante economico, l’incognita è il 2021 dopo la grande crisi dell’anno che se ne va. All’incertezza globale, l’Italia somma una crisi di governo strisciante. Frutto di due debolezze: di Conte da una parte; dei partiti che lo sostengono dall’altra. Per ragioni diverse, Zingaretti, Di MaioRenzi non vedono l’ora di finirla con il Conte-2; peccato che non sappiano cosa e come fare per ildopo’. Brutale nel suo realismo, Bettini ha il pregio di parlare chiaro.
Votare con l’’attuale legge elettorale costituirebbe un massacro certo per Renzi; elezione di parlamentari di fatto designati dalle segreterie di partito. Affermazione del centro-destra. Oggi se il PD e M5S (più la sinistra di Speranza-Fratoianni, i renziani e Azione di Carlo Calenda) andassero ognun per sé, consegnerebbero al centro-destra unito quasi tutti i collegi meridionali. D’altra parte è estremamente improbabile che i partiti dell’attuale maggioranza dopo essersi frantumati in una sciagurata crisi di governo nel pieno dell’emergenza pandemia, possano trovare candidati unitari e credibili. Sono mesi che non riescono a sciogliere il nodo per il sindaco di Roma, figuriamoci per elezioni nazionali.
Un suicidio. Chissà che il 2021 ci riservi anche questo…

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->