lunedì, Settembre 20

Panama raddoppia e parla italiano

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Panama si trova nell’occhio del ciclone e non solo per lo scandalo dei ‘Panama Papers. Dopo sette anni e mezzo di lavori, il ‘raddoppiodel Canale si avvia alla sua inaugurazione operativa, prevista per l’inizio del prossimo luglio. Cento milioni di ore di lavoro e un impiego di ferro quasi venti volte superiore a quello utilizzato a suo tempo per la torre Eiffel. Certo la data inizialmente prevista, il 14 agosto 2014, in occasione del centenario del Canale, è saltata per il duro braccio di ferro tra la Pca (Panama Canal Authority)  e il Gupc (Grupo Unido Por el Canal), il consorzio internazionale che ne ha avuto l’appalto. Controversia sui costi aggiuntivi dell’opera, risolta mediante un laborioso arbitrato nell’agosto 2014, che però ha comportato notevoli ritardi  con  una sostanziale lievitazione dei costi,  alla fine assestatisi sui $ 7.28 miliardi.

Il canale di Panama (o meglio ‘Panamá’, come si dovrebbe correttamente dire) è il punto nodale delle comunicazioni marittime tra Atlantico e Pacifico, attraverso cui passa il 5% del traffico mondiale e dove confluiscono 144 rotte, che connettono 150 Paesi e 1.700 porti in tutto il mondo. Canale artificiale, scavato nella parte più stretta del continente americano e nel punto più basso dell’istmo di Panama,  si dipana, a forma di ‘S’ coricata,  lungo un percorso intervallato da un sistema ‘a doppie chiuse’ (Gatún, Pedro Miguel e Miraflores) e da tre laghi artificiali, atti a far superare gradualmente alle navi il dislivello di 26 metri tra Atlantico e Pacifico, secondo il principio dei vasi comunicanti che ne regolano il funzionamento.
Un vero e proprio monumento di ingegneria idraulica, celebrato come ottava meraviglia del mondo, che ogni anno consente a 14mila navi di evitare il periplo dell’America meridionale,  risparmiando così  ottomila miglia di navigazione.

Un’opera firmata dagli Stati Uniti che ne hanno avuto l’amministrazione diretta fino al 1999, in esito ai trattati Torrjios-Carter del 1977. Ma anche i canali artificiali della navigazione marittima (l’abbiamo visto l’anno scorso con Suez)  si devono adeguare alle nuove esigenze dei traffici marittimi. E Panama ha accettato la sfida. Di qui la necessità del restyling del canale  basato sui seguenti capisaldi: costruzione di due nuovi sistemi di chiuse -una sull’Atlantico, l’altra sul Pacifico- che si aggiungeranno a quelle esistenti, approfondimento del pescaggio per tutto il percorso e allargamento del tratto centrale scavato nella roccia. Si offrirà, così, una linea di traffico aggiuntiva tutta nuova a fianco di quella già esistente, che permetterà di far transitare non solo più navi ma navi più grandi, i mega-portacontainer da 14mila Teus di portata, già denominati ‘post- panamax’, al posto di quelli di soli 4.500 (‘panamax’), oltre alle petroliere da 120mila t a pieno carico.

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