domenica, Settembre 19

Panama-Nicaragua: la 'guerra dei Canali' field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Come è noto, il processo trasferimento dell’asse della crescita economica mondiale dall’Occidente all’Asia conseguente al crollo del Muro di Berlino ha indotto gli Usa a varare un serio ripensamento della propria strategia operativa. Le guerre in Afghanistan – inserire un cuneo tra Cina e Russia – e Iraq – assumere il controllo del petrolio iracheno in previsione di un confronto con Pechino – inscrivibili nella politica muscolare adottata dal governo Bush hanno aperto la strada a programmi di accerchiamento economico-finanziario della Cina, come il Trans-Pacific Partnership (Tpp) e l’ampliamento del Canale di Panama. A differenza dei trattati di libero scambio, quest’ultimo progetto non è stato esaminato sufficientemente dalla stampa internazionale, sebbene abbia assorbito circa 6 miliardi di dollari in poco meno di dieci anni e rappresenti uno dei principali strumenti attraverso cui gli Usa puntano a contrastare l’avanzata economica di Pechino in America Latina.

Nel 2006, qualcosa come 5% del commercio mondiale e il 60% di quello statunitense passava per gli 80 km del Canale, ma questa quota è andata progressivamente calando nonostante la portentosa crescita economica realizzata dai Paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico, tutti rigorosamente dotati di solidi agganci con le metropoli della East coast.

Pm-map

La deludente performance del Canale di Panama è sostanzialmente imputabile alle’obsolescenza delle sue chiuse, in grado di far transitare navi di 294,1 metri di lunghezza, 32,3 di larghezza, 12 di pescaggio e 57,91 dal livello dell’acqua al punto più alto, per un dislocamento medio di 65 mila tonnellate. Il Canale di Panama è così diventato troppo piccolo per le petroliere e navi porta-container di nuova generazione, le quali si sono viste costrette a tracciare rotte alternative con un dispendio di carburante esponenzialmente maggiore o, in maniera più ricorrente, a sbarcare i propri carichi sulla costa occidentale e trasportarli via treno verso la costa orientale. Il che ha inesorabilmente ridimensionato l’importanza del Canale e indotto i suoi gestori a procedere all’ammodernamento.

Grazie ai lavori di adeguamento alle necessità del mercato, questo strategico corso d’acqua sarà in grado di permettere l’attraversamento a navi con a bordo circa 15.000 container, contro i 5.000 che era in grado di sostenere le vecchie chiuse. È stato inoltre scavato un mini-canale parallelo alla via principale per prevenire fastidiosi imbottigliamenti e favorire un rapido smistamento del traffico navale. Si prevede che tali interventi restituiranno al Canale la competitività perduta, poiché accorciando il tragitto Asia-East coast di oltre cinque giorni faranno venir meno la necessità di ricorrere ai costosi treni-merci e di circumnavigare il continente. Recenti stime quantificano i vantaggi dell’ammodernamento in un incremento del 10% del commercio di navi porta-container provenienti dall’Asia e dirette alla costa orientale degli Usa.  Grazie ai lavori di ammodernamento del Canale, Panama ha avuto modo di capitalizzare nel 2012 un tasso di crescita del 10,5%; il più alto di tutta l’America Latina e il quarto a livello mondiale.

Ma non è tutto. L’ampliamento del Canale di Panama ha incanalato un flusso impressionante di investimenti (si parla di oltre 150 miliardi di dollari) volti ad espandere i porti della East coast mediante infrastrutture adatte ad ospitare le navi di moderna fabbricazione, che allo stato attuale possono attraccare solo presso gli scali di Miami, Baltimora e Norfolk.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->