martedì, Maggio 18

Panama, il Canale resta in sospeso field_506ffb1d3dbe2

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Il nuovo anno porta problemi inattesi dal versante atlantico del Canale di Panama. Questa volta, però, non si tratta di navi dalla portata eccessiva per le capacità del celebre passaggio interoceanico, le cosiddette ‘Post-Panamax’, bensì proprio del progetto che avrebbe dovuto risolvere, almeno per un po’ di tempo, questa situazione. Come già riportato su queste pagine, infatti, Panama ha lanciato nel 2006 un progetto che servirà ad ampliare, entro il 2015, il già esistente Canale per renderlo accessibile alle moderne imbarcazioni militari e mercantili di stazza superiore alle cosiddette dimensioni ‘Panamax’. Il consorzio internazionale a cui l’opera era stata affidata ha però annunciato, il I gennaio, che potrebbe interrompere i lavori qualora i costi supplementari sorti negli ultimi tempi non vengano presi a carico nel giro di tre settimane dal Governo di Ricardo Martinelli. Da parte sua, il Presidente panamense non solo ha respinto la minaccia al mittente nel giro di poche ore, ma ha già annunciato di volersi recare in Europa per esporre le proprie ragioni di fronte ai Governi dei Paesi delle società coinvolte, i quali avrebbero, a suo dire, almeno una «responsabilità morale».

Per presentare i propri reclami, Martinelli si recherà perciò a Madrid e Roma, dato che, oltre alla belga Jan de Nul ed alla panamense Constructora Urbana, il consorzio GUPC (Grupo Unidos para el Canal) è partecipato in particolare dall’italiana Impregilo, che ne detiene il 48%, ed è guidato dalla spagnola Sacyr Vallehermoso, presente al 49%. Ma è appunto dal consorzio che sono si sono levate le prime recriminazioni, in quanto gli ostacoli segnalati nell’annuncio di una settimana fa nascerebbero sì da «eventi imprevisti», ma soprattutto da informazioni lacunose da parte dell’Amministrazione nazionale. Questo quadro avrebbe portato, sempre secondo il gruppo internazionale, ad una maggiorazione dei costi pari a circa 1,2 miliardi di euro, ossia la metà delle spese già in preventivo: un aumento insostenibile in assenza di nuovi accordi col Governo panamense. Che, però, non è intenzionato a discutere e, per tramite dell’amministratore dell’Autorità del Canale di Panama (ACP), Jorge Quijano, annuncia che «a prescindere da ogni tipo di pressione, manterremo la nostra richiesta che GUPC rispetti il contratto da loro stessi accettato e firmato».

Tuttavia, neanche il Governo panamense sembra esente da responsabilità: la previsione di spesa presentata a suo tempo da GUPC, che gli aveva fatto vincere il bando, era infatti parsa sin dall’inizio sospettosamente bassa. Secondo alcuni dispacci pubblicati da WikiLeaks ed emersi sulla stampa internazionale già nel dicembre 2010, la stessa Ambasciata degli Stati Uniti aveva cercato in tutti i modi di far vincere il concorso alla statunitense Bechtel, sostenendo in un comunicato classificato che Sacyr non sarebbe riuscita a rispettare i termini dell’appalto. Nell’analisi firmata dall’Ambasciatrice Barbara Stephenson ancora prima degli esiti della selezione, una vittoria dell’impresa spagnola veniva considerata possibile a causa della composizione del giudizio, che anteponeva l’aspetto tecnico a quello finanziario, ma sarebbe stata considerata «sconcertante» (disconcerting). Sacyr, in effetti, «è considerata in bancarotta ed è stata sorretta (propped up) dal Governo spagnolo. Perciò, oltre ad avere forse un progetto non attuabile, una vittoria di Sacyr aggiungerebbe un rischio finanziario alla costruzione delle chiuse». La garanzia di buon adempimento (performance bond) di 50 milioni di dollari presentata dalla società iberica, inoltre, sarebbe stata sostenuta da agenzie di credito governative europee: la spagnola CESCE, la francese COFACE e l’italiana SACE, ottenendo una sorta di garanzia sovrana (sovereign guarantee) che l’avrebbe avvantaggiata rispetto alle concorrenti (la spagnola ACS e, appunto, la statunitense Bechtel) nonostante l’esplicita richiesta da parte dell’ACP di evitare questo tipo di assicurazione, considerata poco utile nella valutazione della ‘salute’ societaria.

L’assegnazione definitiva al gruppo guidato da Sacyr, comunque, non ha impedito che la Casa Bianca seguisse con attenzione gli sviluppi del progetto panamense, al punto che ancora il 25 luglio scorso il Presidente Barack Obama lo collegava al rilancio del mercato del lavoro statunitense durante un discorso a Jacksonville. Per la stessa ragione, a novembre il Vicepresidente Joe Biden si era recato a Panama accompagnato anche dai sindaci di altre tre città portuali. Anche a fronte dei fin qui solo velleitari tentativi di concorrenza annunciati da Nicaragua e Guatemala, la supervisione costante degli Stati Uniti sembrava confermare la primazia dell’infrastruttura panamense ed ora sarà sicuramente funzionale al sostegno della posizione di Martinelli, che ha definito l’ampliamento un’«opera dell’umanità», esprimendo la speranza «che l’opera continui, perché sono molti gli investimenti a livello globale in imbarcazioni e in porti» intrapresi sulla base del progetto del Canale. Insomma, qualora il peso internazionale di Panama non dovesse bastare, i Governi di Spagna e Italia dovranno tener presente che in quest’ambito sono coinvolti anche Paesi più influenti. Che, per di più, già tre anni fa avevano riconosciuto il ruolo dirimente dei primi nell’assegnazione del bando a GUPC.

Forse anche per questa ragione, la Ministra per le Infrastrutture spagnola Ana Pastor ha già comunicato la propria intenzione di voler discutere di persona con Martinelli la settimana prossima a Panama, per trovare quanto prima una soluzione soddisfacente. Il Presidente centroamericano, comunque, venerdì si è già riunito con l’Ambasciatore spagnolo Jesús Silva e col funzionario dell’Ambasciata italiana Massimo Tudini, dichiarando alla fine dell’incontro che «non è un problema diplomatico, bensì imprenditoriale», benché un intervento dei Governi possa essere d’aiuto. È perciò probabile che Pastor giunga a Panama accompagnata dal Segretario spagnolo per la Cooperazione Iberoamericana, Jesús Gracia, e che all’incontro di lunedì con Martinelli sia presente anche il Presidente di Sacyr, Manuel Manrique. Al momento non si segnalano invece decisioni da parte del Governo italiano, probabilmente anche per i particolari rapporti intrattenuti negli ultimi anni tra Roma e Panama.

Come si evince dalle date, infatti, l’interesse italiano nel progetto di ampliamento risalgono al periodo del Governo di Silvio Berlusconi, i cui rapporti personali con Martinelli sono noti. Non solo: l’ex Primo Ministro svolse il ruolo di «vettore inconsapevole» (questa la definizione dei giudici) quando, il 2 agosto 2011, informò l’allora Presidente di Impregilo Massimo Ponzellini della possibilità che Martinelli escludesse l’azienda italiana dall’appalto del Canale per via di interessi in altre operazioni a Panama. Al cuore delle manovre illecite vi sarebbe stato il faccendiere Valter Lavitola, arrestato venti giorni fa proprio per questo tentativo di estorsione ai danni di Impregilo. Non è quindi da escludere che l’attuale silenzio del Governo italiano, nonostante la rilevante partecipazione della società ora detenuta dal Gruppo Salini, sia proprio dovuto a questi recenti sviluppi e alla necessità di muoversi con circospezione.

Questo anche perché la querelle tra Panama e GUPC sta costando già qualcosa a Sacyr e Impregilo almeno dal punto di vista finanziario. Venerdì, la società spagnola perdeva il 6,85% alla Borsa di Madrid a causa dell’annunciata sospensione dei lavori, mentre quella italiana reggeva un po’ meglio a Milano, pur perdendo l’1,56% per la stessa ragione. L’ACP confida ancora in un accordo, benché Quijano sostenga di aver avviato contatti sin da novembre con Zurich America, assicuratrice del progetto, per prevenire casi del genere. La speranza è che non si tratti di un effettivo rischio di insolvenza da parte di Sacyr e soci, i quali seguono anche altri progetti in America Latina e, per quanto riguarda il Canale di Panama, sono giunti ormai al completamento del 70% dei lavori e del 65% delle chiuse. Il dubbio però rimane, così come, probabilmente, il timore che nell’anno del centenario del Canale vada invece in scena una grottesca rivisitazione dello scandalo del 1892.

 

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