lunedì, Settembre 20

Palmieri, giornalista con la muleta Francesco Palmieri: dall'Agenzia Giornalistica Italia a studente toreo, passando per la scrittura di bestseller

0

 Aficionados practicos taurinos

 

«A las cinco de la tarde.
Eran las cinco en punto de la tarde.
Un niño trajo la blanca sábana
a las cinco de la tarde.
Una espuerta de cal ya prevenida
a las cinco de la tarde.
Lo demás era muerte y sólo muerte
a las cinco de la tarde
».

 

Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.

L’atmosfera solenne e sepolcrale evocata da Federico Garcia Lorca per il suo ‘Llanto por Ignàcio Sànchez Mejìas‘ (1935) -Lamento per Ignàcio Sànchez Mejìas– risuona nella mente di chi, rimembrando studi estemporanei (figuriamoci se Lorca ha mai figurato nei programmi delle scuole superiori italiane), si avvicina ad un mondo così lontano dalla nostra tradizione -ma, poi scopriremo, neanche tanto- quale è quello della corrida.

Eppure, nei secoli c’è stato un approccio ondivago in materia, giacché, se la tauromachia fu proibita in Italia con un decreto nel 1940 (e sì che erano tempi di muscoli e prove di virilità!), il brevissimo Governo Berlusconi del 1994 trovò il tempo per cancellare la vecchia normativa e riammettere il combattimento con i tori fra le attività consentite.

La storia racconta radici italiche – non fatevi fuorviare da ‘La Corrida‘ spettacolo tv per dilettanti allo sbaraglio, pièce de résistance prima di Corrado, poi di Gerry Scotti-:  Giulio Cesare lo istituì nel primo secolo a.C. (la testimonianza è di Plinio il Vecchio); nel XIII secolo se ne svolgevano a Roma, in Piazza Navona, specie in tempi carnevaleschi; qualche Papa proibì la sfida uomo/toro, qualche altro ne fu appassionato (ad esempio, Leone X, che assisté ad una corrida de toros il Lunedì grasso del 1519, in una location inverosimile: Piazza San Pietro). Il primo giugno 1780, nell’attuale Piazza Augusto Imperatore fu inaugurata una vera e propria Plaza de Toros, del diametro di 89 metri  -per fare un confronto, il Colosseo è circa 100 metri in più-  fatta costruire e gestita da uno spagnolo, Bernardino del Mata. Fu qui che Johann Wolfgang von Goethe vide la corrida descritta nel suo ‘Viaggio in Italia‘, il 16 luglio 1787.

Sono documentate corride anche a Siena, Firenze e Napoli, dove, nel 1535 e 1536 lo stesso viceré Pedro da Toledo si esibì come matador, in onore della visita dell’Imperatore Carlo V.

E a Napoli vi volevo portare, non per vanità campanilistica, ma perché incontriamo un giornalista d’origine napoletana, Francesco Palmieri, che di lavoro si occupa di Economia all’Agenzia Giornalistica Italia (‘AGI‘) e collabora con la prestigiosa rivista letteraria ‘Nuovi Argomenti’, ma, al di fuori del cosiddetto ‘desk’, è tutto una sorpresa.

Passi che scriva libri di successo (capita anche ad altri Colleghi), in particolare suo è ‘Il libro napoletano dei morti’, un bestseller Mondadori che fa scoprire una Napoli obliata, eppure tragica e trionfante, a cavallo fra l’Unità d’Italia e la Grande Guerra, incarnata nel poeta, commediografo, giornalista e … guappo Ferdinando Russo   –e la scrittura di Francesco vi dà un posto in prima fila nello snodarsi delle vicende di quei tempi: avete mai sentito parlare del Processo Cuocolo?

Tanto di prima fila e così vividamente fedele all’epoca che un entusiasta Roberto Saviano scrisse sul suo profilo Facebook e sui cartelli della Feltrinelli che ‘Il libro napoletano dei morti’ poteva considerarsi un gioiello letterario e una sorta di prequel di Gomorra. (Io devo ancora leggerlo, vi saprò dire)

Passi che Palmieri è altresì maestro di arti marziali, in particolare di kung fu  .ci fa preoccupare che l’attività di deskista culo-di-pietra (non scandalizzatevi, è puro gergo giornalistico!) possa arrugginirlo-  e sa maneggiare bastoni, sciabole e spade cinesi. Nella professione, ve lo assicuro, simili abilità potrebbero tornare anche comode.

Francesco Palmieri, però, ha voluto quadrare il cerchio fra l’armonia della parola scritta, il gesto elegante e mai violento delle arti marziali, spesso confinanti col balletto, ed un’altra disciplina in cui bisogna muoversi con la leggerezza di un danzatore -ma anche la virilità di un gladiatore-: l’arte della corrida. E qui, però, la danza assume una sfumatura un po’ macabra.

Forte di ottime letture  -non si sarà fatto mancare Ernest Hemingway con ‘Morte nel Pomeriggio’ (1932) e il romanzo di Blasco Ibàñez Sangue e Arena’ (1909)-  il giornalista partenopeo ha cercato di passare dalla teoria alla pratica.

Nel 2009, racconta, “ho scritto un libro intitolato ‘Vite pericolose’ (Settimo Sigillo editore) e mi appassionai ai grandi toreri come Manolete, Belmonte, Joselito el Gallo, grandissimo matador, che fu maestro, oltre che cognato proprio di Ignàcio Sànchez Mejìas. L’interessarmi a queste figure mitiche in Spagna e in tutto il mondo ispanico mi spinse a voler capire di più. E lo si può fare solo provando in prima persona la loro arte“.

La passione è diventata pratica a causa di un incontro fatale: “Qualche mese fa ero a Milano, a casa del mio amico Antonio Franchini,  grande scrittore, fra i miei preferiti, della scuderia Marsilio, come me maestro in arti marziali e appassionato dell’arte del toreo. Era a letto con l’influenza e ci siamo intrattenuti guardando video sui più grandi toreri del passato; il che ha rinfocolato la mia passione, pungolandomi a cercare su Internet un corso che mi potesse dare i rudimenti pratici“.

Certo, in Internet si trova di tutto e di più; con la pervicacia del vecchio cronista -ha cominciato a ‘Paese Sera’ e al ‘Giornale di Napoli’-, Francesco Palmieri ha fatto una vera e propria indagine, approdando ad un corso per ‘Aficionados practicos taurinos’, che si svolgeva, nel periodo da lui scelto, in una ganaderia (allevamento dei tori) nei pressi di Siviglia, ma che, essendo itinerante, successivamente si replicherà a giugno, vicino all’Escorial.

I prezzi del corso in sé sono molto abbordabili“, racconta, “l’importante è saper trovare le offerte per viaggio e alloggio. Sotto il profilo ‘didattico’ è necessario impegnarsi per apprendere la tecnica del maneggio della ‘muleta’ (il mitico panno rosso) e avere un po’ di coraggio per affrontare sul campo le vaquillas da allenamento. Si tratta di femmine di 1 o 2 anni, che pesano più di un quintale“.

I corsi sono diretti da un famoso ex torero, Eduardo Davila Miura, “molto conosciuto in Spagna anche perché è una sorta di Niccolò Carosio delle corride in diretta“.

C’erano anche altri italiani fra gli allievi di Davila Miura: “Eravamo complessivamente una ventina di allievi“, narra il neo-torero, “quasi tutti spagnoli, provenienti da ogni angolo del Paese; ma c’era anche una architetta di Brescia, molto frizzante e già esperta, ed una famiglia milanese. In Italia, d’altronde, esistono solo due club di appassionati, entrambi a Milano“.

Pure il matador perde il pelo ma non il vizio e così Francesco Palmieri si è ritrovato a fare anche lì il giornalista: “Sono stato invitato a parlare della mia esperienza a Radio Sevilla Futbal Club“, conferma ridendo, “la radio della squadra di calcio che ha appena vinto l’Europa League. Fra le altre, vi è una rubrica taurina, diretta dal collega Paco Perez. Molti giornali spagnoli, inoltre, pubblicano pagine specializzate nel settore e così esiste una ‘prensa taurina’“.

La domanda maliziosa è sulla punta della lingua: “Ma non le pare di urtare i sentimenti degli animalisti?“.
Da bravo giornalista sofista (Napoli è o non è d’origine greca?) non si lascia sorprendere. “Certo, anche in Spagna ci sono movimenti anti-corrida; ma se essa è stata proibita in Catalogna, è più che altro per motivi nazionalistici, perché così i catalani vogliono rimarcare di non sentirsi spagnoli“.

Il toro ‘bravo’, ovvero quello destinato al combattimento e che il combattimento lo porta impresso nel DNA, per i primi 4 o 5 anni della sua vita fa una vita da pascià, allo stato brado in quegli immensi pascoli adibiti a ganaderias, che, in fondo hanno anche rappresentato una tutela per l’ecosistema spagnolo.
Solo il 5% dei tori va in corrida. E, se l’animale si dimostra particolarmente valoroso, è lo stesso pubblico  -che qualche scrittore ha definito la vera bestia dell’arena; non dimentichiamoci Genny ‘a Carogna e i suoi seguaci o omologhi nelle tifoserie calcistiche italiane-  a chiedere al Presidente della corrida di ‘graziarlo’. Con un atto di misericordia, il toro viene ‘indultato’, gli si medicano le ferite di picca e di banderillas e se ne torna ai suoi pascoli, impiegato come riproduttore.

Intorno alla corrida  -conclude, e qui torna a fare capolino il giornalista economico- “c’è un grosso giro d’affari che crea valore aggiunto. D’altronde, non dimentichiamo che, per produrre carne, il mattatoio porta gli animali a fini ben più crudeli e ignominiose. I ‘toros bravos’ sono animali da combattimento e seguono, in fondo, la loro natura“.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->