sabato, Luglio 24

Palestina: Washington chiama, Ramallah chiamata irrilevante, rifiutata Intervista all’Ambasciatore della Palestina in Italia, Abeer Odeh

0

All’Ambasciata di Palestina in Italia si respira aria tesa, forse di ‘attesa’, e ranghi serrati, dopo l’annuncio, lo scorso martedì 28 gennaio, del ‘piano del secolo’ del Presidente americano Donald Trump.
Abeer Odeh, prima donna palestinese a diventare Ministro dell’Economia palestinese, dallo scorso ottobre alla guida dell’Ambasciata, non è disponibile a entrare nei dettagli del piano’, per il semplice fatto che ilpiano’ “è rifiutato dai palestinesi”.
Alle nostre domande risponde solo in parte, puntualmente, e perfettamente in linea con le poche, dure dichiarazioni che si sono sentite dai vertici palestinesi.
Quella che ci ha rilasciato, però, è un’intervista da leggere molto attentamente, soffermandosi su ogni parola, come attentamente sono state soppesate le domande che abbiamo rivolto.

Ambasciatore, martedì, il Presidente Trump ha ufficializzato quello che lui definisce ‘il piano del secolo’, ovviamente voi qualche anticipazione l’avevate avuta, anche solo dalle monarchie del Golfo e gli altri Paesi arabi, in particolare da Oman, Bahrain e Emirati Arabi Uniti, che hanno partecipato alla stesura di questo piano. Quali sono stati i suoi pensieri e come si è sentita nell’ascoltare quella conferenza stampa?

Indipendentemente da chi abbia partecipato alla sua definizione, la nostra posizione è chiara: questo ‘piano’ è rifiutato dai palestinesi.

Oman, Bahrain e Emirati Arabi Uniti hanno partecipato al lavoro di stesura, e ovviamente, minimo, saranno stati consultati gli altri Paesi arabi, a partire dall’Arabia Saudita. Durante questo lungo iter -sono quasi 3 anni che Trump parla di questo piano- i palestinesi come hanno partecipato ai lavori o come, almeno, sono stati informati, tenuti aggiornati degli sviluppi?

Non abbiamo partecipato e non abbiamo chiesto a nessuno di partecipare al posto nostro.

La Palestina non è stata coinvolta nel lavoro di stesura del piano, ma quanto meno avete dato formale o informale mandato ai Paesi arabi al tavolo di rappresentarvi? Se la risposta è ‘NO’, Le chiedo: ma se questo mandato non c’è stato, con quale autorità questi Paesi si sono seduti al tavolo, sbaglio o hanno rappresentato solo se stessi? E, almeno dal punto di vista formale, diplomatico, non avreste motivo di risentirvi?

Il popolo palestinese è l’unico sovrano per tutto ciò che riguarda lo Stato di Palestina. Non abbiamo mai autorizzato nessuno a parlare o a negoziare per noi.

Il portavoce del Presidente Abu Mazen, Nabil Abu Rudeina, ha dichiarato, prima della presentazione di martedì, che il piano è “una cospirazione volta a minare i diritti del popolo palestinese e a contrastare la creazione di uno Stato di Palestina”. Cospirazione mica solo di USA e Israele? Intendo dire: non sarebbe ora di superare questi ‘slogan’ e dire davvero le cose come stanno? Non sarebbe un segno di maturità politica e diplomatica?

Si tratta effettivamente di un complotto tra gli Stati Uniti e Israele, a beneficio personale dei loro leader.

Se azzardassimo dire che con questo Piano i Paesi arabi hanno, per l’ennesima volta, tradito la Palestina e i palestinesi -dei quali si dicono amici, se non difensori-, sbaglieremmo?

L’unico nemico dello Stato di Palestina è la potenza occupante. L’Amministrazione Trump con questo ‘piano’ si è definitivamente unita a Israele, divenendo complice ufficiale dei suoi crimini e assumendo una posizione di parte nel conflitto.

Da una primissima occhiata ai punti salienti del documento, ci è sembrato assomigliare molto al piano proposto da Clinton a Arafat e Barak, che Arafat rifiutò dicendo, ‘se torno con questa roba mi ammazzano’. Condivide? E quali sono, se davvero ci sono, le somiglianze e le differenze?

Ci sono già state molte iniziative da parte di diversi Paesi. Noi insistiamo sulla nostra posizione, che, in linea con il diritto internazionale e le risoluzioni dell’ONU, prevede i seguenti punti: a) fine dell’occupazione, b) nessun insediamento sulla nostra terra, c) nessuna annessione delle nostre terre, d) Diritto al Ritorno dei rifugiati, e) due popoli e due Stati: lo Stato palestinese sui confini del 1967 con capitale Gerusalemme Est.

In termini di diritto internazionale ci pare che il piano abbia molti punti terribilmente discutibili. Quali sono le criticità di questo piano che tali sono per il diritto internazionale ma che potrebbero essere superate, o forse mitigate, dal dialogo e dal confronto politico e dal lavoro diplomatico?

Rifiutiamo completamente questo “piano”.

Prima ancora che il piano venisse ufficializzato, avete chiesto una riunione d’emergenza dei Ministri degli Esteri della Lega Araba per discutere del piano. Cosa vi aspettate da questa riunione? Davvero pensate che i Paesi che hanno partecipato alla costruzione del piano poi si schierino con voi nel rigettare al mittente il piano?

La riunione della Lega Araba, presieduta dal Presidente Abu Mazen, è prevista per sabato 1 febbraio. Il suo esito si saprà solo in seguito.

Possiamo fare un quadro di chi vi sostiene nel rifiuto di questo piano?

Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e molti Paesi si sono già espressi focalizzandosi sul rispetto del diritto internazionale. Per quanto riguarda i Paesi arabi, le posizioni si chiariranno e saranno rese note dopo l’incontro di sabato.

al-Fath sarebbe pronto discutere con Hamas per una posizione comune, non violenta, su questo piano?

Tutte le forze palestinesi sono unite in questo senso.

Quali saranno le mosse ora dell’Autorità Nazionale Palestinese? Dopo la riunione della Lega Araba, intendo. Siete disponibili almeno a sedervi al tavolo della trattativa?

Lo Stato di Palestina seguirà tutte le vie legali e diplomatiche disponibili per proteggere i diritti nazionali palestinesi e fronteggiare questo piano di aggressione annunciato.

Quale sarebbe la difficoltà a riconoscere Israele come ‘Stato ebraico’ se Israele riconoscesse la Palestina?

Non crediamo che questo sia un conflitto religioso. Si tratta di un conflitto politico.

E’ richiesto di ‘smantellare completamente’ Hamas. Questo non potrebbe comportare gravi divisioni e violenze tra il popolo palestinese?

Non ci occupiamo di ciò che il ‘piano’ presume.

Circa il 30% della Cisgiordania tornerebbe allo Stato ebraico -per farci capire da chi ci legge: la quasi totalità del territorio occupato dalle colonie, illegali per il diritto internazionale-, in cambio di una porzione di territorio al confine con l’Egitto. Ci sembra di poter sintetizzare così: deserto -Negev- in cambio di terra. Vorrebbe, per cortesia, spiegare che significherebbe questo per il popolo della Palestina, molto concretamente, in termini economici e di sviluppo sociale?

Non accettiamo nessuna ulteriore erosione della nostra terra. Ci concentriamo sullo sviluppo della nostra terra, affinché la crescita economica si rifletta sul benessere del nostro popolo.

Quello disegnato da Trump, definito ‘contiguo’, ci pare uno Stato senza confini. La Palestina sarebbe uno Stato enclave, senza collegamento con l’esterno, salvo la frontiera con l’Egitto? Come si può immaginare uno Stato privo di confini?

Ripeto: in termini generali, non ci occupiamo di questo ‘piano’ e delle sue supposizioni.

Trump propone uno ‘Stato smilitarizzato’, che vuol dire? Che non potrebbe difendersi da nessuno in caso di attacco da Paesi nemici? A chi sarebbe affidata la sua difesa? a Israele?

Si tratta di una dichiarazione brutale, che non ha alcuna rilevanza politica o legale. L’annessione è un atto illegale che viola i principi fondamentali del diritto internazionale. In base allo Statuto di Roma, l’annessione si considera un crimine di guerra. L’annessione, inoltre, viola lo Statuto delle Nazioni Unite, e questa non è un’opinione.

***

La nostra intervista prevedeva altre domande. L’Ambasciatore non ha risposto perché, “sono domande proiettate a una accettazione del ‘piano’ da parte nostra. Noi il piano lo rifiutiamo, di conseguenza queste domande non hanno ragione di essere, perché rispondendo alle altre abbiamo già dato la nostra risposta”.
Una spiegazione che dice molto, moltissimo, forse non tutto, ma certo, oltre essere diplomaticamente e politicamente assolutamente sostenibile, esprime chiaramente il messaggio che la Palestina intende far passare, rivolgendosi a Washington e al mondo intero, ma soprattutto ai palestinesi: ‘non se ne parla! punto’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->