sabato, Novembre 27

Palestina: un Piano di Pace Energetico per USA e Israele L’Intifada di USA e Israele per l’Oro Nero della Palestina

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Gli ebrei che sono in Europa o in qualsiasi altra parte del mondo, per indicare la loro Terra non dicono ‘giù in Israele’ (per puro orientamento geografico nord-sud), bensì ‘SU in Israele’, perché è considerata la Terra Promessa, e quindi un luogo di elevazione divina.

Sono passati un po’ di anni dal quel 1948 e dalla proclamazione dello Stato di Israele, ma il conflitto Israelo-Palestinese nel 2020 è ancora più vivo e, l’unico passo avanti che si è fatto è quello che i mezzi per combattere sono più moderni.
Una grande Intifada che oggi non smette la sua lotta. Da una parte il popolo Palestinese, rappresentato da Maḥmūd ʿAbbās, conosciuto come Abu Mazen, successore di Yasser Arafat e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) nonché della vecchia Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con parte di Stati Arabi vicini e con l’appoggio dell’Organizzazione para-militare Hamas. Dall’altra la terra di Israele con oggi a capo Benjamin Netanyahu e, se possiamo dirlo ma ne è grande evidenza, gli Stati Uniti d’America.

Cerchiamo di dare però una chiave di lettura su quello che sta succedendo in questa parte di mondo. Quale reazione nascendo da parte della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, Territori Palestinesi occupati e zone storiche della Palestina. Quello che succede nella così detta West Bank con il Governo di Ramallah.

Come gran parte di Medio Oriente, i territori della Palestina ed Israele hanno sempre rappresentato un forte interesse per le risorse energetiche del sottosuolo, specialmente per la risaputa presenza di gas sia Onshore che, nelle acque internazionali, Offshore, a largo della Striscia di Gaza, con una capienza di miliardi di metri cubi di gas.
In questo contesto l’industria petrolifera europea si è sempre manifestata distante, visto anche le problematiche che esistono in una zona dove l’Autorità Palestinese ed Israele continuano una disputa senza precedenti.

I giacimenti di olio e di gas più grandi ricadono nell’Offshore dell’intero Paese, e la presenza di idrocarburo è potenziale, visto l’area che è perimetrale dai confini israeliani sino al Libano ed a poche miglia da Cipro.

Proprio il Presidente Yasser Arafat, nel 2000, inaugurò il giacimento marino di gas allora in capo alla British Gas Group. Ovviamente, parte di questo gas, a seguito della vittoria di Hamas, nel 2006, è bloccato nel sottosuolo a causa di una forte pressione di Israele sulla ridefinizione di nuove politiche commerciali ed economiche che non alimentino le enormi potenzialità dei palestinesi.

Ma iniziamo con l’analizzare l’Israele energetico oggi cosa rappresenta. Questo Paese, negli anni ‘80, ha scoperto enormi riserve non solo di gas naturale, ma anche di petrolio, riserve sfruttabili per ben 4 miliardi di barili.
Parte dei giacimenti si trova sulla così detta Green Line, la linea che dal 1948 separa formalmente Israele dai territori palestinesi occupati. Quindi, non è chiaro quanta parte della ritrovata ricchezza petrolifera in realtà appartenga a Israele e quale alla Palestina.

Il grande giacimento di interesse si chiama Leviathan, parliamo di gas naturale, si trova a largo della costa d’Israele. È sul fondo del Bacino del Levante, un’area ricca di idrocarburi a circa 130 chilometri a ovest di Haifa, profondità di 1.500 metri. Leviathan è stimata contenga più di 25 trilioni di metri cubi di gas naturale, abbastanza per stabilire la tranquillità energetica d’Israele per i prossimi 30 anni, e potendo incrementare anche parte di esportazione del Paese. Leviathan ha contribuito a far scomparire la dipendenza di Israele dai vicini Stati Arabi per l’approvvigionamento del gas.

Nel 2008 con FederPetroli Italia fummo impegnati proprio sull’analisi delle potenzialità israeliane-palestinesi energetiche. Al tempo erano ancora incerte e da definirsi i Bid-Round internazionali per l’aggiudicazione e lo sfruttamento successivo dei giacimenti sia Onshore che Offshore, oggi, invece, la corsa nella Terra Promessa è agguerrita. Solo Leviathan potrebbe rivelarsi un fattore di svolta per le relazioni fra Israele ed il resto del Medio Oriente, per non parlare di politiche energetiche nei confronti dell’Unione Europea e dell’approvvigionamento dalla Russia, intervenendo sui processi di Gas Naturale Liquefatto (LNG) o GNL.

E’ in progetto un grande gasdotto che colleghi Europa, Bacino del Levante, Cipro e Creta, dove Bruxelles ha già dato il via libera economico. Da questo si può osservare una grande rivoluzione geopolitica mediterranea, dove la preoccupazione della Russia è sotto gli occhi di tutti ed evidenza ne sono il coinvolgimento insieme alla Turchia nel bacino mediterraneo/libico in questi ultimi mesi.

Ma anche le riserve Onshore dell’intero Paese non sono da sottovalutare. Nel 1980, furono scoperti importano giacimenti su terra ferma. Il coinvolgimento nel Paese delle Compagnie Petrolifere americane è quasi assoluto ad oggi. Israele ha campi di olio di scisto con riserve stimate di petrolio non convenzionali di miliardi di barili, pari ad alcuni altri Paesi leader sullo scacchiere mediorientale.

Oggi Donald Trump e Benjamin Netanyahu presentano una soluzione per la Palestina, però, senza la voce dei palestinesi, un Piano di Pace Energetico, stiamo assistendo già a questo tipo di controsenso decisionale e poco strategico in Libia. Gli obiettivi e le richieste israeliane sono sempre più importanti di quelle palestinesi per l’Amministrazione Trump, ma oggi questo non è più possibile.

Una Gerusalemme capitale d’Israele.Dimenticando che Gerusalemme è capitale di tutti. Una città contesa da Musulmani, Ebrei e Cristiani dove confluiscono i culti religiosi mondiali con una suddivisione geometrica delle zone della città, unica al mondo.

La proposta Trump mira esclusivamente alle suddivisioni delle zone territoriali, ma ovviamente la dinamica dei territori è frammentata e non riesce a garantire zone neutre dei passaggi o dei flussi. Il Piano è un segnale evidente che i territori che sono stati inseriti negli 80 punti del processo di pace sono solo a favore dell’appartenenza di considerevoli porzioni della Cisgiordania ad Israele.

Il Piano mira a costituire uno Stato Palestinese senza che i palestinesi abbiano il controllo di tutte le zone dello Stato, un offensivo contradditorio e presa in giro con grandi restrizioni militari per la Striscia di Gaza.

La Terra Promessa è sempre stata di tutti e divisa fra tutti, anche se questa vuole essere una road-map di pace, non sta facendo altro che scatenare sommosse nel Paese, continuando sempre più a delineare azioni di guerra, in una Terra oggi contesa per la ricchezza energetica e le immense riserve di petrolio e gas, nel sottosuolo religioso più famoso al mondo.

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.

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