domenica, Settembre 26

Palestina, tregua bluff Israele denuncia attacco a Rafah e reagisce: 40 morti e 250 feriti

0

gaza bombe

La tregua di tre giorni (72 ore), decisa dopo settimane di braccio di ferro, è durata una manciata di ore. Dalle 8 alle 12.30, meno di cinque ore di formale cessate il fuoco, poi Radio Gerusalemme ha annunciato la ripresa dei combattimenti tra israeliani e palestinesi.

La dinamica «dell’incidente» che ha fatto precipitare gli eventi è confusa, pur avendo gli Usa  immediatamente condannato la «vergognosa violazione del cessate il fuoco da parte palestinese».  «Scioccato e profondamente deluso dagli sviluppi», anche il  Segretario generale Ban ki-Moon, ha condannato nei «termini più forti la violazione della tregua da parte di Hamas», unanime con il Segretario di Stato americano John Kerry che ha invitato la«comunità internazionale a raddoppiare gli sforzi contro iterroristi di Hamas».

Questo l’ordine delle notizie arrivate. Durante lo «stop umanitario», nel sud di Israele sono continuate a risuonare le sirene d’allarme per alcuni colpi di mortaio. Inizialmente Tel Aviv ha incolpato «Hamas e le altre organizzazione terroristiche» di continuare sparare colpi d’artiglieria verso Kerem Shalom, nel sud di Israele, vicino a Rafah.

Nella mattina di “tregua”, Gaza City denunciava un primo bilancio provvisorio di «quattro palestinesi morti e altri 20 feriti a Rafah». Il bombardamento israeliano che sarebbe scattato in risposta ai colpi di mortaio è stata una dura rappresaglia: l’agenzia palestinese ‘Maan’, citando fonti mediche, ha riferito di «40 palestinesi uccisi e 250 feriti nel fuoco d’artiglieria israeliano».

Nella zona, di Rafah, Tel Aviv ha poi accusato i «terroristi di Gaza di aver rapito di un soldato», un ufficiale 23enne di fanteria, mentre le forze israeliane erano in azione «per smantellare un tunnel», alle 9.30 della mattina, dunque durante il regime di tregua. Alte fonti riservare dell’Israeli defence force (IDF) hanno riferito alla stampa che, durante il sequestro, un kamikaze palestinese si sarebbe fatto esplodere vicino a un tunnel. L’Esercito ha poi comunicato che, a Kerem Shalom, «nell’incidente con i terroristi» sarebbero rimasti «uccisi anche due soldati israeliani».

Preso atto del collasso di ogni possibile mediazione, stando a fonti palestinesi dell’autorevole quotidiano governativo egiziano ‘al Ahram’, il Cairo avrebbe deciso di «cancellare» i colloqui in agenda tra israeliani e palestinesi, a poche ore dall’arrivo di una delegazione palestinese unitaria (Fatah, gli altri componenti dell’OLP, Hamas e Jihad islamica).

Secondo altre indiscrezioni dei media, l’appello a entrambe le parti ad inviare i rappresentanti al Cairo sarebbe «sempre valido», ma certo le speranze di raggiungere una nuova intesa sono risibili. Saltata la tregua, l‘escalation delle ostilità è stata immediata. In risposta alla presunta aggressione verso Israele, l’IDF ha pesantemente bombardato Rafah, colpendo anche l’ospedale della cittadina, con il bilancio di morti e feriti drammatico.

Per mettersi in salvo, gli abitanti della zona hanno cercato invano di attraversare il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, tenuto chiuso dalle autorità del Cairo. Ripresi gli scontri a Rafah, Israele ha chiuso anche il valico di Kerem Shalom, dal quale passano tutti trasporti di beni verso la Striscia.

«Hamas ha pagato, e altri pagheranno, un prezzo pesante. Se non era sufficientemente chiaro prima, il mondo sa ora chi è responsabile della distruzione e dello spargimento di sangue a Gaza» ha attaccato il ;Ministro della Giustizia e capo negoziatore israeliano Tizpi Livni, mentre, inCisgiordania, le forze israeliane uccidevano un 22enne palestinese, reprimendo i disordini eplosi per la guerra.

Tutta la cosiddetta comunità internazionale è impotente ma schierata con Israele.  A Bruxelles (UE) c’è  «rammarico» per il fallimento della tregua. La Casa Bianca ha espresso «grande preoccupazione per la barbara violazione del cessate il fuoco umanitario». «Di fronte alla violazione della tregua umanitaria tutti, anche Israele, hanno il dovere di proteggere le vite di civili innocenti», hanno aggiunto timidamente gli uffici di Barack Obama.

Kerry, in  contatto costante con il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, le autorità palestinesi e i vertici dell’onu, Kerry è stato più netto nel difendere Tel Aviv: «Hamas deve liberare immediatamente il soldato israeliano», ha dichiarato, mentre il Senato americano aumentava all’unanimità le risorse per finanziare Iron Dome, lo scudo anti-missile di Israele.

Prima di chiudersi in un nuovo Gabinetto di sicurezza, Netanyahu ha dichiarato a Kerry che il cessate il fuoco è saltato per la morte dei due soldati israeliani e il rapimento di un terzo da parte di Hamas, che ha confermato la «cattura», contestando tuttavia la versione degli eventi di Tel Aviv: per il braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedim al Qassam, Israele avrebbe penetrato Rafah a tregua già avviata.

Prima del breve cessate il fuoco, per tutta la notte sono continuati gli attacchi israeliani contro Gaza, mietendo altre vittime. Secondo le fonti palestinesi, dall’avvio dell’operazione Margine protettivo, l’8 luglio scorso, i morti sono arrivati a circa 1440: un bilancio più pesante dell’operazione Piombo Fuso, tra il 2008-e il 2009.

In Iraq, la capitale Baghdad è stata scossa da altri attentati a catena, il più grave dei quali nel sobborgo sciita di Sadr City, per bilancio totale di almeno 17 morti e decine di feriti. Nei Paesi arabi, si sono registrati conflitti a fuoco anche in Libia: nelle ultime settimane, il Governo ha contato 214 morti e quasi 1.000 feriti, un vero bollettino di guerra. I confini del Paese sono attraversati da migliaia di stranieri, in fuga verso la Tunisia e l’Egitto per i violenti combattimenti: nonostante ciò, nel week end la Libia vivrà l’insediamento del neo Congresso nazionale (Parlamento) eletto a giugno, nella città di Tobruk, in Cirenaica, non più nella capitale Tripoli.

Ma il fronte di guerra più caldo, dopo la Striscia di Gaza, resta quello europeo tra ucraini e filorussi, nell’Ucraina dell’Est, che allontana l’UE dalla Russia. Nelle ultime 24 ore, almeno 20 persone, tra militari e civili, sono morte nelle autoproclamate Repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, dove è in corso l’operazione antiterrorismo di Kiev con raid aerei e combattimenti a terra, contrastata dalle artiglierie dei ribelli.
Pur nelle ostilità, Kiev e i separatisti avrebbero raggiunto un’intesa per lo scambio di 40 prigionieri (20 ciascuno) e, per la settimana prossima, è in agenda un nuovo vertice tra Ucraina, Mosca e OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).

Nell’ex area di influenza sovietica, sono riesplose tensioni anche nella polveriera del Caucaso, nel Nagorno-Karabakh al confine tra Azerbaijan e Armenia, dove almeno nove soldati azeri -per gli armeni 14- sono rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con le forze di Ierevan.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->