domenica, Ottobre 17

Palestina: sempre più guerra field_506ffb1d3dbe2

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Dabiq

«Abu Mazen deve rompere con gli islamici». Israele non ha tra i suoi obiettivi quello di eliminare Hamas ma di dare un forte messaggio alla dirigenza islamica della Striscia di Gaza perché cessi il lancio di razzi contro la popolazione israeliana. Lo ha affermato l’Ambasciatore israliano in Italia Naor Gilon, il quale ha anche rivolto un appello al Presidente palestinese Abu Mazen perché ponga al più presto fine al Governo d’unità nazionale con Hamas. Dopo 2 giorni di rifiuto, è stato aperto  il valico di Rafah ai feriti palestinesi, una misura -che non trova ancora riscontri concreti sul terreno- definita dall’Ambasciata palestinese al Cairo ‘eccezionale’ e decisa per consentire l’evacuazione in ambulanza almeno di feriti gravi verso gli ospedali del Sinai.

Al terzo giorno di ostilità i raid aerei dello Stato ebraico su Gaza il bilancio si è aggravato portando i numeri ad almeno 80 morti e 550 feriti; inoltre sono stati lanciati 365 razzi, una media di uno ogni 10 minuti, intercettati dal sistema difensivo Iron Dome. Molti diretti verso città distanti fino a 150 km da Gaza e perfino nelle vicinanze dell’impenetrabile centrale nucleare israeliana di Dimona.

Il Premier israeliano, Benyamin Netanyahu, fa sapere oggi che con Hamas «una tregua non è in agenda»; ieri le parole del Presidente israeliano Shimon Peres sono risuonate come un ultimatum: «o si ferma il lancio di razzi da Gaza, o un’operazione di terra, paventata da giorni, diventerà inevitabile». Mentre il Presidente palestinese, Abu Mazen, ha replicato denunciando «un massacro, un genocidio » a Gaza.

Nelle ultime 24, e in particolare durante la notte, il volume di fuoco è stato infernale e irrefrenabile: oltre 322 gli obiettivi che i militari israeliani affermano di aver colpito nel territorio di Gaza: presi di mira postazioni di lancio, tunnel, basi di addestramento, depositi di armi e munizioni, capi militari di Hamas o delle altre fazioni radicali, distrutto il lato palestinese del valico di Eretz. Le sirene sono risuonate di nuovo in mattinata pure a Tel Aviv. Un arsenale, quello dei missili palestinesi, che – accusa Israele – ha ricevuto evidenti aiuti dall’Iran, con vettori in grado di colpire qualsiasi città israeliana, perfino Haifa: 11.500 pezzi, 6.000 dei quali in mano ad Hamas e 5.500 alla Jihad islamica.

Mentre il vice Ministro iraniano degli Esteri, Hossein Amir-Abdollahian, ha riferito che «Israele si pentirà dell’operazione che conduce contro la Striscia di Gaza», il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito a New York. Il rappresentante permanente palestinese all’Onu Riyad Mansour, è intervenuto chiedendo al Segretario generale Ban Ki-moon che «rispetti i suoi doveri e agisca immediatamente per proteggere le vite dei civili, che si perdono ogni minuto che passa».
La Giordania vede riuniti nelle piazza migliaia di manifestanti per protestare contro l’offensiva israeliana mentre dall’Egitto, voci non ufficiali, sostengono che tre dei razzi che sono stati sparati ieri sera verso Israele non sarebbero partiti da Gaza ma dal territorio egiziano.

Intanto, i ribelli iracheni hanno sequestrato del materiale nucleare utilizzato per la ricerca scientifica in un’università nel nord del Paese.
Sono stati inoltre presi quasi 40 kg di composti di uranio dall’Università di Mosul. Nello stesso giorno del furto esce anche il primo numero di ‘Dabiq’, la nuova rivista di 50 pagine a colori in inglese e in arabo del ‘Califfato islamico’ instaurato tra Iraq e Siria dai seguaci del leader qaedista Abu Bakr al Baghadi.

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), dominato dall’Arabia Saudita che guida il blocco dei Paesi sunniti dell’area, ha espresso forte preoccupazione  all’indomani della visita a Riad del presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi. La causa sarebbe la crisi causata dall’offensiva yemenita di ribelli sciiti, che nelle ultime ore hanno consolidato il loro controllo della regione centro-settentrionale di Amran, circa 100 km dalla capitale Sanaa.

Arrivano in questa giornata anche i numeri della guerra siriana. In tre anni il bilancio in Siria ha superato i 170.000 morti, un terzo dei quali civili. A riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiornando il numero delle vittime di tre anni e quattro mesi di conflitto. L’Ong ha spiegato che le morti documentate sono 171.509, di cui 56.495 civili che comprendono ben 9.092 bambini.

In Europa le preoccupazioni sono invece rivolte alla prossima squadra Ue che pare non abbia un numero sufficiente di donne. Tutte le commissarie firmatarie hanno infatti deciso di preparare una lettera da inviare al presidente designato Juncker chiedendogli di dare l’incarico ad almeno 10 donne nella prossima Commissione.

Vladimir Putin, che farà tappa a Cuba per visitare Fidel Castro prima di sostare in Brasile per la finale della coppa del mondo, si unisce al Presidente francese Francois Hollande e alla Cancelliera tedesca Angela Merkel per esortare e fare pressioni sui separatisti in Ucraina per convincerli a negoziare, i tre infatti hanno avuto oggi un nuovo colloquio telefonico. 

Sarebbero almeno 478 i civili uccisi e 1392 i feriti durante l’operazione militare di Kiev contro i secessionisti filorussi nell’est del Paese. All’indomani della visita del ministro degli esteri Federica Mogherini a Kiev e a Mosca per incoraggiare il dialogo politico sulla base della ‘road map’ fissata a Berlino. Il problema é il luogo, Donetsk non offre garanzie di sicurezza per le autorità ucraine tanto che il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin ha proposto addirittura una conferenza via Skype. ”Ma anche questo non va”, ha aggiunto, senza precisare chi è contrario.

Fortissimo intanto l’imbarazzo in Germania dopo la scoperta di due casi di 007 tedeschi che lavoravano al soldo dell’intelligence americana. I l ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha riferito senza mezze misure che «gli Stati Uniti possono solo piangere per una simile idiozia». E’ stato già espulso il primo dei due agenti tedeschi che hanno fornito materiale informativo sul caso Nsagate mentre proseguono le ricerche del secondo. La casa bianca non ha voluto commentare l’accaduto ma ha sottolineato solamente l’importanza della collaborazione tra i due Paesi.

 

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