venerdì, Maggio 7

Palestina, per Hamas è Terza Intifada Nobel per la Pace alla Tunisia. Obama sospende addestramento dei ribelli siriani

0
1 2


Bashar al-Assad non potrà far parte della futura governance del Paese. Nonostante la difesa di Vladimir Putin, i discorsi alle Nazioni Uniti e i tentativi di ammorbidire le posizioni alcuni leader l’Unione Europea ha deciso. Assad dovrà lasciare il potere.  Il provvedimento dei 28 è stato preso a grande maggioranza, mentre non c’è ancora un accordo sulla linea da tenere durante la fase di transizione. E infatti, alcuni Paesi, a cominciare dalla Germania, hanno aperto alla possibilità che l’attuale presidente o suoi rappresentanti si siedano al tavolo per i colloqui di pace. Il dossier siriano sarà sul tavolo della riunione del Consiglio Ue degli Affari esteri di lunedì a Lussemburgo, la prima dopo l’intervento della Russia in Siria. «L’intervento della Russia nel Paese», ha sottolineato un funzionario dell’Ue «è benvenuto da varie parti, sempre che le operazioni militari di Mosca siano dirette contro il terrorismo, e in particolare contro lo Stato islamico e altri gruppi. In questo senso bisogna coordinare gli attacchi e colpire l’Is e gli altri gruppi terroristici».

Intanto, a questi discorsi Assad non bada, impegnato com’è a portare avanti la sua battaglia contro lo Stato Islamico insieme all’alleato di Mosca. Nelle ultime 24 ore, i caccia russi hanno condotto 67 raid, colpendo 60 obiettivi: il bilancio è la morte di 300 militanti, tra cui due comandanti dello Stato islamico. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo, attraverso il vice capo dello Stato maggiore, generale Igor Makuskev, secondo cui tra gli obiettivi colpiti i sono centri per la comunicazione, posti di comando, depositi di carburante e basi di addestramento per i terroristi situati a Raqqa, Latakia, Idlib, Aleppo e Hama. Per l’agenzia ufficiale di Damasco, Sana, invece, sarebbero oltre 100 i terroristi uccisi negli ultimi giorni dai bombardamenti governativi. Le fonti hanno confermato che circa 77 terroristi sono stati uccisi o feriti nel corso di una vasta operazione dell’esercito lanciata due giorni fa nel nord della provincia di Hama. Altri 50 sarebbero stati uccisi nella provincia di Aleppo, mentre cercavano di infiltrarsi nella località di al-Breji. Molti terroristi sono stati ammazzati anche nell’area orientale della provincia di Deir Ezzor e in quelle di Daraa, Lattakia e Homs. I bersagli di Assad, però, non sono solo i membri dell’Isis, ma tutti coloro che si ribellano al suo governo, quelli in pratica, finora addestrati dagli Stati Uniti. Il discusso programma, costato 500 milioni di dollari, ha messo in difficoltà Barack Obama, soprattutto dopo l’intervento russo in Siria e allora l’amministrazione Usa ha deciso chiuderlo immediatamente riconoscendone il fallimento. Lo ha riferito il New York Times, citando fonti della stessa amministrazione. La conferma è arrivata, poi, dal segretario alla Difesa, Ash Carter, secondo cui il presidente americano presenterà a breve proposte di modifica al programma. «Sarà lo stesso Obama a parlarne nelle prossime ore» ha aggiunto Carter. Dal dipartimento della Difesa, una fonte sotto anonimato ha spiegato al quotidiano che non verranno più reclutati ribelli da mandare ad addestrare in Giordania, Qatar, Arabia Saudita o Emirati, ma verrà allestito un centro di formazione più piccolo in Turchia, dove un piccolo gruppo di “facilitatori”, per la maggior parte comandanti dei gruppi di opposizione, verranno istruiti su manovre tattiche, per esempio come richiedere bombardamenti.

La svolta libica potrebbe essere a un passo, ma si tiene il fiato sospeso, perché ancora una volta potrebbe saltare l’accordo. L’inviato Onu per la Libia, Bernardino Leon, ha proposto la formazione di un governo di unità nazionale per il Paese dopo mesi di difficili negoziati tra le fazioni rivali. Durante una conferenza stampa svoltasi la notte scorsa in Marocco, Leon ha annunciato che il 55enne Fayez Sarraj, della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, è il candidato proposto per la carica di premier. I vice saranno tre in rappresentanza delle regioni orientale, occidentale e meridionale del Paese e sono stati identificati, per ora, in Ahmed Maiteeq, ex vice premier, e Mussa al-Kouni. Secondo il giornale online Libya Herald, il piano inizialmente presentato è stato modificato per includere sei, e non cinque, membri di un nuovo consiglio presidenziale guidato da Sarraj. «Tutti lavoreranno come una squadra» ha detto Leon da Shirkat, sottolineando che la comunità internazionale fornirà il massimo sostegno al nuovo esecutivo. «Se sostenuto da tutti i libici, questo sarà il miglior governo al mondo» ha ribadito l’inviato Onu.

Ma ora tocca al Parlamento di Tobruk approvare l’accordo ma già ci sono alcuni politici che, apparentemente a titolo personale, sollevano perplessità sul piano Onu. Contestazioni anche dal Congresso generale di Tripoli. «Noi non siamo parte di questo governo. Non significa nulla per noi, non siamo stati consultati» ha detto Abdulsalam Bilashahir. Per Ibrahim Alzaghiat, politico della Camera dei Rappresentanti di Tobruk la scelta di Leon è stata poco saggia «perché la proposta di questo governo porterà alla divisione della Libia». Tre giorni fa l’Assemblea di Tobruk ha approvato un emendamento alla Dichiarazione Costituzionale del 2011 prorogando il suo mandato oltre la scadenza del prossimo 20 ottobre. Soddisfazione per l’annuncio di Leon è arrivata, invece, dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. «Dopo mesi di disordini e incertezza, il segretario generale invita i libici a non sprecare questa opportunità», si legge in un comunicato del suo portavoce.

Anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha espresso soddisfazione per il risultato conseguito nella notte dalle delegazioni delle formazioni libiche. «Si tratta di un’importante tappa del percorso verso l’auspicabile creazione di un governo di unità nazionale» ha detto Gentiloni «ma ora è fondamentale che tutte le parti approvino l’intesa raggiunta» Messaggi di speranza e auguri per la firma del patto sono giunti. «Dal Marocco è giunto un messaggio di responsabilità dei libici che hanno messo l’interesse del loro Paese al primo posto», si legge in una nota del ministero degli Esteri del Cairo. Nonostante l’ottimismo generale, però, ancora non è chiaro se tutto andrà per il verso giusto e se ne dovrà discutere. Proprio per questo l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha deciso di mettere la questione all’ordine del giorno del Consiglio affari esteri che si terrà lunedì a Lussemburgo, così da seguire più da vicino l’attualità. L’Unione Europea si aspetta che tutti le parti in Libia accettino l’accordo e si è detta anche pronta a sostenere e aiutare finanziariamente il nuovo governo di unità Nazionale con una cifra pari a 100 milioni di euro.

Incuranti del freddo, apparentemente non intimoriti dai ghiacci i migranti in fuga dalle guerre aprono una nuova rotta in Occidente. Per evitare il Mediterraneo e anche i Balcani, infatti, i profughi si stanno dirigendo verso la Russia per passare la frontiera con la Norvegia all’altezza del varco di Storskog, ultima fermata prima del Polo Nord, 400 chilometri a nord dal Circolo polare Artico. Un percorso che mercoledì di fronte al Parlamento europeo la Cancelliera tedesca Angela Merkel non ha esitato a definire “sbalorditivo”. Il numero di migranti in quell’area è aumentato drasticamente il mese scorso, quando 420 persone sono transitate da Storskog, 200 delle quali la scorsa settimana. I dati sono stati diffusi dal New York Times che ha citato il funzionario della polizia norvegese cui è affidato il punto di confine, Stein Kristian Hansen. Nel 2014 erano stati solo cinque i richiedenti asilo a passare dal varco russo, quest’anno sono stati, fino a ora, 600, il 78 per cento dei quali siriani. Di fronte ai problemi che l’Europa ha posto di fronte a chi fugge dalle guerre, molti hanno pensato di fare diversamente e infatti già molti rifugiati siriani in Libano hanno iniziato a chiedere il visto russo per seguire questo percorso.

Ai profughi, una volta arrivati in Russia, dove sono tutt’altro che amati, il passaggio in Norvegia costa poche centinaia di dollari, molto meno dei 1.500 dollari che chiedono i trafficanti turchi per portare un profugo in Grecia. «Meglio che via nave», ha spiegato al quotidiano americano Yasir Arslanuk, ingegnere siriano di 55 anni che ha attraversato il confine in bicicletta, insieme alla moglie e ai suoi due figli piccoli. In bicicletta, perché la Russia proibisce l’arrivo a piedi al varco e la Norvegia i passaggi in auto a persone prive di visto. Lo scorso febbraio, all’arrivo in Norvegia dalla Russia del primo gruppo di sei siriani, i richiedenti asilo erano stati trasferiti a Kirkenes e dopo una notte in un albergo stellato con vista mare a spese del governo, erano stati imbarcati su un volo per Oslo, dove le loro richieste sarebbero state esaminate. Ma da settembre, le autorità norvegesi hanno smesso di portare tutti a Oslo e hanno ristrutturato un ex rifugio diventato centro sportivo di Kirkeness trasformandolo in centri di transito. «Stiamo parlando di forse cinquanta persone al giorno che arrivano in uno dei paesi più ricchi del mondo. Dovremmo essere in grado di gestire il flusso», ha commentato la sindaca della città, Cecile Hansen. Ma il flusso cresce di giorno in giorno ed è Hansen ad ammettere che la logistica è molto più difficile di quello che ci si aspettava.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->