martedì, Novembre 30

Palestina, per Hamas è Terza Intifada Nobel per la Pace alla Tunisia. Obama sospende addestramento dei ribelli siriani

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L’hanno soprannominata ‘battaglia per Al-Aqsa’, ma è in effetti una vera e propria guerra che si combatte da giorni nei vicoli della città vecchia di Gerusalemme, così come negli altri territori del West Bank. Sono continuati anche nella notte i combattimenti tra l’esercito israeliano e i giovani palestinesi e ancora si sono registrati morti e feriti tra i cittadini delle zone di Nablus e di Hebron. La spirale di antagonismo ha infiammato velocemente anche Gaza e infatti ai margini settentrionali della striscia si sono contati cinque giovani morti, uccisi dai colpi dei soldati israeliani, e 22 feriti. Secondo quanto riferito dal portavoce militare, gli scontri sono ancora in corso dopo che circa 200 palestinesi si sono avvicinati alla frontiera tirando pietre e facendo rotolare pneumatici incendiati verso le forze di sicurezza. Queste hanno risposto sparando verso i principali istigatori per impedire loro di avanzare e disperdere i manifestanti.

Le tensione sembra destinata ad aumentare, soprattutto dopo che il leader del movimento islamico palestinese Hamas, Ismail Haniyeh, ha esortato ulteriori scontri. «Chiediamo il rafforzamento e l’aumento dell’intifada. È l’unica strada percorribile per giungere alla liberazione» ha detto Haniyeh durante il sermone del venerdì in una moschea di Gaza City. «Gaza adempierà al suo compito nell’intifada a Gerusalemme ed è pronta al confronto» ha aggiunto l’ex premier di Hamas a Gaza. Anni di vessazioni, continui soprusi e violenze stanno sbriciolando quell’equilibrio precario che si stava tentando di mantenere, complice anche la mancanza di un potere forte nel governo di Ramallah. La leadership di Abu Mazen è ormai in crisi e anche il suo discorso alle Nazioni Unite, che si prospettava duro e deciso, si è rivelato blando e privo di efficacia. La delusione del popolo palestinese ha fomentato il disagio sociale e Israele non aspettava altro che affondare la lama nella ferita aperta. Benjamin Netanyahu ha deciso di usare il pugno duro e lo stesso sindaco di Gerusalemme, ieri, ha esortato i suoi cittadini in possesso di porto d’armi a portare con sé la pistola quando sono in strada. Una dichiarazione decisamente provocatoria che rischia di autorizzare implicitamente ancora più violenze.

La rivoluzione dei gelsomini ha vinto. C’è ancora molto da fare, ma per ora la Tunisia può sorridere ed essere orgogliosa di sé stessa, perché un Premio Nobel per la Pace non si vince tutti i giorni. Dopo tante candidature, più meno forti come quella di Angela Merkel o di Papa Francesco, il Comitato del Nobel ha scelto di omaggiare il quartetto per il dialogo nazionale in Tunisia: un riconoscenza per il dialogo quale strumento per la soluzione delle crisi e un messaggio all’intero Medio Oriente, piagato dai conflitti in Libia, Siria, Iraq e Yemen e dalle turbolenze in Egitto. Il comitato norvegese, con questo premio, ha quindi voluto riconoscere il grande lavoro della società civile tunisina per il suo ruolo nella transizione democratica, l’unica storia di successo della Primavera araba di cui Tunisi è stata la culla. Il quartetto è formato da quattro organizzazioni della società civile: il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani. Ed è stato premiato per “il suo decisivo contributo alla costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia: il governo, infatti, ha approvato una nuova carta costituzionale, frutto di mediazione tra partiti molto diversi tra loro e che esclude la sharia; ha isolato
l’estremismo e adesso si pone come un modello per il circostante panorama arabo musulmano.«È una grande gioia e un motivo di orgoglio per la Tunisia, ma anche una speranza per il mondo arabo» ha detto il responsabile dell’Ugtt, il potente sindacato dei lavoratori, che è uno dei componenti del quartetto. Legittimato anche dal ruolo durante la lotta per l’indipendenza e gli anni della dittatura di Ben Ali, l’anziano leader sindacalista, Houcine Abassi, ha sottolineato che è il dialogo il giusto cammino. «Il premio è un messaggio per la nostra regione» ha aggiunto, «perché deponga le armi e si sieda a parlare al tavolo del negoziato».

E le reazioni all’annuncio sono state tutte nella stessa direzione, a cominciare da quella del premier Matteo Renzi, che ha parlato di notizia bellissima per il Mediterraneo. «Indica la via per uscire dalle crisi dalla regione: unità nazionale e democrazia», ha aggiunto l’Alto rappresentante per la politica europea, Federica Mogherini. «Consacra la riuscita della transizione democratica del Paese maghrebino» le ha fatto eco, il presidente francese, Francois Hollande. «Un’ottima notizia, che giunge al momento giusto», come ha sottolineato l’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, «un modello che deve resistere di fronte a sfide immense, a cominciare dall’attacco dell’Isis». Dopo la diffusione della notizia ha commentato anche la presidente dell’associazione imprenditoriale ‘Utica’, un’altra delle componenti del Quartetto del Dialogo nazionale. Wided Bouchamaoui si è detta felice e si è complimentata con il popolo tunisino per il Nobel della Pace.«É stato grazie alla fiducia del popolo tunisino, alla cooperazione dei suoi partiti politici, dei giornalisti e di tutti i tunisini che il Quartetto ha potuto ricevere questo prezioso premio» ha spiegato alla radio locale “Mosaique fm”la Bouchamaoui, a capo dell’Unione tunisina dell’Industria, del Commercio e dell’artigianato. «Grazie a questo premio noi siamo cresciuti e abbiamo permesso alla bandiera tunisina di sventolare la prima volta accanto al premio Nobel», ha affermato ancora Bouchamaoui augurandosi che la Tunisia possa sempre stare in prima fila sulla scena mondiale sulla via del successo”. Felice per il premio anche il deputato Pd di origine tunisina Khalid Chaouki. «Si tratta di un riconoscimento a tutta la società tunisina e alla sua battaglia contro il terrorismo e per la democrazia. La Tunisia, ad oggi, ha dimostrato, grazie alla saggezza dei suoi leader politici e alla fondamentale mediazione di settori importanti della società civile, di essere l’unico Paese in grado di superare in modo positivo le cosiddette primavere arabe» ha detto infine, aggiungendo che ora l’Italia ha il dovere di intensificare ancor di più il sostegno a un Paese vicino che sta vivendo una transizione politica, ma che fatica sotto l’aspetto economico» La notizia del premio è stata accolta con orgoglio dalla popolazione tunisina tant’è che in pochi secondi l’hushtag #NobelPeacePrize è diventato subito uno dei trend topic su Twitter e Facebook.

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