lunedì, Novembre 29

Palestina – Israele, la Terza Intifada? field_506ffbaa4a8d4

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La situazione economica della Palestina è infatti drammatica e la mancanza di prospettive rappresenta il terreno ideale per la crescita di nuove tensioni.
A Gaza la guerra combattuta nell’estate del 2014 ha causato molti problemi, non ultimo l’aumento del tasso di disoccupazione giovanile che ha ormai raggiunto il 60 per cento. Nonostante l’impegno finanziario (oltre 1,5 miliardi di dollari) varato dai Paesi donatori nella Conferenza del Cairo di un anno fa, la ricostruzione nella Striscia, a giudizio delle organizzazioni dell’Onu, stenta a decollare e pochi sono i prodotti edilizi che entrano passando il controllo di Israele. Circa 8.000 persone sono ancora senza tetto, 50 mila vivono in abitazioni di fortuna (prefabbricate, o altro). La politica di separazione tra Gaza  e la Cisgiordania, imposta dal Governo israeliano, ha avuto un impatto devastante sull’economia dell’area: secondo la Banca Mondiale, il Pil corrente di Gaza è crollato di 3,9 miliardi di dollari. Nonostante i bisogni urgenti di ricostruzione dettati dall’ultimo conflitto, il numero di persone impiegate nel settore delle costruzioni, un tempo fiorente, è sceso di oltre il 50% dall’inizio del blocco. La produzione agricola è diminuita del 31% solamente nell’ultimo anno. All’inizio di ottobre la Banca Mondiale ha previsto che nel 2015 l’economia palestinese si contrarrà per il terzo anno consecutivo. Non riuscendo ad avviare un percorso di sviluppo, l’80 per cento della popolazione dipende oggi dagli aiuti internazionali per la propria sopravvivenza.

Sugli ultimi sviluppi pesano anche le vicissitudini della politica e dell’immobilismo della diplomazia. Da un lato abbiamo le divisioni interne, sia sul fronte israeliano che su quello palestinese; dall’altro c’è lo stallo perenne nei colloqui di pace.  Tra il 2013 e il 2014 il Segretario di Stato americano John Kerry ha provato a riavviare delle trattative di pace, ma i suoi tentativi non sono arrivati a niente.

Questa situazione ricorda molto il contesto che si era venuto a creare nel luglio del 2000, due mesi prima della seconda intifada: in quel mese fallirono i cosiddetti colloqui di Camp David avvenuti anche in quel caso con l’intermediazione degli Stati Uniti.

Il sogno di uno Stato palestinese resta un miraggio. Nel frattempo protesta e rabbia serpeggiano, trovando un canale di espressione nei social network. E mentre la stampa interna ed estera si domanda se una nuova intifada sia già iniziata o inizierà presto, in molti trascurano un’indagine sul punto nodale di questi giorni: le cause del malcontento dei palestinesi, che rischiano sempre più di passare in secondo piano.

 

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