venerdì, Settembre 24

Palestina: energia rinnovabile Made in Italy field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


La Fondazione Giovanni Paolo II onlus di Firenze opera da molti anni in Vicino Oriente con una sede strutturata a Betlemme, svolgendo iniziative di carattere sociale e umanitario in Palestina, ma anche in Iraq, Egitto, Siria e Libano, per provvedere ai bisogni della popolazione locale. “Ad un certo punto abbiamo deciso di provare a sviluppare progetti diversi: di ordine economico, sociale e culturale”; uno di questi progetti prevede la realizzazione, in Palestina, di tre impianti pilota di produzione di energia rinnovabile da rifiuti solidi urbani e biomasse agricole, a Betlemme, Dura, Nablus. “Operando nei Territori occupati, ci siamo resi conto che uno dei bisogni fondamentali della popolazione è proprio quello dell’energia”, ci spiega Benito Boschetto, responsabile dei progetti di sviluppo socioeconomico e culturale in Palestina della Fondazione Giovanni Paolo II. “In una zona come quella, sottoposta ad un regime di occupazione, l’energia rappresenta una risorsa strategica, come l’acqua, da usare per fini politici, visto che in entrambi i casi il rubinetto è in mano ad Israele”.

L’idea della Fondazione è quella di creare degli impianti medio-piccoli a diffusione territoriale ampia partendo dal progetto di tre impianti pilota alimentati a biomasse “per cogliere due obiettivi: uno generale, di contribuire all’indipendenza energetica della Palestina; e uno specifico, di diffondere il progetto su tutto il territorio palestinese attraverso un progetto di sponsorizzazione internazionale. Contribuendo inoltre alla pulizia dell’ambiente, che lì è un grosso problema”, prosegue Boschetto.

Lo scopo dei tre siti è, dunque, verificare l’applicabilità di tecnologie di microgenerazione energetica (nell’ordine tra i 100 e i 200 kW) per ottimizzare alcune filiere agroalimentari tipiche locali, migliorando la qualità e la distribuzione dei prodotti. Qualora la resa sia positiva dal punto di vista del funzionamento tecnico e della sostenibilità economica, sarà possibile replicare l’esperienza su tutto il territorio palestinese, avviando così un processo di maggiore autonomia in campo energetico. Inoltre, alimentando l’impianto a rifiuti organici si sottrarrebbe il recapito di una notevole volumetria alle tre discariche (poco o per niente controllate) presenti, rallentando la loro velocità di esaurimento e diminuendo così l’impatto ambientale della loro gestione.

Il progetto, denominato ‘Fonti Energetiche Rinnovabili. Realizzazione di tre impianti pilota nei Territori Palestinesi’, è supportato da uno studio di fattibilità redatto dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Produzione, Territorio, Agroenergia (DiSAA) dell’Università Statale di Milano ed è stato presentato ufficialmente alle autorità locali a Betlemme il 23 gennaio scorso, e poi in un seminario tecnico agli studenti della Bethlehem University il giorno successivo.

Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, Boschetto spiega che al momento la Fondazione è impegnata in una campagna di fundraising per reperire le risorse necessarie. “Secondo gli accordi iniziali con il Ministro dell’Energia della Palestina, questa fase sarebbe stata a carico delle autorità palestinesi, ma a causa di difficoltà riscontrate ce ne stiamo occupando noi. A settembre incontrerò il comitato direttivo del Palestine Development Fund di Betlemme, che è interessato a finanziare il progetto ed eventualmente a trovare altri finanziatori. Il fondo ha già messo a disposizione il terreno su cui sorgerà l’impianto, per cui in quel sito siamo già in una fase avanzata. Per quanto riguarda Dura, il Ministro dell’Energia si è impegnato a ottenere un contributo a fondo perduto da parte di alcuni istituti di credito internazionali nel giro di sei mesi o al massimo un anno. Per l’impianto di Nablus, il Sindaco ha assicurato che il Comune non dovrebbero esserci problemi per provvedere al finanziamento. In tutti e tre i casi, non appena avremo a disposizione le risorse potremo partire con le gare pubbliche per la costruzione degli impianti”. In base all’accordo con l’Università di Milano, il team scientifico che ha redatto lo studio di fattibilità seguirà tutto il processo di realizzazione fino a che gli impianti non entreranno in funzione, “ma è nostra intenzione coinvolgere anche le risorse tecniche locali attingendo alle locali Facoltà d’ingegneria”, aggiunge Boschetto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->