venerdì, Maggio 7

Palestina-Cuba: è storia Il si del Parlamento Europeo per uno Stato palestinese. USA e Cuba verso piene relazioni diplomatiche

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Giornata sicuramente storica quella di oggi per l’Unione Europea, con il Parlamento di Strasburgo che ha approvato con un’ampia maggioranza una risoluzione che sostiene “in linea di principio” uno Stato per i palestinesi. I messaggi da Bruxelles sono inequivocabili: riconoscimento dello Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967, soluzione a due Stati con Gerusalemme capitale, nuovi negoziati di Pace. Il tutto mentre è in preparazione una risoluzione Onu, che potrebbe essere votata già domani, e che chiede entro due anni «una soluzione pacifica, giusta e duratura che soddisfi la visione di due Stati indipendenti».

Ma è dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea che arriva la notizia, con l’annullamento dell’iscrizione di Hamas nella lista dei gruppi terroristici dell’UE per «motivi procedurali». Un provvedimento che considera «elementi esaminati concretamente e decisi dalle autorità nazionali competenti». E anche se l’Unione Europea, tramite il portavoce dell’Alto Rappresentante per la politica estera Maja Kocijancic, precisa come essa sia «una sentenza legale e non una decisione politica» le onde d’urto sono già arrivate in Terra Santa. «L’Europa non ha imparato nulla dall’Olocausto», queste le prime dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha poi aggiunto come la decisione sia un esempio lampante dei pregiudizi europei.

Nel frattempo, sempre più tesi anche i rapporti tra l’Unione Europea e la Turchia, con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che attacca a testa bassa l’Unione europea, affermando che Bruxelles non ha il diritto di dare ad Ankara «lezioni di democrazia». Erdogan risponde così alle critiche arrivate dal Vecchio Continente in seguito alla vasta retata di domenica contro media dell’opposizione, che ha portato all’arresto di 27 persone. Di fronte alle condanne arrivate per il giro di vite nei confronti dei media, Erdogan ha nuovamente invitato l’Ue a «guardarsi allo specchio», in particolare per quello che sta facendo in Egitto e Siria. Delle 27 persone arrestate domenica, diciotto restano sotto custodia a Istanbul. Tra queste, Ekrem Dumanli, direttore dello Zaman, il quotidiano più venduto in Turchia, vicino a Fetullah Gulen, il predicatore islamico auto-esiliatosi negli Usa nel 1999, con il quale da mesi è in corso un duro scontro a distanza con Erdogan fatto di scandali e inchieste giudiziarie.

Si riapre intanto il braccio di ferro diplomatico tra Italia e India sui marò. Il governo italiano si dichiara «deluso e irritato» dopo la decisione della Corte Suprema di New Delhi, che ha respinto le richieste di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e ha richiamato l’ambasciatore in India, Daniele Mancini, per consultazioni. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, durante un’audizione in Parlamento davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, insieme alla collega della Difesa Roberta Pinotti.

Salvatore Girone nei giorni scorsi aveva chiesto alle autorità indiane l’autorizzazione a rientrare in Italia a causa dei disagi subiti dalla famiglia, in particolare dei suoi due figli. Il ministro ha definito “grave” la decisione della Corte suprema indiana che ieri ha respinto le istanze. Istanze, ha ricordato Gentiloni, di «natura umanitaria». Davanti al rifiuto indiano, i due ministri hanno quindi affermato che «l’Italia è pronta a qualsiasi passo» per risolvere la situazione, e il richiamo dell’ambasciatore è solo la prima mossa per concordare quelle successive. La prossima, ha anticipato Gentiloni, potrebbe essere l’apertura di quell’arbitrato internazionale per cui tutto è pronto, ma che era stato “congelato” intravedendo, nei rapporti con il nuovo governo indiano, la possibilità di una soluzione diplomatica con New Delhi.

Il ministro Pinotti ha poi ribadito come «le attuali condizioni di Massimiliano Latorre non possono consentire la sua partenza dall’Italia, dove era rientrato dall’India a metà settembre in seguito a un ictus. Non è ne’ un atto di sfida ne’ una volontà di scontro, ma una serena e ferma presa d’atto di una situazione» ha spiegato Pinotti in sede di replica alle domande dei parlamentari nel corso dell’audizione a Montecitorio delle Commissioni riunite Affari Esteri e Difesa.

Washington e L’Avana avranno presto piene relazioni diplomatiche. Gli Stati Uniti e Cuba daranno il via ad una serie di colloqui per la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi e per ristabilire i rapporti diplomatici dopo decenni di duro confronto. Lo confermano al New York Times fonti dell’amministrazione statunitense dopo la liberazione del contractor Alan P. Gross, detenuto nell’isola dal 2009 con l’accusa di spionaggio. La liberazione di Gross rientra in uno scambio di prigionieri tra Usa e Cuba, in cui le autorità dell’Avana hanno rilasciato anche un agente segreto americano detenuto a Cuba da più di 20 anni. Gli americani, da parte loro, hanno liberato tre 007 cubani arrestati nel 2001 con l’accusa di spionaggio. Le trattative, cominciate con uno scambio di prigionieri, seguiranno con l’apertura delle rappresentanze diplomatiche, un allentamento dell’embargo e la rimozione delle restrizioni sui viaggi. Un risultato raggiunto grazie al coinvolgimento del Vaticano che, secondo il senatore Richard Durbin, ha svolto un ruolo importante nei negoziati, andati avanti per un anno.

Continuano le violenze in Pakistan, dove due esplosioni hanno dilaniato oggi pomeriggio l’esterno di una scuola femminile vicino a Peshawar. L’istituto scolastico preso di mira si trova nella città di Dera Ismail Khan, nella provincia nord-occidentale di Khyber Pakhtunkwa, a qualche centinaia di chilometri da Peshawar dove ieri i talebani hanno massacrato oltre 130 studenti. Dopo la strage di ieri, i talebani pachistani hanno minacciato oggi nuovi attentati come “vendetta” per le operazioni dell’esercito nel nord-ovest, e hanno esortato i civili a evitare scuole e altre sedi militari. Tuttavia, i talebani afghani hanno criticato l’eccidio. Secondo la BBC, il portavoce Zabihullah Mujahid ha dichiarato che «l’emirato islamico è scioccato da quanto avvenuto e condivide il dolore delle famiglie dei bambini uccisi nell’attacco». Il primo ministro pachistano Nawaz Sharif, giunto ieri a Peshawar per coordinare il piano di risposta all’attacco, presiederà oggi in città un vertice di tutti i partiti presenti in Parlamento per concordare una lotta più efficace al terrorismo.

 

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