mercoledì, dicembre 19

Palazzo Chigi: troj(k)ata in arrivo I tre partiti di centro destra devono obbligatoriamente governare insieme se il patto con gli elettori ha ancora un senso

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Cercare di prevedere gli sviluppi della situazione politica italiana è opera defatigante e spesso inutile, come sa in cuor suo ogni commentatore politico che si rispetti, ammesso che ve ne siano ancora in giro. Per gli analisti politici vale la celebre frase di Cicerone, il quale confessava di non riuscire a comprendere come mai due aruspici, interpreti di voli di uccelli e viscere di animali, non scoppiassero a ridere ogni volta che si incontravano, pensando alla stupidità di quanti si fidavano dei loro vaticini.

Eppure è uno di quegli sporchi lavori che qualcuno deve pur fare, e alla bisogna non mi sottrarrò  certamente io, forte di quarant’anni di frequentazioni politiche che non mi hanno insegnato niente. Premetto, in un rigurgito di onestà, che sono soltanto opinioni personali esimenti chiunque voglia dal proseguire la lettura.

Così mi pare che saremo governati da una trojka, termine pessimo che deriva da un tipo di attacco per tre cavalli usato in Russia sia per carrozze che per slitte: i tre quadrupedi sono affiancati, quello di mezzo è attaccato alle stanghe, quelli laterali con semplici tirelli; in genere il cavallo centrale va al trotto e quelli laterali al galoppo. Il numero dispari dei destrieri, che i Romani saggiamente evitavano preferendo o bighe o quadrighe, rende la trojka pressoché impossibile da governare, esigendo un controllo continuo di bestie che per loro natura vogliono tutte primeggiare.

Il paragone è calzante per la nostra crisi di governo, chiedendo scusa alle bestie ovviamente. I tre partiti di centro destra che hanno fatto intravvedere all’elettorato la possibilità di un forte governo alternativo alle melense decisioni della consunta sinistra, devono obbligatoriamente governare insieme se il patto con gli elettori ha ancora un senso. Il perché è facile capirlo. Se restasse fuori una forza politica come per esempio quella di Berlusconi, la maggioranza sarebbe presa fra due fuochi: da una parte il Cavaliere furibondo per la sua esclusione a titolo morale (?!), e dall’altro la sinistra, se riesce a restare sorda al canto delle sirene interne ed esterne, smaniose di partecipare al nuovo tavolo imbandito. Appare evidente che anche tolto un cavallo, la biga risultante non andrebbe da nessuna parte.

I commentatori politici della mia epoca, risalente a un secolo fa, amavano usare detti latini, spesso a sproposito, per camuffare le proprie incertezze, come ‘simul stabunt aut simul cadent’ per dire che le coalizioni sono fragili come castelli di carte da gioco. Paradossalmente poi l’esclusione del Cavaliere, che è diventato quasi simpatico per reazione al suo continuo linciaggio politico e giudiziario, priverebbe la coalizione dell’unica forza (Italia) che ha una seria esperienza di governo. Non è chi non veda che le altre due componenti del centro destra, al di là di esperienze amministrative in qualche comune che si amministra da solo (o non si amministra neanche da solo, tipo Roma), non sanno neanche dove sono i principali ministeri, che cosa sia un direttore generale, che cosa faccia un ufficio legislativo, e dovrebbero lasciarsi condurre per mano come docili scolaretti da tutto quel funzionariato parlamentare su cui hanno sputato veleno per anni.

L’esperienza storica delle trojke, tanto per dirla tutta, non è che sia poi molto confortante.  La trojka recente più nota è stata quella che ha governato brevemente l’URSS nel periodo successivo alla morte di Stalin, composta da: Georgij Maksimilianovič Malenkov, Lavrentiy Beria, e Nikita Sergeevič Chruščёv. Come è andata a finire non c’è bisogno di ricordarlo, con il terzo vincitore e reggitore assoluto dell’Unione. Se poi vogliamo rifarci al quadro storico, trojka è termine anticipato ampiamente dai fragili triumvirati dell’epoca romana repubblicana. Il Primo Triumvirato è il nome che gli storici hanno attribuito all’alleanza politica non ufficiale, nella Roma antica, di Gaio Giulio Cesare, Marco Licinio Crasso, e Gneo Pompeo Magno nel 60 a.C. Anche li, grazie alla collaborazione dei Parti, tutto finì nelle mani di uno solo. Il Secondo Triumvirato è il nome che gli storici danno all’alleanza stipulata il 27 novembre del 43 a.C. tra Ottaviano Augusto, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido. Questa alleanza durò fino al 33 a.C., per dieci anni, ma non venne rinnovata, e anche in questo caso come andò a finire, con il principato assoluto di Ottaviano Augusto, è cosa stranota.

Si conferma il vecchio detto di un noto ingegnere impiantistico degli anni ’60, essere l’unica società possibile quella in numero dispari inferiore a tre. I tempi si allungano, le risse aumentano, i nomi cadono come petali di rose, a sul colle più alto della politica romana un distinto signore che, unico in Italia, parla a bassa voce, spia il volo degli uccelli fra la loggia e la lontana cupola di San Pietro cercando forse quegli auspici che tanto illudevano i suoi precedenti osservatori di secoli fa.

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