mercoledì, Aprile 21

Palazzo Chigi logora Matteo Renzi Effetto-Renzi in via di liquefazione? A picco nei sondaggi, ora anche lui è percepito come un notabile

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Palazzo Chigi ostenta ottimismo. E’ all’insegna dell’ottimismo la visita ufficiale del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in Giappone, che comunque anche quando stringe la mano al Primo Ministro Shinzo Abe, non perde di vista un istante quello che accade nella torrida, sonnolenta Roma politica ansiosa di ‘chiudere per ferie’; all’insegna dell’ottimismo i tweet che martellano i social forum e le Redazioni dei giornali; all’insegna dell’ottimismo i ‘suggerimenti’ sapientemente messi in circolo, per produrre un effetto ‘catena’. Cosa dice Renzi appena sbarca a Tokyo? Che «stiamo cercando di fare il possibile per toglierci di dosso i problemi»; che «facciamo le riforme per tornare ad essere un Paese più semplice»; che «la priorità è un Paese più leggero, tranquillo, e al massimo giovedì prossimo approveremo la riforma della Pubblica Amministrazione, nella quale c’è una norma che fa sì che in 90 giorni si abbia un sì o un no dalla pubblica amministrazione».
Col solito piglio efficientista e di Gulliver che mal sopporta i legacci in cui lo imbrigliano i lillipuziani, Renzi esorta «l’Italia a tornare ad essere l’Italia»; perché «abbiamo bisogno di far sì che l’Italia torni punto di riferimento».

Suona bene, per carità. Ma ragazzi, che significa tornare a essere l’Italia? Quale Italia? per cominciare. Quella del boom anni Cinquanta, quella da bere anni Settanta, quella tangentocratica anni Novanta? E punto di riferimento per chi? per cosa? Non è un voler cercare il pelo nell’uovo; e che si vorrebbe sapere a quale uovo si pensa, a quale tipo di possibile frittata.

Non per una sorta di gufesca vocazione (peraltro, il gufo, nella tradizione fiabesca è quasi sempre rappresentato come animale saggio ed erudito); semplicemente per capire. Perché certamente il Presidente del Consiglio ha ragione quando ricorda, da Tokyo che «sono due milioni e settecentomila i giapponesi che vengono in visita in Italia. Chi fa un viaggio di diecimila chilometri deve essere accolto con la massima attenzione e quindi dobbiamo mettere a posto di più le nostre città: tutti dobbiamo fare di più». Questo, però, è un discorso che può fare anche quando va a Washington, a Madrid, Londra, Berlino, Stoccolma, Seul…E comunque è sempre bene non dimenticare che ‘Verba movent, exempla trahunt’.

Il problema, anzi i problemi, con cui Renzi e il suo giglio magico devono fare, volenti o nolenti, i conti, sono tanti, complessi e complicati; prendiamo, per esempio, la fiducia nei confronti dell’inquilino di palazzo Chigi. Inesorabilmente continua a scendere. I sondaggi demoscopici certificano che Renzi, rispetto agli altri leader europei, è ormai saldamente attestato al quinto posto: è intorno al 35 per cento, la stessa percentuale di quando era ‘solo’ il Sindaco di Firenze e si faceva largo tra i notabili del Partito Democratico. Ora anche lui è percepito come un notabile, del resto i quarant’anni, l’età indicata per la ‘rottamazione’ sono stati compiuti sette mesi fa, l’11 gennaio. I sostenitori dicono che un italiano su tre è con Renzi; i detrattori ribattono: due su tre sono contro di lui. E’ la stessa cosa, ma fa un effetto diverso. Quando varcò la soglia di palazzo Chigi il consenso era del 58 per cento. Subito dopo le elezioni europee era salito al 67 per cento. Bei tempi, quei tempi: si vede che il potere logora anche chi ce l’ha: Alexis Tsipras in Grecia vanta un seguito intorno al 61 per cento; Angela Merkel in Germania raggiunge quota 56 per cento; David Cameron ha con sé il 46 per cento degli inglesi; lo spagnolo Mariano Rajoy raggranella il 36 per cento. Poi, finalmente, arriva Renzi, e dietro di lui solo François Hollande che fa presa solo su un misero 22 per cento di francesi; e badate, sono risultati raccolti dopo l’annuncio del taglio delle tasse sulla prima casa, perché nella rilevazione di qualche settimana prima Renzi era a quota 33 per cento… Lo marcano stretto Beppe Grillo (Movimento 5 Stelle) con il 34 per cento, e il leader della Lega Matteo Salvini, attestato sul 25 per cento. Renzi forse può consolarsi dicendo che il PD, di cui è pur sempre Segretario, si conferma il primo partito, con il 33,5 per cento; arma a doppio taglio: perché oggi il divario tra leader e partito è appena di un punto e mezzo; un anno fa, il divario era di circa venti punti. Effetto-Renzi in via di liquefazione?

S’è detto che Renzi ispira fiducia a 35 italiani su 100. C’è con meno presenza televisiva, meno tweet e ‘beau geste’. Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, per esempio, è apprezzato dal 53 per cento degli italiani; il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, è apprezzato dal 52 per cento; il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e il collega Maurizio Martina, delle Politiche Agricole, sono sul 50 per cento. Pagherà lo scotto d’esser graziosa il Ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi (43 per cento), a pari merito con Andrea Orlando (Giustizia) e Roberta Pinotti (Difesa). Tutti, comunque, sopra Renzi.

‘Morde’ la crisi, la paura del futuro, la sfiducia nella promessa ripresa, un sistema fiscale diabolico… Nel 2014 gli occupati al Sud erano gli stessi del 1977, 5,8 milioni. Lo certifica il Rapporto dell’Associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno (Svimez) del 2015. Testuale: «Tornare indietro ai livelli di quasi quarant’anni fa testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall’altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro».

Le cifre non sono un’opinione: il tasso di disoccupazione arriva nel 2014 al 12,7 per cento in Italia, una ‘media’ tra il 9,5 per cento del Centro Nord e il 20,5 per cento del Sud. Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono aumentati: 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro Nord (133mila), mentre il Sud ne ha persi 45mila. Tra il 2008 e il 2014 delle 811mila persone che hanno perso il posto di lavoro ben 576mila sono residenti nelle regioni meridionali. Sempre Svimez, a proposito dei giovani, scrive di una «frattura senza paragoni in Europa»: il Sud negli anni 2008-2014 «ha perso 622mila posti di lavoro tra gli under 34 (-31,9 per cento) e ne ha guadagnati 239mila negli over 55, con un tasso di disoccupazione under 24 che raggiunge il 56 per cento. Dal 2000 al 2013 il Sud è cresciuto del 13 per cento la metà della Grecia che ha segnato +24 per cento: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6 per cento)».

Svimez non piace? E si prenda allora l’Istat: la disoccupazione aumenta, sale al 12,7 per cento rispetto al 12,5 di maggio. In particolare per i giovani la situazione sta diventando sempre più disastrosa: senza lavoro il 44,2 per cento rispetto al 42,4 di maggio. Arriva poi la Corte dei Conti: dito puntato sui tagli del Governo alla finanza locale, e sull’ormai abnorme pressione fiscale.

Ora potrà essere anche vero quello che Renzi dice ai suoi collaboratori del giglio magico: «Questi rapporti sembrano fatti apposta per crearci problemi». Ma queste cifre, queste ‘cose’, o son vere o son false, non si scappa; e il sapore di verità ce l’hanno. Ad ogni modo, alla fine della fiera, qual è il piano per il Mezzogiorno? La risposta, si promette, la si avrà al termine dei lavori della direzione lampo del PD convocata per le 15 del 7 agosto. Verrà nominato un Ministro per il Mezzogiorno; insistente il nome di Gaetano Quagliariello, esponente del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. Al momento si coniano slogan a presa rapida: «La grande officina per il Sud», auspicata da Del Rio; «la chiara strategia, puntiamo su  agricoltura, turismo, industria specializzata», come si puntualizza da palazzo Chigi… Chi, cosa, come, quando…lo si preciserà dopo, in autunno, ‘dettagli’ che verranno dopo, come la proverbiale intendenza. Motto attribuito sia a Napoleone che a Charles De Gaulle; il primo, come si sa, finito a Sant’Elena; l’altro melanconicamente a Colombey-les-Deux-Eglises, nell’Alta Marna, dopo l’esito di un arrogante referendum perso rovinosamente.

 

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