sabato, Maggio 8

Bangladesh, il Paese da 83 centesimi al giorno Basse paghe nel settore trainante dell'economia locale dove l'IS cerca proseliti e colpisce

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Bangkok – Il Bangladesh, risvegliatosi dopo l’assalto terrorista a Dacca, è nuovamente ferito, devastato e confuso. Come dopo le grandi calamità, che spesso funestano la storia del Paese, come accade dopo eventi luttuosi e violenti legati ad attentati, attacchi e devastazione estremista, come sempre accade dopo eventi luttuosi legati alle condizioni di lavoro imposte da una grande povertà diffusa nella Nazione che diventa così ‘preda’ facile dei desiderata delle multinazionali, specialmente quelle impegnate nel settore del tessile e dell’abbigliamento. I jeans che firmati in Occidente arrivano a costare anche 400 euro al paio, vengono prodotti in una Nazione dove ci sono generalmente paghe intorno a 83 centesimi di euro al giorno. Nel settore tessile, si sa spesso di ragazze e donne praticamente legate al posto di lavoro sette giorni su sette, per 14 ore al giorno per 27 Euro al mese. Cinquecento persone sono morte in sei anni (2006-2012) in vari incidenti e crolli dove (sul posto di lavoro) hanno perso la vita alla fine di un corso esistenziale drammatico ed inumano.

Eventi come il rogo del 26 Novembre 2012, dodici persone arse vive, oppure del giorno prima, con 121 persone bruciate tra le fiamme, il crollo del Rana Plaza del 24 aprile 2013, 1.129 vittime, 2.515 feriti estratti vivi dal palazzo (la più grande tragedia del lavoro avvenuta nel settore tessile a livello mondiale), accendono i fari in modo puntiforme ed occasionale sul proscenio dei media internazionali su questa specie di Purgatorio del Mondo del Lavoro che oggi è ampia parte del Bangladesh.

Tre milioni di persone, in prevalenza donne, lavorano in condizioni di puro sfruttamento nel settore del tessile in Bangladesh, ‘spalmate’ e di fatto rinchiuse in circa 4.550 fabbriche, per dare un dato di raffronto si tenga conto del fatto che nel solo 2011, sono entrati in Italia prodotti d’abbigliamento realizzati in Bangladesh per un controvalore di 670 milioni di euro. E tutto questo poi assume i Marchi di Benetton, Coin, Oviesse, Teddy sul mercato italiano, così come assume le sembianze di tanti altri Marchi nel resto dell’intero Mondo Occidentale.

Attualmente il Bangladesh è il primo competitor della Cina, la quale sta perdendo circa il 5% della quota mondiale nel settore tessile proprio a causa della concorrenza del Bangladesh, il cui fattore guida in questa corsa, è proprio il più basso livello di costo della forza-lavoro, questo vuol dire che la Cina perde annualmente il 30% della quota di mercato tessile a livello mondiale. Ed infatti, oltre alla majors prima elencate, ora si stanno via via accodando anche altri Marchi internazionali quali Tesco, Gap, Inditex (Zara) e H&M.

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