mercoledì, 1 Febbraio
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Padri, figli, il potere e il conflitto di interessi

Per associazione mi viene in mente un altro fortunato rampollo, Giorgio, figlio del Presidente del Censis, Giuseppe de Rita, nominato Segretario Generale dello stesso Istituto. Il padre -tra i fondatori del Censis-, credendo di parlare a dei poveracci, aveva sostenuto (basta andare su internet e leggere tutte le notizie presenti in merito) che non esisteva alcun conflitto, semplicemente il figlio era il migliore. Proprio così.
I nostri figli, invece, sono dei poveri pirla, sebbene potrei dimostrare a De Rita che si sbaglia e che la sua partita l’ha persa. Mi chiedo cosa accadrebbe se un allenatore di calcio pretendesse di arbitrare le partite della sua squadra. Non può accadere, invece accade nel mondo disneyano dell’impossibile plausibile in cui gli alti papaveri ci rammentano che loro sono parenti del Marchese del Grillo e noi siamo, anzi non siamo, quello che il Marchese medesimo ricorda sprezzante.
Lasciamo perdere le parole del padre, davvero infelici e non troppo intelligenti, basterebbe dare un’occhiata alla progressione della carriera del figlio per capire come stanno le cose. Naturalmente De Rita padre, commentando gli annuali rapporti del Censis, non manca mai di farci presenti le intollerabili distorsioni del nostro sistema, generate dal sacrificio del talento dei ragazzi.

Lo stesso incredibile successo, sicuramente farina del suo sacco, bacia Geronimo La Russa, figlio del notissimo Ignazio. Come tutti i padri fatico a pensare che sia più preparato dei suoi coetanei. È solo una questione logistica, diciamo così, dipende da dove ti trovi in un certo momento preciso.

Anche la figlia della professoressa (ed ex Ministro) Elsa Fornero, Silvia Deaglio, non scherza, protagonista di una folgorante carriera proprio nell’università dove insegnano i suoi genitori (Mario Deaglio è il padre). Già questo fatto fa venire voglia di andare oltre, ma non possiamo permetterci querele. La giovane professoressa si difende dicendo che per lei parla il curriculum, anche moltissimi giovani possiedono credenziali ragguardevoli, peccato siano privi giusto di quel piccolo particolare, quel certo non so che, responsabile della differenza tra il tutto e il niente. La contiguità.

Tutte queste persone, e quelle impossibili da elencare per ragioni di spazio, devono sapere che a uccidere il nostro Paese non sono le crisi economiche, ma i loro intollerabili comportamenti antisociali, da cui discende lo scoraggiamento dei nostri giovani, sorpassati da loro coetanei che invece di giocarsi la partita, si siedono in tribuna autorità, tanto loro vincono lo stesso. L’olocausto del talento, e in definitiva del futuro del Paese, è avvenuto per mano di costoro, che intervenendo arbitrariamente sugli eventi sono riuscite a deformare il destino dell’intera collettività.

 

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