venerdì, Ottobre 22

Padre Sisto: 'il libro non morirà'

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Pensavo che il danno in un  libro bruciato fosse irreparabile.  Ma il recupero è totale?

Sì, attraverso un particolare processo di umidificazione e di raffreddamento, che richiede un tempo variabile una settimana o, in caso di ‘malattia’ seria un anno, per il consolidamento  e la restituzione della loro elasticità alle pagine di carta o pergamena bruciate, tanto da poterle sfogliare come foglie di cipolla, senza danneggiare gli inchiostri e con grande perizia procedere al tiraggio….

Mi par di capire che sua metodologia consente di evitare gli errori e i danni che  spesso capitano utilizzando le classiche celle di umidificazione. Ricorda qualche libro importante e raro restaurato?
Sì, tanti, tra questi alcuni volumi rarissimi dell’Archivio di Stato di Milano, libri storici dal 90 al ‘900  dopo Cristo…. altri provenienti dalla biblioteca nazionale di Torino, un importante manoscritto spagnolo che si trovava in condizioni disperate,  volumi danneggiati dall’alluvione,  o anche opere appartenente agli  Zar  di Russia.

L’altro motivo per il quale padre Sisto gode di siffatta fama è il fatto che molti legatori oggi si fanno passare per restauratori. L’esercizio di questa professione richiede una specifica preparazione, attestata dal diploma di maestro artigiano, titolo che alcune scuole private non possono rilasciare. E lui si è  rifiutato di insegnare in scuole private non riconosciute.

Quando è nata questa passione e iniziato la ‘professione’?

Nel ’69, a Pavia, quando l’ordine mi avviò  a seguire i corsi triennali di restauro e di patologia del libro. Avevo già conseguito  sia la laurea  in filosofia che  quella in teologia, ma vista la mia capacità manuale  ritennero che sarei stato utile ai nostri laboratori di restauro. Col tempo e l’esperienza  ho studiato un mio metodo, per il quale  sono invitato a tenere corsi  di restauro in varie parti del mondo: negli ultimi anni sono stato relatore sul tema ad un convegno internazionale svoltosi al Cairo, ho svolto corsi a Buenos Aires e in Cile,  all’Università dei Gesuiti , dove tenni anche una conferenza davanti a 250 persone. Ovunque ho trovato grande interesse per il recupero di libri antichi. Il libro resterà per sempre. La civiltà e la cultura si trasmettono tramite i libri.

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Eppure, in quest’epoca dominata dal web e della comunicazione planetaria virtuale si sente parlare spesso di morte del libro.

In una mia recente conferenza al Cairo ad un simile dubbio risposi: se un virus mi attacca un libro, io questo libro lo recupero, ma se un virus attacca il digitale, perdo tutto. Si restaura un manoscritto virtuale? No. Invece qui, in questo laboratorio, gli esempi di libri antichi dati per perduti e pienamente recuperati, non mancano. Si vuol fare il funerale del libro?

 

Per uno come padre Sisto che trascorre giornate e notti intere a salvare dalla distruzione libri e manoscritti antichi, provenienti da varie parti del mondo, che ama sfogliare, carezzare, curare con amore e professionalità il libro, è una follia sentir parlare di fine del libro scritto e stampato. Del resto, se nel corso dei secoli non ci fosse stata l’opera di salvataggio custodia e trascrizione da parte dei monaci degli antichi testi, dalle devastazioni degli uomini e delle forze della natura, cosa avremmo saputo  delle lontane civiltà da cui proveniamo?
La sua passione per il libro è tale che mi mostra un libriccino in miniatura, di un solo centimetro riprodotto serialmente in 25 copie, copertina in pergamena, con un disegno di Jean Michel  Folon,  Un omaggio al   grande artista scomparso belga nel 2005,  che aveva con Firenze, a cui ha lasciato molte sue opere,  un legame particolare. Il minuscolo libro che padre Sisto ha costruito lo ha donato alla Biblioteca dell’Impruneta.

Incuriosito, chiedo notizie sulla vita che si conduce qui nella Certosa del Galluzzo, sul destino della quale, in passato, era balenata l’idea di cederla a privati.
All’estero, commenta padre Sisto, che non ha certo peli sulla lingua,  “se hanno una pietra di un  certo valore, ci costruiscono un castello intorno per valorizzarla. Qui da noi non sanno  valorizzare  i tesori che hanno. Ci sono stati tentativi di alienazione della Certosa,  ma  non sono  andati in porto. Noi non vogliamo trasformare un monastero in un business. E’ un luogo di culto e tale deve restare,  aprendosi a iniziative che abbiano finalità religiose artistiche e  culturali“.

Le sue parole mi fanno venire in mente che dai sei anni la Compagnia delle Seggiole propone, proprio qui alla Certosa del Galluzzo e, ultimamente anche in quella di Calci di Pisa (che ospita, fra l’altro, il museo di storia naturale),  uno spettacolo  di grande intensità emotiva, dal titolo ‘La voce del silenzio, nel quale lo stesso padre Sisto introduce lo spettatore alla conoscenza della storia del monastero  e gli attori  narrano la  vita monastica dedicata interamente a Dio, nel luogo in cui la comunità viveva osservando il silenzio, il digiuno, la solitudine e la preghiera.

Quanto alla vita che qui si  conduce e che per un cittadino normale potrebbe sembrare durissima, i quattro monaci  rimasti  affrontano con uno spirito di abnegazione che ha qualcosa  di straordinario le incombenze quotidiane relative alla gestione dell’ intero complesso: produrre liquori, seguire e organizzare le visite dei turisti, curare la Biblioteca, pensare alla cucina.  E’ a proposito della mensa che scopro un’ altra attività  di padre Sisto: quella di somelier e di cuoco.
Da giovane, quand’ero alla Certosa di Pavia, scavalcavo il muro e me ne andavo la sera in un ristorante a far pratica di cucina. Ma non era l’unica mi attività ‘esterna’ al monastero: ho fatto anche teatro, recitando con Mastroianni, Raf Vallone e Anna Maria Guarnieri….”  Già da monaco? “Sì, eh allora ero uno spirito ribelle. Come del resto lo erano  i  tre fondatori dell’Ordine“.

Proprio in questi giorni, a questo spirito ribelle e geniale, la cittadina di Vico del Lazio, suo paese natale, gli ha conferito una targa in segno di riconoscenza per quanto fatto in nome della cultura e dei valori dello spirito. Un riconoscimento, fra i tanti, di cui va legittimamente orgoglioso e che lo riporta con la memoria alla sua ormai lontana infanzia,  prima di abbracciare la fede, entrare nell’ordine del benedettini cistercensi nella Certosa di Pavia e poi trasferirsi  -27 anni fa- in quella di Firenze. E da qui, avventurarsi nelle strade del mondo.

Prima di accomiatarmi, padre Sisto mi mostra anche una recente foto, scattata proprio in questo laboratorio,  con i giovani neo laureati che seguono i suoi corsi di patologia del libro, provenienti da varie parti del mondo, dal Messico, dal Brasile, dalla Polonia, dall’Inghilterra.  In questo luogo austero e solenne, gestito da  soli quattro monaci ( all’inizio erano  18), si restituisce la vita ai libri e si insegna ai giovani l’amore per la cultura ed il restauro. Non è poco, considerando lo stato di incertezza che grava sulle stesse Certose e monasteri che, senza la paziente opera dei monaci,  diventerebbero decrepite.
Ma noi resistiamo e guardiamo avanti”, mi dice fiducioso e con lo sguardo intrepido padre Sisto. “Gli anni che porto non li conto….

 

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