venerdì, Maggio 7

Padre Sisto: 'il libro non morirà'

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Arrivando a Firenze dal casello dall’A 1 o dalla superstrada per Siena, fatti pochi chilometri il viaggiatore s’imbatte in una straordinaria visione:  maestosa ed elegante, davanti ai suoi occhi, si erge su di un piccolo colle detto Monte Acuto, la Certosa del Galluzzo. Un’immagine mozzafiato.
Un edificio articolato, simbolo dell’architettura monastica del Trecento, comprendente il palazzo dell’Acciaiuolo,  la chiesa, la sala capitolare, la sagrestia, il refettorio, i chiostri, la pinacoteca, le abitazioni per i monaci e i conversi, le cantine, la foresteria,  una fondazione ove si conservano libri antichi, le officine e i giardini, con una ricca varietà  di erbe che i monaci coltivano e distillano per rifornire di liquori  e prodotti medicinali il loro punto vendita, approdo conclusivo dei visitatori di questo suggestivo complesso religioso, così carico di memorie, capolavori  dell’arte e  di mistero.
Costruita sul modello della grande Chartreuse dell’ordine dei certosini,  distante dalla città in un luogo allora solitario e silenzioso,  questa di Firenze fu edificata a partire dal 1341 dal nobile Niccolò Acciaiuoli, appartenente ad una delle più illustri casate fiorentine (era nato nel 1310 in Val di Pesa).  Amante delle lettere e delle arti, amico del Petrarca e del Boccaccio, Niccolò, per curare  gli affari di famiglia  si era stabilito a Napoli, dove aveva stretto solidi legami con la corte angioina, tanto da ricevere prima il titolo di  cavaliere dal Re Roberto d’Angiò e poi quello prestigioso di Gran  Siniscalco del Regno di Napoli. Ma quando poteva, veniva in ritiro nel suo amato palazzo alla Certosa  dove avrebbe voluto stabilirsi definitivamente, accogliendo giovani da avviare allo studio delle arti liberali. La morte lo colse a Napoli, all’età di 55 anni. Qui, nella Cripta, c’è la sua tomba, insieme a quella di vari altri  membri della sua famiglia.   Nel corso dei secoli il monumentale complesso   ha subito  vari interventi: i  più importanti, consistenti nel suo   ampliamento,  avvennero  nel Cinquecento e nel Settecento.  Ed è stato  teatro di vari eventi: terremoti, pestilenze, occupazioni, in particolare quella  napoleonica (1810) con il conseguente trafugamento di 500 opere, solo in parte recuperate, espropri ed altro ancora. Fra i vari personaggi  che  qui sono stati ospitati, oltre alla straordinaria figura di Niccolò Acciaiuoli, vanno ricordati due Papi (Pio VI, qui tenuto prigioniero nel 1798-99 e Pio VII) e quell’eccezionale  artista che fu il Pontormo, il quale vi  si riparò tra il 1522 e 23 per evitare la peste, periodo nel quale dipinse alcune lunette con scene della ‘Passione‘ e la ‘Cena in Emmaus’, ora agli Uffizi.
La vita di quell’artista irrequieto, il cui realismo anticipò quello caravaggesco, è stata ricostruita anni addietro in un film prodotto dal fiorentino Carlo Quinterio dal titolo ‘Pontormo, un amore eretico‘, protagonista l’attore americano Joe Mantegna.
Quella della Certosa è una storia affascinante, della quale si è appena fatto cenno, ma essa ne racchiude un’altra, calata nella tradizione e nella contemporaneità, che è il motivo per il quale siamo venuti qui, ad incontrare uno dei quattro monaci benedettini cistercensi che curano e mandano avanti l’intero complesso. Si tratta di padre Sisto, restauratore, legatore d’arte e rilegatore di testi antichi e moderni.

Padre Sisto, al secolo Vincenzo Cremonini, da Vico nel Lazio (Frosinone) ci riceve nel suo laboratorio all’interno della Certosa,  fra libri antichi e moderni (lo sguardo  incrocia subito un testo del Guicciardini, di proprietà degli eredi), presse, vasche d’acqua, alambicchi, phon, ferri, ferretti, ferri da stiro, e macchinari  vari, insomma par d’essere nel magico laboratorio di Herry Potter. Ma a rompere simpaticamente l’incanto e gli odori antichi  del luogo e a riportarci alla realtà dei nostri giorni,  c’è un poster della Fiorentina. Padre Sisto precisa subito: “lo ha affisso una mia  giovane allieva,  che gioca nella squadra viola femminile….” Discutete anche di calcio? Chiedo. “Beh, sì, io d’altra parte tifo ….bianconero, quindi si può immaginare!” Certo! Non nascondo la  mia sorpresa, ma padre Sisto, i suoi 77 anni li porta con sorprendente leggerezza e giovanile entusiasmo, chge scopriremo via via.  Del resto, la sua fama lo ha portato a restaurare e ad insegnare patologia del libro ovunque,  tenendo stage nelle Università e nelle biblioteche di  mezzo mondo:  Russia, Argentina, Egitto, Spagna, Cile…

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In Russia ci sono stato dieci anni, a Mosca e a Pietroburgo. Era il decennio ’76-’86, il periodo brezneviano, ero l’unico a cui era consentito andare in giro  con l’abito  da monaco…

E come si è trovato?
Benissimo, accolto con grande affabilità e interesse per il mio lavoro, al Cremlino mi organizzarono anche un incontro col ministro della  Cultura. E là, nella Biblioteca di Pietroburgo che raccoglie 30 milioni di volumi, c’è anche una favolosa sezione italiana, tra cui un prezioso manoscritto di Dante. Là ho restaurato libri importanti ed insegnato a tanti allievi questa arte che richiede conoscenza del libro, della carta, delle pergamene, degli inchiostri e delle loro reazioni all’umidità e ai vari trattamenti. E passione.

E certosina pazienza, aggiungo. 

Noi siamo monaci benedettini cistercensi, ci occupiamo della vita della Certosa dal 1952, ma la pazienza non ci manca, né la capacità di fare qualsiasi lavoro. Del resto il nostro ordine di diritto pontificio, fondato  nel 1098 a Citeaux in Borgogna (Francia), segue le indicazioni di San Benedetto sulla necessità del lavoro manuale.

 

Le sue mani recano i segni di una vita operosa. Ma una domanda è d’obbligo. Quanti sono in Italia i restauratori o le scuole di restauro del libro?

Pochissimi, forse 50 o 60.

Perché fra tutti i vari restauratori importanti biblioteche e istituti pubblici nazionali e internazionali,  anche privati, si rivolgono proprio a padre Sisto? Qual è la sua specificità, ha forse messo a punto un diverso metodo, più risolutivo?

Padre Sisto mi risponde indicando alcune foto affisse alle pareti nelle quali appaiono libri bruciati e libri restaurati: dunque, prima e dopo la cura.
Ecco, vedi,  la ragione di tanto interesse sta nel fatto che il metodo  che ho perfezionato negli anni, consiste nell’adozione di un procedimento che consente il recupero di libri bruciati.

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