sabato, Settembre 18

Pace o guerra? Lanciamo una moneta virtuale image

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Uno dei temi del giorno è quello delle monete virtuali. Il ‘bitcoinè la più famosa di esse, ma non è l’unica. Altre due, per esempio, sono il litecoin e il ripple. Come si distinguono tra loro? Il litecoin è una derivazione del bitcoin (ha solo procedure di transazione più ‘leggere’ e da qui il nome). Il ripple è invece differente e più ambizioso, ma lo vedremo in seguito. Prima proviamo a spiegare cosa è il bitcoin.

La parola ‘bit’ in inglese significa ‘pezzetto’ e rappresenta anche l’unità minima informatica. 8 bit formano un byte, ma oggi si ragiona in Gigabyte, Terabyte, fino ai nuovi – inimmaginabili – yottabyte (numeri di unità informatiche rappresentati da un 10 che ha accanto 24 zeri). Questo per dire che quando ci si muove nel mondo virtuale ogni valore è alterato: è facile passare da sistemi di storage di 10 Terabyte – che è la misura attuale delle principali offerte in cloud – a valori molto più alti o molto più bassi. Le scale di valore nel mondo virtuale non corrispondono a quelle ‘offline’. Se ho una biblioteca di 1000 metri cubi non posso facilmente estenderla ad ospitare 10000 metri cubi di libri, mentre un hard disk da 1 TB può essere più agevolmente esteso, con unità aggiuntive di piccolo ingombro, fino a 10.

Muoversi in questo mondo non è facile, perché appena si cerca di approfondire che cosa sia Bitcoin (è una rete mondiale peer-to-peer simile a quella di Wikileaks, cioè senza sistema centrale di controllo e gestione) si affrontano due grandi ostacoli: quello di reperire informazioni verificabili al 100% e la grande difficoltà di ottenere dichiarazioni e posizioni da parte del sistema bancario.

Abbiamo provato invano a chiedere una posizione all’ABI, mentre un’apertura in prospettiva ci è arrivata dai sindacati dei bancari (ci riserviamo di pubblicare eventuali approfondimenti nei prossimi giorni). Banca Etica non ha una posizione ufficiale sul tema delle ‘monete virtuali’ e non abbiamo ancora ottenuto un’intervista. Abbiamo, infine, chiesto una dichiarazione a BCE sulla posizione che la Banca Centrale Europea ha espresso nel mese di ottobre 2012 con un rapporto e un’analisi sulle monete virtuali. Attendiamo una risposta. Intanto segnaliamo che la conclusione del rapporto BCE dice che non ci si deve preoccupare troppo dei bitcoins, perché le economie movimentate da questa moneta sono ancora troppo piccole.

Il report BCE è un importante punto di partenza, perché è stato pubblicato per aprire l’interlocuzione sul tema delle monete virtuali e sulla domanda se possano rappresentare un rischio o un’opportunità. Il report analizzava i seguenti punti:

–  Le unità bitcoins non sono (NdR: parliamo del 2012) un rischio in termini di stabilità dei prezzi perché non hanno una massa critica sufficiente;

– tendono ad essere instabili ma sono poco collegate all’economia reale, sono poco ‘scambiate’ e non sono accettate in pagamento;

– non sono regolate da autorità pubbliche (però questo espone gli utenti a rischi di credito, liquidità, operatività e legali);

– possono essere un rischio legale per le pubbliche amministrazioni (frodi, criminalità e riciclaggio);

– possono incidere negativamente nella reputazione delle banche centrali se il sistema dovesse crescere notevolmente e nel caso di incidenti imputabili all’assenza delle procedure di controllo delle autorità centrali.

– sono comunque legate al sistema bancario (NdR: per comprare bitcoins devo usare un sistema bancario tradizionale) e in questo modo rendono indispensabile l’attivazione di procedure di monitoraggio e controllo dell’evoluzione del sistema.

La sintesi finale della BCE (invitiamo a leggere tutto il rapporto per una migliore comprensione del tema) è che a fine 2012 non ci si doveva preoccupare perché i bitcoins avvano ancora un mercato piccolo.
L’FBI, invece, li trova interessanti e, trattandosi di un ente investigativo, evidentemente non li ritiene così ‘neutrali’ dato che anche i ‘federali’ hanno stilato un report sui rischi connessi all’anonimato delle transazioni nel network Bitcoin.

Ma che cosa sono i bitcoins? Ops! Non ve l’abbiamo ancora detto. Sono monete virtuali, cioè valori di scambio che possono essere usati per comprare cose e servizi. Vengono ‘create’ (si dice ‘minare’) nella rete di pc connessi secondo le regole dell’omonima piattaforma e che operano direttamente in una rete mondiale, senza un controllo centrale. Il volume delle interazioni tra gli utenti del sistema genera il valore della ‘moneta’. Il bitcoin è, dunque, un valore di scambio, molto oscillante (oggi 5 dicembre 2013 è attorno agli 800 euro, pochi giorni fa era a 200). Tale variabilità rende il bitcoin appetibile per la speculazione e si compra con euro o dollari o altre valute tradizionali in siti come Mt. GoxThe Rock Trading dove si possono fare anche transazioni tra monete virtuali. Altri siti dove acquistare bitcoin sono Bitstamp  o Btc-e e grazie all’inventiva di Thomas Bertani, italiano, i bitcoins si comprano anche su Bitboat con ricariche PostePay (alle Poste o anche nelle ricevitorie Sisal).

Dove si spendono i bitcoin? Dove sono accettati come moneta regolare (per esempio per acquisire i servizi dello studio ingegneristico Ottonodi di Roma o nel sito 12 pietre, che produce manufatti artistici di legno), ma anche -pare sia questione di poco-  in Germania, dove il Governo tedesco ha deciso di accettarli come moneta regolare e dove da luglio c’è una banca, Fidor Bank, che opera anche in bitcoins.
Ma sono sicuri? Secondo chi li ha inventati sì e anche secondo alcuni osservatori del mercato finanziario. I pareri sono articolati e discordi.

Partiamo dalla sicurezza. Citiamo uno degli ambiti culturali di riferimento di questi sistemi: il cypherpunk, che ha ascendenze libertarie e dove l’idea di sfuggire a un controllo centralizzato ha il suo fascino. Ma è importante che se eliminiamo le istituzioni centrali e sostituiamo la loro funzione di garanzia con un sistema crittografato avremo risolto il problema se sia sicuro il bitcoin, almeno secondo l’inventore di Bitmap (Satoshi Nakamoto). 

Risaliamo al lavoro di Wei Dai, un esperto di crittografie che ne ha parlato nel 1998 in un forum tecnico. Per quanto in modo poco chiaro a un lettore non tecnico, sia Wei Dai, sia Nakamoto spiegano perché le crittografie siano il centro della questione. Nakamoto ne parla su Bitcoin (NB: con la ‘b’ maiuscola si fa riferimento alla piattaforma informatica, con la ‘b’ minuscola si fa riferimento alla moneta): «Una versione semplicemente peer-to-peer della moneta elettronica permetterà pagamenti online tra diverse parti senza passare per le istituzioni finanziarie. Le firme digitali sono una parte della soluzione, ma i principali benefici si perdono se una terza parte riconosciuta non dovesse intervenire a evitare meccanismi di spesa doppia delle monete».

Il network degli utenti connessi -vi ricordate Napster?- certifica le transazioni che risultano registrate con sistemi di tracciamento non modificabili. Ogni operazione viene dunque tracciata permanentemente tramite tutti i ‘nodi’ della rete che partecipano al processo. Sarebbe come dire che chi compra un bitcoin lo fa davanti agli occhi virtuali di tutti coloro che fanno parte del circuito via web.

Ok. Diciamo che mi fido e che ignoro gli allarmi dell’FBI sulla questione dell’anonimato. Diciamo anche che alcuni Exchange provvedono a verificare l’identità di chi fa transazioni con loro proprio in vista di un’evoluzione del mercato e dell’antiriciclaggio. E le imposte? Chi accetta il pagamento in bitcoins (Norvegia e altri Paesi del nord Europa, gli USA) stanno pensando a come uscire dalla bizzarra situazione di non poter eventualmente tassare una rendita in bitcoins (comprati magari a 200 e venduti a 800, con un guadagno del 300% netto) magari intestati a un ipotetico MrBean65.

Ma se compro i bitcoin sperando che salgano di valore, poi li posso riconvertire in euro o dollari? Se sì, il sistema può andare a picco per riconversioni di massa. Se no, che sistema è se per spendere bitcoins devo restare in un sistema marginale con poche possibilità di spendere in negozi che accettano la nuova moneta? A queste e altre domande abbiamo ricevuto risposta da Andrea Medri, responsabile amministrativo e finanziario di The Rock Trading, e da Marcello Marini, di Ottonodiche ci hanno dato punti di vista articolati su un argomento del quale non è facile parlare con gli operatori finanziari.

Cominciamo con il parere di Andrea Medri, partner finanziario e amministrativo di TheRockTrading.com insieme a Davide Barbieri (esperto di IT-engineering). I due soci si sono conosciuti su Social Life, dove avevano anche in gestione un’assicurazione (vi ricordate il Linden?) Dopo l’esperienza di Second Life, i due soci di TheRockTrading hanno deciso di aprire una società a Malta, per operare nel mercato delle monete virtuali. Inizialmente era un hobby, ma poi…

Medri ci spieghi come nasce l’idea di operare in monete virtuali. 
La nostra società nasce nel 2007 come un hobby ed è stato così fino metà 2013. Ora la cosa sta diventando sempre più importante e ci stiamo dotando di una struttura anche amministrativa locale, perché la nostra sede è Malta. Abbiamo scelto un Paese europeo fuori da ogni grey o black list, per evitare qualsiasi tipo di obiezione sull’anonimato. Operiamo in monete virtuali, ma non vogliamo generare dubbi. Malta è il Paese europeo nel quale appare meno difficile acquisire le licenze finanziarie di cui abbiamo bisogno per operare nel settore. L’attività è a Malta, ma noi soci siamo entrambi italiani. TheRockTrading è perciò italiana.

Uno dei problemi di questa nuova valuta, a parte la questione dell’identità degli utenti, è quello della sicurezza e di costituire uno spazio per potenziali illegalità
Il primo e vero problema di questa nuova industria è che essendo nuova non è ancora regolamentata dalle normative globali. La BCE nel suo report del 2012 conclude che non è necessario regolamentare le valute virtuali perché sono ancora di piccola dimensione. Non sono stati ancora considerati adeguatamente né i benefici né i problemi di questi sistemi, ma si arriverà a farlo. Negli USA il tema è stato trattato dalla commissione apposita del Senato, che ha analizzato la situazione a fondo, interpellando agenzie e interlocutori. Autorità come FINCEN hanno detto che per ora il risultato è positivo, a patto di controllare il flusso delle transazioni.

…e in merito alla sicurezza?
Il tema è la regolazione. Detto ciò, siamo in una giungla: abbiamo visto improvvisatori, Exchange che sono nati e spariti, hacker e la recente chiusura di Silk Road, che si diceva avrebbe ‘ucciso’ Bitcoin. Invece ha funzionato da grancassa e le transazioni sono addirittura aumentate. Certamente bisogna muoversi con attenzione in questo mondo virtuale.

Secondo tema, da integrare al precedente: la criminalità, i conti anonimi…
Abbiamo aperto la nostra società a Malta e subito le autorità ci hanno chiesto cosa facevamo e le prove di affidabilità. Sfatiamo un mito: la vera criminalità organizzata non usa i bitcoins, semplicemente perché è un mondo troppo ‘piccolo’. Usano il buon vecchio dollaro. Una battuta: se io vado a un Bancomat e prelevo del denaro e poi ne faccio un uso illecito è colpa della banca? No. Allora perché dovrebbe essere colpa diBitcoin se uno usa le monete virtuali per commettere degli illeciti?

(NdR: non potranno mai essere emessi più di 21 milioni di bitcoins, il che limita enormemente la dimensione del fenomeno e secondo noi Bitcoin è un progetto pilota che potrebbe evolversi nel futuro)

Certo, ma se posso comprarli anonimamente non è come intestarmi un conto in banca, con documenti reali… dunque l’anonimato non rassicura sulla legalità del sistema.
I sistemi di cifratura di bitcoin e delle monete virtuali garantiscono una tracciabilità totale delle operazioni. Addirittura sono più tracciabili delle carte di credito. Se si applicano (noi lo facciamo) le norme antiriciclaggio chiedendo documenti di identità e una bolletta intestata per garantire la liceità delle operazioni, abbiamo risolto, applicando una normativa esistente anche se non è imposta da autorità centrali. Siamo dunque in grado di riferire chi opera con noi. Inoltre la cifratura di Bitcoin è fatta in modo che ogni operazione sia tracciabile in rete, attraverso un codice e se le amministrazioni centrali accettassero pagamenti in bitcoins basterebbe rendere i ‘wallet’ (NdR: programmi da installare sul pc che funzionano come ‘portafogli’ virtuali) simili a caselle PEC di posta certificata e avremmo superato il problema. Si può anche creare un registro di chi apre i wallet, il che garantisce la tracciabilità finanziaria. Noi funzioniamo come una SIM italiana, con protocolli interni e verifiche di autorità esterna sulle nostre procedure (registriamo le movimentazioni superiori a 5.000 €, come da antiriciclaggio in vigore).  

Decade l’anonimato, dunque decade uno dei sensi di bitcoin?
No, come ho già detto anche Silk Road doveva portarsi dietro la rovina della moneta, che è ancora in evoluzione. Non è detto che sia un tema chiave. Intanto estenderei il ragionamento a tutte le monete virtuali. La più interessante è Ripple.com che, diversamente da Bitcoin, nata in ambiente libertario, presenta le caratteristiche di una moneta più solida. Nasce in California, con investimenti di Google Ventures. Loro sostengono che l’attuale sistema di movimentazione del denaro – nato in tempi antichi – è arcaico e vetusto e sarà presto sostituito dai sistemi di cui parliamo. I costi dei trasferimenti di moneta scenderanno, i tempi saranno più rapidi e la sicurezza sarà garantita da sistemi open source, sotto gli occhi di tutti. Ripple punta esplicitamente a sostituire il sistema delle banche. Alcuni sostengono che Ripple è costruito dagli stessi sviluppatori di Bitcoin per superare difetti come quello di ‘minare’ le monete (NdR: modi per guadagnare bitcoins entrando nel sistema di monitoraggio delle transazioni) e di operare su terminali veramente minimi. I ripples sono già 100 miliardi e non hanno limite di emissione, come invece hanno i bitcoins. 

Perché le banche non rispondono alle nostre richieste di intervista?
Probabilmente non conoscono bene il campo. Le analisi finanziarie tradizionali, basate su parametri antiquati, sono inutili. Il mercato è nuovo e affascinante, ma imprevedibile.

Non vogliamo indicare qualche difetto in questo mercato così affascinante ma anche un po’ evanescente?
C’è indubbiamente il rischio di una bolla: nessun dubbio. Ma non è la prima e anche le precedenti non hanno azzerato i giochi. Impennate, correzioni forti, stabilizzazioni e ripartenze. Per due o tre volte è già successo. Sono invece dubbioso circa la recente impennata dovuta al mercato cinese. Mi sembra piuttosto strano che improvvisamente così tanti cinesi si siano messi a compiere transazioni in bitcoins (NdR: in due o tre giorni un’impennata del 21% delle transazioni solo dalla Cina). Lo trovo insolito, ma non saprei come leggere il dato.

Se fosse un’operazione ‘guidata’ dagli stessi mercati finanziari nel tentativo di introdursi in un sistema minandolo dall’interno? Fantapolitica?
Non so dare un’opinione. Il mercato cinese è chiuso e difficile e ogni manipolazione appare al contrario molto facile. Tuttavia lo scatto nelle transazioni è sproporzionato. Mi riservo di pensarci. Mi sembrerebbe una mossa più leggibile se fosse partito dal New York Stock Exchange, ma visto che parliamo di Cina, trarre conclusioni non è possibile per ora. Sappiamo che trasferire il denaro dalla Cina è un problema: è regolamentato e limitato. Ci sono interessi da parte loro per il cambio da ripples a bitcoins, poco di più e pochi trasferimenti. Non vedo perché dovrebbero investire tutti insieme, viste le difficoltà di compiere le operazioni. 

 

Chiediamo ora a Marcello Marini, di Ottonodi, di dirci il punto di vista di chi riceve i bitcoins in pagamento.

Marini, la domanda è facile: perché ha deciso di accettarli?
Ho conosciuto i bitcoins su internet, in blog di area libertaria e ho deciso di adottarli perché ho visto molta documentazione anche nei blog economici e politici. Trovo che il sistema Bitcoin sia vicino a un’ottica austriaca dell’economia. In realtà ho deciso di accettare i bitcoin in caso di eventuali commesse internazionali che possono giungere al mio studio di progettazione architettonica e ingegneristica. Poi è anche un’opportunità per promuoversi in un settore promettente, giovane e dinamico e sul Wiki di Bitcoin ci sono gli elenchi delle società che li accettano: siamo specificati come gli unici del nostro settore.  

Dunque è anche un modo di promozione?
Si, ma non solo. In futuro i sistemi di certificazione del trasferimento proprietà potrebbero essere sostituiti da cifrature come quella di Bitcoin. Lo trovo un modello dalle grandi prospettive.

Faccio a lei una domanda su: io ho bitcoin e voglio tornare a euro. È una operazione facile?
Dipende dagli Exchange: bisogna saper scegliere e verificare le fonti di bitcointalk.org dove si capisce quali sono i migliori. Le truffe sono sempre possibili, ma molti non riconvertono in moneta tradizionale. Entrano in Bitcoin per usare un sistema alternativo e attendono l’aumento degli esercizi dove spenderli. Presto gli stati capiranno che li possono tassare, per ora è un modello che mi sembra di grande prospettiva. Io li considero un investimento, anche se ovviamente – secondo qualsiasi norma di attenzione – investo somme ragionevoli e non grandi capitali.

 

Concludiamo l’intervista e questo lungo articolo dicendo che, in sintesi: le monete virtuali stanno prendendo piede e ci vorrà ancora del tempo per servirsene normalmente.

Ancora non si possono spendere facilmente fuori dalla rete e sembra facile cadere in ‘fregature’, ma la Germania sta valutando se accettarli in pagamento delle tasse e l’Università di Nicosia -Cipro- li accetta per le tasse universitarie. Anche Virgin Atlantic accetta bitcoins per comprare i biglietti aerei.

Bitcoin è la prima moneta virtuale totalmente peer-to-peer: condivisione e autogestione nel tentativo di creare un mondo parallelo e alternativo? Ci viene in mente (ma con un brivido) l’immagine conclusiva del film ‘Fight Club’, dove si tenta di far esplodere i grattacieli delle banche con i dati del debito mondiale.

Bitcoin sarà un’esplosione pacifica o una grande fregatura? Aspettiamo fiduciosi di poter raccogliere il punto di vista delle banche.

 

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