sabato, Ottobre 16

Pace armata nel M5S. E su RAI prove generali per il Quirinale? Dalle elezioni amministrative alla giustizia fino all’elezione del Presidente della Repubblica, i prossimi mesi saranno scanditi da appuntamenti della politica reale di apicale importanza. Per ora la 'carne' è tutta e solo sulle nomine RAI

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Una regola non scritta che conoscono molto bene i veterani della politica è questa: ‘Parla chi non sa; chi sa, non parla‘. Da tenere ben a mente nei prossimi mesi, scanditi da ineludibili giri di boa: la pandemia e le sue evoluzioni e varianti; le elezioni amministrative: riguardano Roma e altre importanti città: Bologna, Milano, Napoli, Torino… nonostante le dichiarazioni d’intenti, del centro-destra come del centro-sinistra, ognuno procede per sé, con la dichiarata intenzione di far pesare successi e sconfitte. Ci sono poi i sei referendum per una giustizia più giusta: da sempre cavallo di battaglia del Partito Radicale, Matteo Salvini ha avuto l’intuizione di cavalcarli (da qualche tempo può contare su un ottimo consigliere, il di fatto suocero Denis Verdini, volpone un tempo artefice dei successi di Silvio Berlusconi, ora in ombra per via dei guai giudiziari, ma che non fa certo mancare i suoi ‘consigli’ al fidanzato della figlia). Anche se le informazioni sui referendum sono date con il contagocce, in particolare dalla RAI, in pochi giorni centinaia di migliaia di cittadini si sono affollati a firmare, segno che si tratta di questioni sentite.


La giustizia sarà, nelle prossime settimane, un banco di prova ineludibile: avvisaglie si sono avute con le riforme proposte dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia, il minimo sindacale per poter aderire alle richieste dell’Unione Europea, che a queste e altre riforme ha condizionato l’erogazione dei finanziamenti necessari per uscire dalla crisi economica in cui l’Italia si dibatte. Per queste timide e tuttavia necessarie riforme si è dovuto imporre con tutta la sua autorevolezza il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e, sia pure in modo molto discreto, la moral suasion del Colle. Ciò nonostante, l’ala più oltranzista del Movimento 4 Stelle, quella che cavalca Giuseppe Conte, in aperto antagonismo con Beppe Grillo e Luigi Di Maio, è ben lontana dall’aver sotterrato l’ascia di guerra. E’ uno scontro tutto interno, per la leadership del Movimento: lo scontro tra un Grillo debilitato da vicende familiari note (il presunto stupro in cui è coinvolto il figlio), e un Conte creatura virtuale, imposta all’interno del Movimento da quel Grillo che ora lo vorrebbe incenerire; non bastano certo i maquillage e gli imbellettamenti di un Rocco Casalino; per parafrasare una lucida analisi di Pietro Nenni: pieni di like, urne vuote. Tra i due litiganti gode (poco) Di Maio, paciere di una pace più fragile di quelle che a volte si raggiungono con i terroristi di Hamas.


Altra boa ineludibile: l’elezione del Presidente della Repubblica. Qui, torna più che mai utile l’ammonimento del ‘parla chi non sa, e chi sa non parla’. Anche per il Colle spesso vale quello che accade in occasione dei conclavi: chi entra pontefice, esce cardinale. E’ il caso di Draghi. Tutto può accadere, ma lui per primo più che al Quirinale potrebbe essere interessato a qualche prestigioso incarico in ambito europeo, una volta terminata l’esperienza a palazzo Chigi; peraltro, eleggerlo Presidente della Repubblica significherebbe andare a elezioni politiche anticipate: nessuno è pronto a questo passo, neppure il centro-destra che pure, a detta dei sondaggi, veleggia con il vento in poppa. Cartabia sarebbe un’ottima candidata: solida cultura giuridica; ben vista in ambienti cattolici; una sensibilità particolare per i temi sociali; in più è donna; chissà… A bordo campo, tuttavia, e ben silenziosi, altri candidati: ci spera, per esempio, Dario Franceschini; ma anche Pierferdinando Casini
Questo lo scadenzario della politica reale che non si deve perdere di vista.

Ecco dunque che fa un po’ sorridere l’agitarsi di un Matteo Renzi, sempre più simile a una mosca cocchiera, tal quale la favoletta di Jean de La Fontaine.
Nel Partito Democratico, Enrico Letta appare appannato più di sempre. Abbarbicato in una difesa del disegno di legge De Zan insensibile alle pur fondate critiche, rischia di finire inchiodato a battaglie di principio come il voto ai sedicenni o lo ius soli che questo Parlamento non voterà mai. Si produce nell’infelice e malamente articolata proposta di tassazione dei patrimoni ereditati per creare un vago fondo di aiuto giovanile. Ora di fronte ai 422 licenziamenti arrivati per mail ai dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio non trova di meglio che definirli ‘inaccettabili‘…«Se questo è l’andazzo, dobbiamo rivedere la norma del 30 giungo che pone fine al blocco selettivo dei licenziamenti. Rischia di scalfire la voglia di ricostruzione che si percepisce oggi in Italia. Un problema è anche capire chi siano i datori di lavoro». Chi siano i datori di lavoro, per inciso, lo si sa bene: una multinazionale, che, come in passato molte altre, fanno e disfano a loro piacimento, e se ne fanno un baffo di picchetti, proteste, e scioperi.

C’è poi il famoso dibattitoall’interno del M5S: festoso e festante, Vito Crimi annuncia urbi et orbi che una sorta di intesa tra Grillo e Conte si è raggiunta. Nientemeno che sullo Statuto del Movimento, che certamente è questione cruciale ed è l’assillo di milioni di italiani che avranno passato notti in bianco al pensiero del futuro assetto interno grillino. Un ‘nuovo corso’, viene definito: Conte leader, circondato da una segreteria politica di peso, i cui nomi dovranno avere il benestare di Grillo. Perbacco!
Ecco lo storico annuncio vergato di pugno di Crimi: «Grillo e Conte hanno definito concordemente la nuova struttura di regole del M5S…Il MoVimento si dota di nuovi ed efficaci strumenti proiettando al 2050 i suoi valori identitari e la sua vocazione innovativa. Determinante è stato il contributo scaturito dal lavoro svolto dal comitato dei sette che Grillo e Conte ringraziano. Una chiara e legittimata leadership del MoVimento 5 Stelle costituisce elemento essenziale di stabilità e di tenuta democratica del Paese. Grillo e Conte si sentiranno ancora nei prossimi giorni per definire insieme gli ultimi dettagli e dare avvio alle procedure di indizione delle votazioni». Un puro distillato di politichese prima repubblica; ma non finisce qui. Si apprende che con il nuovo Statuto ci sarà una netta distinzione tra le funzioni di ‘garanzia’ e quelle di ‘azione politica’. Il Presidente sarà «l’unico titolare e responsabile della determinazione e dell’attuazione dell’indirizzo politico del Movimento 5 Stelle», sarà il rappresentante legale del Movimento e il responsabile della comunicazione, e avrà il potere di designare i componenti degli organi elettivi di natura politica, che vengono poi votati dall’Assemblea. Il Garante manterrà inalterate le sue funzioni di garanzia e avrà ancora il potere anche di sfiduciare il presidente del partito, che prima si chiamava capo politico. Al Presidente spetterebbe la designazione dei componenti degli organi elettivi di natura politica, quindi della segreteria politica; tutto ciò, però, è subordinato al benestare del Garante, al quale invece spetta il potere di indicare i candidati agli organi di garanzia (il Comitato di garanzia e il Collegio dei probiviri).
A chi si deve questo capolavoro di non si comprende bene cosa? Più di ogni altro è stato Luigi Di Maio a spendersi affinché Conte e Grillo raggiungessero un accordo, «lavorando in silenzio e non via social»; e ora «dobbiamo rimanere uniti e incidere dentro il governo, per il Movimento inizia un nuovo corso. Conte entra in questa famiglia e sarà più che all’altezza delle sfide che ci apprestiamo ad affrontare».

C’è naturalmente chi non perde di vista la ‘carne’ delle questioni. Una di queste, postazione di potere reale e concreto da sempre, è la RAI. Come sempre d’estate, i nuovi equilibri. E’ una settimana complicata quella che si annuncia. C’è un consiglio di amministrazione da rinnovare. Draghi ha messo a segno due colpi, l’Amministratore Delegato Carlo Fuortes, e la Presidente Marinella Soldi. Ora spetta ai partiti nominare i quattro consiglieri di nomina parlamentare. Quattro poltrone per PD, Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle con due anime: un bel rebus… In queste ore sono in corso frenetiche trattative da parte degli sherpa. Poi verrà il bello: la spartizione delle reti e dei telegiornali. Appetiti voraci e gran lavoro di mandibole. Il tutto rischia di riverberarsi in sede di Commissione parlamentare di vigilanza, che ha l’incarico di ratificare la nomina della Presidente Soldi: quaranta votanti, maggioranza richiesta: ventisette. PD. LEU, Italia Viva, Movimento 5 Stelle hanno diciassette voti; se si contano Casini e Loredana De Petris, si arriva a diciannove. Gli altri otto? Sette ne conta la Lega, sette Forza Italia, due Fratelli d’Italia. Cinque sono del gruppo Misto, per lo più fuoriusciti del M5S, come Gianluigi Paragone, che già annuncia: «Il mio voto non l’avranno». Pezzi di centro-destra e di centro-sinistra si dovranno per forza accordare. Le prove generali per il Quirinale?

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