lunedì, Aprile 12

Pablo Hasel, il rapper ragazzaccio Ecco chi è il rapper che ha scatenato violenze e causato una crisi politica all'interno del governo spagnolo

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Pablo Hasel: un rapper che è riuscito scatenare una crisi all’interno del governo spagnolo, a innescare un dibattito sui limiti della libertà di espressione in Spagna, e manifestazioni a Barcellona e a Madrid che sono sfociate in svariati atti vandalici e scontri con la Polizia. Ecco chi è Pablo.

Il suo vero nome, in realtà, è Pablo Rivadulla Duró, catalano di Lleida, dove è nato 33 anni fa,da una delle famiglie più importanti della borghesia industriale catalana. Suo padre, infatti, è l’uomo d’affari Ignacio Rivadulla, che, tra il resto, è stato principale azionista e Presidente della squadra di calcio Unió Esportiva Lleida dal 2007 al 2010, finito sotto processo per aver lasciato la squadra con 10 milioni di debiti, il nonno era un militare franchista, Andrés Rivadulla Buira. Un ragazzo di pessimo carattere, perfino ‘minaccioso‘, e che ‘rasenta il narcisismo‘, lo descrivono oggi i suoi ex compagni di tennis, cresciuto coccolato e viziato.

Pablo ha iniziato la carriera di rapper nel 2005prima come Hasél e poi come Pablo Hasél.
Secondo i media spagnoli,
la fama gli è arrivata solo nel 2014 in concomitanza con la prima condanna per esaltazione del terrorismo. E’ l’inizio di una carriera che ‘La Vanguardiadefinisceun agitador de familia bien‘.

Nel 2014, viene condannato per la prima volta a due anni di reclusione per esaltazione del terrorismo per aver menzionato organizzazioni come ETA, Grapo, Terra Lliure e Al Qaeda nelle sue canzoni e nei suoi interventi suoi social network. Condanna sospesa in quanto senza precedenti.
Lo stesso anno, un giudice chiede il
ritiro della sua canzone ‘Menti-Ros, in cui dice che l’allora sindaco di Lleida, Àngel Ros, ‘merece un tiro‘. Inoltre, è stato condannato a sei mesi di carcere per aver spinto, insultato e spruzzato con liquido detergente un giornalista di ‘TV3‘ nel 2016; e due anni e mezzo per aver aggredito il testimone di un processo nel 2017, ma nessuna di queste condanne è definitiva.

Nel 2018, spiega ‘El Confidencial‘, è stato nuovamente condannato per esaltazione del terrorismo -aggravato dalla recidiva- a due anni di reclusione e al pagamento di 24.300 euro di multa. In appello si vede ridotta la pena a nove mesi, decisione confermata dalla Corte suprema nel 2020. Tuttavia, questa volta non ha potuto evitare la reclusione.
Il
motivo della sua condanna sono stati 64 messaggi pubblicati su Twitter tra il 2014 e il 2016 e una canzone su YouTube che la giustizia considera un crimine. La canzone si intitola Juan Carlos el Bobón‘, nel contesto della quale afferma, tra il resto «Apuntaba maneras cuando mató a su hermano Alfonsito», e poi accusa il sovrano emerito di sperperare denaro pubblico e di essere ‘l’erede di Franco’.

Martedì 16 febbraio, i Mossos d’Esquadra lo hanno arrestato, andandolo a prendere nel rettore dell’Università di Lleida dove si era rifugiato. Incarcerato deve scontare una pena di nove mesi per esaltazione del terrorismo e insulti contro la Corona e contro le istituzioni statali.

La sua incarcerazione -per la quale si è dicharato prigioniero politico- ha scatenato la furia dei gruppi di estrema sinistra violenti, oltre una serie di manifestazioni pacifiche da parte di coloro -non pochi- che hanno considerato l’arresto come un attacco all’indipendentismo catalano, soprattutto perchè effettuato a poche ore dalle elezioni che hanno consegnato alla Catalogna un Parlamento a maggioranza indipendentista.

Nell’arco di poche ore, l’arresto di Hasél ha scatenato -complice il clima post-elettorale- una crisi politica all’interno della maggioranza di governo. Con Podemos, partner di coalizione nel governo di minoranza guidato dal socialista Pedro Sanchez, che non solo non ha condannato gli eccessi dei manifestanti, ma ha espresso appoggio ai dimostranti qualificati comeantifascisti‘, e i socialisti di Sanchez che hanno dovuto sconfessare Podemos, mentre i sindacati di polizia definivano ‘scandaloso’ che un partito di governo appoggiasse proteste violente. Il Psoe ha dapprima precisato che una cosa è difendere la libertà di espressione, altra cosa, molto diversa, è incoraggiare contesti dove si sono visti feriti e arrestati, poi, Pedro Sánchez è dovuto intervenire venerdì per condannare ‘ogni forma di violenza’, mentre la Catalogna ribolliva.

Duecento artisti, tra i quali il regista Pedro Almodovar e l’attore Javier Bardem, hanno firmato un manifesto in difesa di Hasel.
Sanchez ha già promesso una riforma del codice penale affinchè i reati legatiagli eccessi nell’esercizio della libertà d’espressionevengano puniti conpene dissuasive‘ e non piu’ con la detenzione. L’ex Presidente catalano, Carles Puigdemont, dall’auto-esilio in Belgio, ha chiesto all’Unione Europea diintervenire per proteggere la libertà di espressione in Spagna‘.

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