giovedì, Ottobre 28

PA, tra il dire e il fare field_506ffb1d3dbe2

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Pubblica-Amministrazione

La pubblica amministrazione ha un ruolo importante e silenzioso nella vita dei cittadini e per le imprese. Se da una parte è un soggetto non ben visto perché toglie risorse economiche imponendo tasse che si ripercuotono nella vita di tutti i giorni, dall’altro è grazie ad essa che cittadini e aziende possono contare su servizi, incentivi e benefici che facilitano l’agire quotidiano.

I servizi della pubblica amministrazione, infatti, sono molto importanti per l’attività di impresa in un mercato libero. «Basta osservare» si legge nella Relazione livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini e alle imprese, realizzata dal Cnel «senza lenti ideologiche sia la storia recente dello sviluppo di molti mercati emergenti, sia le politiche di orientamento a sostegno al sistema industria-servizi praticate dai Paesi avanzati nostri più diretti concorrenti. In entrambi i casi emerge il ruolo cruciale dello Stato come “partner-facilitatore” dei processi di innovazione e di sviluppo territoriale. Quest’ultimo ruolo resta fondamentale per assicurare una buona “qualità delle istituzioni” e quelle condizioni favorevoli al “doing business”, come snellezza e affidabilità della burocrazia, rispetto dei contratti e dei diritti proprietari, lotta alla corruzione, concorrenza effettiva nel mercato dei prodotti e dei servizi, offerta adeguata delle infrastrutture e degli altri beni pubblici come sanità-giustizia-istruzione».

Manin Carabba, consigliere del Cnel e relatore generale della relazione, sostiene infatti che “non c’è dubbio che ormai, come direbbe Norberto Bobbio ‘le dure repliche della storia’, le regole del mercato non risolveranno da soli i problemi. Oggi, infatti, almeno tre premi Nobel ci dicono che il fattore essenziale di un new deal è il superamento delle diseguaglianze e la costruzione di un nuovo welfare per un nuovo sviluppo”.

Il ruolo dello Stato in questo contesto, quindi, appare fondamentale come soggetto facilitatore per affrontare lo stato di crisi economica. A tutto questo, però, non si affianca uno studio statistico costante sui risultati raggiunti dalla Pubblica amministrazione. Almeno fino all’entrata in vigore della legge n.15 del 2009 che ha dato incarico al Cnel, Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, di elaborare ogni anno una Relazione sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini e alle imprese, intraprendendo un percorso volto a costruire, nell’ambito delle informazioni statistiche ufficiali, in collaborazione con l’Istat, un sistema informativo sulle performance finali dell’attività delle amministrazioni pubbliche. Questo progetto ha già dato vita al portale statistico della Pa, sistema delle performance, disponibile sul sito dell’Istat, e mira a colmare una lacuna della statistica pubblica italiana, priva finora di un insieme sistematico di indicatori e di organiche informazioni statistiche sui risultati finali dell’attività delle pubbliche amministrazioni e sui livelli e sulla qualità dei servizi resi.

“Il lavoro di ricerca statistica” spiega Carabba “è importante, perché quando è ricostruita l’entità della spesa della Pa è stato fatto solo un primo passo. In questi anni abbiamo dato vita, insieme all’Istat, a un sistema informativo che prima non c’era. Abbiamo iniziato dai settori del welfare, della sanità, della previdenza, dell’istruzione e dell’assistenza alle persone. Lo scopo è quello di realizzare un sistema compiuto che attualmente esiste solo negli Usa e che è importante, perché per programmare la spesa, e quindi la spending review, bisogna sapere su quali aspetti si incide. Questo percorso è iniziato e dovrà essere portato avanti ma ci vorrà tempo per avere un quadro generale”.

L’analisi statistica è quindi fondamentale per capire e valutare i servizi offerti dalla Pubblica amministrazione alle imprese e ai cittadini. Servizi che non sono del tutto efficienti e che quindi dovrebbero essere ripensati. La difficoltà della Pa” spiega il dottor Carabba “è quella di valutare l’impatto delle spese come le esprime il bilancio di competenza giuridica e finanziaria, che troviamo prima del bilancio di cassa. Un bilancio ottocentesco e applicato male, come emerge dalle analisi della Corte dei Conti. È necessario adottare bilancio di cassa e poi passare al bilancio di competenza economica, che valuta il contributo che il settore pubblico dà al Pil. Il metodo di costruzione del bilancio di competenza costruito dall’Istat, secondo la metodologia Sec, è quello che rende comparabili i Paesi dell’Ue e che misura il contributo del settore pubblico al Pil e alla ricchezza nazionale. Il Parlamento quando decide il bilancio di competenza ha difficoltà a valutare l’impatto sull’economia e sulla società”.

Per avere servizi efficienti nei confronti dei cittadini e delle imprese, quindi, secondo Carabba, andrebbe “comparato il bilancio di cassa all’organizzazione amministrativa, in modo da programmare la spesa per la Pa. Un procedimento che dovrebbe prendere esempio dalla legge 93 degli Usa, applicata dalla gestione Clinton-Gore, la Gpra, una normativa che lega l’attribuzione delle risorse alle agenzie federali a piani di gestione che vengono prima formulati e poi controllati. Bisogna superare quello che nella storia italiana è sempre stato un male della Pa, che ha visto perdere grandi corpi tecnici e cultura statistica e che ha smesso di guardare alle cose da fare. La relazione del Cnel, in questo senso, vuole aiutare a costruire un’amministrazione che sia in grado di aiutare cittadini ed imprese”.

Conoscere per costruire e migliorare il settore pubblico. Un settore che ad oggi, in Italia, potremmo definire non del tutto efficiente, o meglio, con le parole del dottor Carabba, di “un’amministrazione che segue male modelli ottocenteschi, legati a sistemi contabili ma incapace di valutare gli impatti sociali e l’economicità dei servizi offerti”.

Nella relazione si legge, infatti, che «l’esperienza italiana è distante, secondo le indicazioni poste in rilievo dall’Ocse e dalla Ue, da un grado accettabile di efficacia e operatività nella definizione dei contenuti delle policies». Un’arretratezza che viene valutata ogni anno da una tavola comparatistica con gli altri Paesi dell’Ocse e che sarà presentata a marzo. “L’arretratezza” spiega Carabba “si aggrava dalle riforme del ’93, quando era Cassese il ministro alle riforme. L’amministrazione ha preso la malattia della schizofrenia. I disegni di legge, infatti, fanno emergere una delle amministrazioni più moderne del mondo, ma queste riforme non vengono attuate. C’è una sostanziale distanza tra disegno amministrativo e azioni. La reale esperienza è cieca rispetto all’esame delle prestazioni reali, quello che si dà ai cittadini, i costi e le prestazioni”.

Di questo si era reso conto il Ministro della funzione pubblica nel 1979, Massimo Severo Giannini, che aveva presentato alla Camera il Rapporto sui principali problemi dell’amministrazione dello Stato, in cui si evidenziavano le cause di fondo della mancata razionalizzazione e modernizzazione degli strumenti di governance. Secondo questo rapporto, il freno più grave all’innovazione e all’efficienza ed efficacia dell’agire dei pubblici poteri è identificabile nella prevalenza di categorie giuridico-contabili che non riescono a coniugarsi con una valutazione degli obiettivi e dei risultati. “Una volta fatta la legge” commenta Carabba “il lavoro comincia e bisogna entrare all’interno delle Pa e ammodernarne i processi, in modo da avere un’amministrazione che operi al servizio del cittadino”.

Cosa dovrebbe fare, quindi, la Pubblica amministrazione per rendere più efficienti i servizi a cittadini e imprese? Secondo Manin Carabba servirebbero tre cose. In primo luogo occorre “abolire il bilancio di competenza per passare al bilancio di sola cassa”. Occorre poi “applicare lo statuto del welfare, in modo che funzioni e che garantisca livelli essenziali a costi standard e, infine, semplificare tutelando la concorrenza, che non è un punto in contraddizione con il ritorno a una guida seria della politica industriale”.

Un altro concetto fondamentale per migliorare l’attività della Pubblica amministrazione è quello della trasparenza, definita da Carabba come “un obiettivo essenziale”. Trasparenza significa rendere accessibile il mondo del settore pubblico al privato e all’impresa che necessita di un servizio. “Ci sono sistemi che non parlano tra di loro” spiega Carabba, “manca una digitalizzazione informativa, e il cittadino non accede direttamente ai servizi. Trasparenza è il fatto che, come accade in Francia, arriva un modello ogni anno che aggiorna il modello di dichiarazione dei redditi a livello annuale che rende tutto semplice. Trasparenza significa accessibilità dei servizi e quindi civiltà amministrativa”.

La panoramica tracciata dalla relazione è generale sul sistema delle Pa in Italia ma, come precisa Carabba “non tutto è da buttare”. Ci sono esempi di buona amministrazione pubblica, ma al momento sono “casi di eccellenza che bisogna portare a livello generale”.

 

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