domenica, Agosto 1

Otto Wagner: la necessità è la sola padrona dell'arte

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Il 13 luglio 1841 nasce a Vienna Otto Wagner, uno dei profeti del rinnovamento dell’architettura.
La sua è una famiglia borghese con discrete possibilità finanziarie. Il ragazzo dopo aver frequentato il Politecnico di Vienna, perfeziona gli studi universitari a Berlino dal 1860 al 1861, quindi inizia a lavorare nello studio di Ludwig von Förster, il progettista della celeberrima Ringstrasse (la più importante e lussuosa ‘circonvallazione’ d’Europa).
Inizia la libera professione a Vienna dove le proprie condizioni economiche gli consentono di acquistare appezzamenti di terreno, su cui realizza ciò che progetta, per venderli successivamente. Nel 1884 il prestigio raggiunto nella professione gli apre le porte dell’Università di Vienna. È a questo punto che l’agiato professionista, incontrastato interprete delle aspirazioni della locale borghesia conservatrice, opera una rivoluzione. Nella prolusione al momento dell’assegnazione della cattedra universitaria, infatti scandalizza l’uditorio e l’opinione pubblica benpensante asserendo che «l’arte deve nascere dalla vita modernale sue forme devono armonizzarsi con le esigenze del tempociò che è pratico è bello». È una rivoluzione per una società in cui si era convinti che le chiese dovessero essere in stile gotico per favorire la preghiera, che le università dovessero assomigliare a templi greci per spronare gli studenti nello studio, che le abitazioni fossero l’imitazione dei grandi palazzi fiorentini del ‘500 per onorare adeguatamente i proprietari.
Wagner ribadisce le sue eretiche tesi nel libro ‘Moderne Architektur‘ del 1885. Da questo momento nel suo modo di costruire appaiono i nuovi materiali da facciata usati dagli altri pionieri dell’architettura moderna, quali la maiolica, le lastre di marmo appese alle facciate, l’alluminio negli elementi decorativi metallici e, soprattutto, il ferro nelle strutture portanti dei fabbricati. Il suo credo diventa: ‘Artis sola domina necessitas’ (Necessità, sola padrona dell’arte).
Una cosa ovvia oggi, ma non così in un periodo in cui sotto le gonne delle donne esistevano pesanti incastellature di sostegno! Gran parte della committenza privata, che gli imponeva paccottiglie sulle facciate, lo abbandona. Sono, quindi, le commesse pubbliche a caratterizzare la sua attività, prima fra tutte la grande metropolitana viennese (terminata nel 1900), in parte sotterranea in parte sopraelevata, con ponti in ferro, viadotti e 25 stazioni. Segue la banca postale di Vienna nel 1905, e la chiesa del complesso ospedaliero Am Steinhof, terminata nel 1913.
Wagner realizza dopo il 1885 pochi edifici residenziali, ma di qualità eccelsa, come le due case di Linke Winzeile e la sua seconda villa. Le due case precedentemente citate, e soprattutto la Majolikhaus, sono considerate fra i più eleganti modelli del Liberty viennese. Attorno a lui nasce una delle più importanti scuoledi architettura dell’epoca (la Wagnerschule appunto), che avrà un ruolo fondamentale nella costruzione dell’architettura moderna in tutta Europa, Italia compresa. Nella scuola si formano i collaboratori di Wagner nell’insegnamento: Josef Hoffmann, Joseph Maria Olbrich e Joze Plecnik, che domineranno la scena viennese ed europea per molti anni. Dalla scuola hanno origine molte delle grandi ‘scuole’ regionali, che si sviluppano in tutto l’impero asburgico; la scuola cecoslovacca con Kotera, Janàk, Chochol, e le scuole nazionali slovena, croata e ungherese che intraprendono l’attività nel primo dopoguerra.
Architetti come Max Fabiani che operò a Trieste, Gorizia e Lubiana, gli italiani Annibale Rigotti, Raimondo D’Aronco, Antonio Sant’Elia, il catalano Puig y Cadafalch devono a questa scuola la loro formazione.

 

 

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