venerdì, Aprile 23

Ottimisti e Razionali e pro trivelle. Chi sono?

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«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, Norme in materia ambientale, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)‘, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?»

E’ il quesito a cui gli italiani dovranno rispondere il 17 aprile sulle Trivelle. Votare significherebbe porre fine al rinnovo delle concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa, alla scadenza dei contratti attualmente attivi. Stiamo parlando di 21 concessioni: 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Le concessioni hanno una durata di trent’anni, prorogabili di dieci e poi di altri cinque anni. Con la vincita del sì, quindi, non sarebbe più possibile concedere alcuna proroga. Se vince il no, come è intuibile, la situazione rimarrebbe quella attuale.

Molti, come il Comitato No Triv, Greenpeace, WWF, e 9 Regioni, si battono affinché vinca il sì. Ma c’è chi come gli “Ottimisti e Razionali” si battono per il contrario, quindi affinché non vengano abrogati gli articoli sopracitati. Ma chi sono?

Il Comitato nasce dalla piena consapevolezza che questo referendum è finalizzato soltanto alla lotta politica fra soggetti istituzionali (Regioni contro Parlamento) e fra diverse fazioni politiche. Purtroppo, è stato scelto come oggetto della contesa un argomento che ha grande rilevanza strategica per l’approvvigionamento energetico del Paese, del nostro futuro industriale, della nostra qualità della vita. Pur di prevalere, i promotori, non esitano a creare gravi danni alle imprese nazionali, ai lavoratori italiani. Un utilizzo così cinico e strumentale di un istituto democratico va respinto con nettezza. Per questo, noi proponiamo di non andare a votare. Per evitare che in futuro si ripetano questi abusi”.  Così Gianfranco Borghini, presidente del Comitato, spiega a noi de L’Indro il perché sono contrari a questa consultazione.

Addirittura il ministro Galletti l’ha definita una consultazione ‘ideologica’, “le argomentazioni dei referendari sono spesso basate su affermazioni non provate riferite ad un mondo ‘ideale’ tutto fatto di sole e di vento e di natura primitiva, che ricordano certe mitologie del passato. Mai vengono forniti dati e progetti tecnico-economici sulla implementazioni dei loro sogni nella realtà’ del paese in cui viviamo. Quanta energia si riuscirebbe a produrre con i sogni, a quali costi e quali implicazioni avrebbero sul sistema produttivo del paese e della mobilita. Gli aerei a pannelli solari semplicemente non esistono. Vogliamo fermarci?”, continua Borghini.

Anche Gianni Bessi, consigliere Pd dell’Emilia Romagna e aderente al Comitato, non ha dubbi sul fatto che “non è la consultazione a essere ideologica ma l’uso che se ne sta facendo, infatti le argomentazioni portate avanti dai ‘no triv’ non riguardano affatto il quesito referendario. Non si discute sulle fonti rinnovabili, ma sul prolungamento delle concessioni entro le 12 miglia, per cui i comitati del si stanno solo strumentalizzando le questioni dell’energia pulita per raccogliere consensi”.

Tra le varie motivazioni contro il sì ci sono effetti sull’economia e sui posti di lavoro.Dalle analisi effettuate con le varie aziende coinvolte”, ci spiega il Presidente del Comitato, “l’impatto di una vittoria del SI sull’occupazione sarebbe di circa 32 mila posti di lavoro, 11 mila coinvolti direttamente nel settore Oil&Gas e 21 mila nell’indotto collegato. C’e’ comunque da sottolineare che una vittoria del SI aprirebbe una reazione a catena, con l’abbandono da parte delle imprese internazionali e nazionali del settore Oil&Gas in Italia. In questo caso, nel giro di pochi anni, la crisi potrebbe coinvolgere tante aziende che, grazie alle attività di eccellenza svolte in Italia, sono riusciti a diventare leader a livello mondiale. In tal caso, la perdita dei posti di lavoro supererebbe le 100 mila unità e porterebbe al scomparsa di aziende ad alta tecnologia”. 

Gianni Bessi aggiunge che “la cantieristica ravennate, eccellenza italiana, occupa circa 6.700 lavoratori. Questo settore sarebbe il più colpito da un’eventuale vittoria dei ‘si’. Non dimentichiamo che la crisi  ha già prodotto, a Ravenna, una contrazione di quasi 900 posti di lavoro negli ultimi 6 mesi del 2015”. Il Comitato No Triv ha dichiarato che «il voto del 17 Aprile favorisce una grande coalizione sociale per attuare la transizione energetica fondata sulle rinnovabili». Di parere completamente opposto Borghini e Bessi. È vero il contrario” , spiega il consigliere regionale del Pd. Strumentalizzando il referendum su un ‘si o no’ alle rinnovabili,  si allontana la possibilità di costruire insieme un percorso che ci porti alla transizione energetica. È davvero utile dividere a tutti i costi il mondo in “’buoni e cattivi’? Il mondo reale no va così. Ho spesso scritto e dichiarato che serve un confronto per definire un cammino verso l’utilizzo pieno delle rinnovabili che sia ‘ragionevole’, che non distrugga un settore prima di avere già pronta l’alternativa per imprese e occupati. Questo produrrebbe una grande coalizione sociale, non la polarizzazione del confronto e la messa all’indice di chi non è d’accordo”.

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