domenica, Settembre 26

Ottanta anni di…‘Notti magiche’

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italia mondiali

Il Campionato Mondiale di Calcio 2014, o Coppa del Mondo FIFA del 2014, o Brasile 2014, è la 20a edizione dell’evento per squadre nazionali maggiori maschili organizzato dalla FIFA (Fédération Internationale de Football Association) e la cui fase finale è prevista in Brasile dal 12 giugno al 13 luglio prossimi.

L’idea nacque nel 1928, quando Jules Rimet, presidente della FIFA, decise di istituire un torneo per squadre nazionali. La prima competizione ebbe luogo soltanto nel 1930in Uruguay, che aveva già conquistato per due volte il titolo del mondo, anche se soltanto nel Campionato del Mondo per dilettanti, e consistette nella sola fase finale alla quale presero parte le 13 nazioni che accettarono l’invito (oggi l’evento si è evoluto fino a comprendere 200 squadre nazionali, affiliate alla FIFA, che si sfidano in un lungo torneo di qualificazione nei tre anni precedenti la fase finale). Nei Mondiali del 1930 aderirono sette Nazionali dal Sud America, quattro dall’Europa (Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia) e due dal Nord America e vinse la squadra del paese ospitante, che fu la prima a conquistare la Coppa del Mondo.

Nel 1934 fu la volta dell’Italia a ospitare i Mondiali. Questa edizione fu la prima a includere una fase di qualificazione per arrivare alla finale con 16 squadre, numero che si mantenne inalterato fino al 1982, quando fu ampliato il torneo. L’Egitto fu la prima nazionale africana a partecipare, ma venne sconfitta nella prima fase dall’Ungheria. L’Italia vinse il trofeo, ma si pensa che Benito Mussolini avesse influenzato la scelta degli arbitri delegati per le partite della Nazionale italiana.

Nel 1938 i Mondiali furono tenuti in Francia e le squadre in finale furono solo 15, perché non vi partecipò l’Austria, qualificatasi alle finali ma annessa nell’aprile di quell’anno alla Germania (Anschluss). L’Italia vinse anche questa volta la Coppa, e fu la prima squadra a conquistare il titolo mondiale in terra straniera.

A causa della Seconda Guerra Mondiale le edizioni del 1942 e 1946 non si disputarono, mentre ripresero nel 1950 in Brasile, con la prima partecipazione dell’Inghilterra (rientrata nella FIFA nel 1946), dell’Uruguay (assente nelle due precedenti manifestazioni), dell’Italia, nonostante la tragedia di Superga del 1949 nella quale persero la vita i giocatori del Grande Torino, molti dei quali convocati nella Nazionale. Mancavano i paesi dell’Europa orientale per ragioni politiche. Non si prevedeva più una fase ad eliminazione diretta, ma due fasi con gironi all’italiana. Vinse a sorpresa sul Brasile l’Uruguay, che divenne per la seconda volta campione del mondo.

Nel 1954 la manifestazione dei Mondiali si svolse in Svizzera e per la prima volta fu trasmessa in televisione. Non vi partecipò l’Unione Sovietica, ma al contrario e per la prima volta la Scozia, che però uscì al primo turno. La vincitrice fu la Germania Ovest e questo match fu definito dai tedeschi il ‘miracolo di Berna’, dal nome della città svizzera dove fu giocato.

Nel 1958 il Brasile vinse i Mondiali che si svolsero in Svezia: questa fu la prima volta che una nazionale proveniente da un altro continente riusciva ad imporsi, impresa che sarà ripetuta nel 2002.

Il Cile ospitò i Mondiali nell’edizione del 1962, che vide la riconferma del Brasile come vincitore della Coppa Rimet.

Nel 1966 il torneo fu organizzato in Inghilterrala cui Nazionale si aggiudicò il trofeo; fece la sua comparsa il marketing con la creazione di una mascotte e di un logo ufficiale; vi fu l’esclusione della Nazionale del Sud Africa a causa dell’apartheid, che durò fino al 1992 quando il paese venne finalmente riammesso.

La fase finale dei Mondiali del 1970 si svolse in Messico: l’evento lanciò la televisione a colori a livello internazionale. Si ricordano: la storica parata del portiere inglese Gordon Banks a seguito del ravvicinato colpo di testa di Pelé, considerato uno dei salvataggi più difficili della storia calcistica; e la storica semifinale tra Italia e Germania Ovest vinta dalla prima, che fu però subito battuta dal Brasile che guadagnò così il diritto di entrare in possesso della coppa Rimet.

Per l’edizione dei Mondiali del 1974 fu creato un nuovo trofeo. La nazione ospitante e vincitrice del torneo fu la Germania Ovest, ma il torneo cambiò nuovamente: le prime due squadre di ognuno dei quattro gironi venivano divise in due ulteriori gruppi, dai quali sarebbero uscite le finaliste.

La Coppa del Mondo del 1978 si svolse in Argentina, che ne fu anche la vincitrice.

La Spagna ospitò l’edizione del Mondiale del 1982, con la partecipazione di ben 24 squadre (prima modifica del numero delle Nazionali presenti a partire dal 1934): esse vennero suddivise in 6 gruppi da quattro ciascuno, le prime due di ogni girone passavano alla fase successiva, nella quale venivano nuovamente divise in 4 gruppi da 3, le vincitrici di questo triangolare approdavano alle semifinali. La finalissima fu vinta dall’Italia, sotto gli occhi dell’allora presidente Sandro Pertini. Il capitano della Nazionale italiana Dino Zoff divenne il giocatore meno giovane a fregiarsi del titolo di campione del mondo, mentre il primo nella classifica dei cannonieri fu l’attaccante azzurro Paolo Rossi.

Nell’edizione dei Mondiali del 1986, il Brasile fu la prima nazione ad ospitare per due volte una fase finale della Coppa del Mondo. Il torneo fu cambiato nuovamente: la seconda fase a gironi fu rimpiazzata dagli ottavi di finale ad eliminazione, in cui si affrontavano le 16 squadre qualificate e le due partite di ogni girone dovevano prendere il via simultaneamente per garantire che le squadre non conoscessero il risultato degli avversari. Il quarto di finale tra Argentina ed Inghilterra rimase famoso per i due gol segnati da Diego Maradona, premiato più tardi come giocatore migliore del torneo. L’Argentina vinse la finalissima.

Nel 1990 la Coppa del Mondo fu ospitata dall’Italia e i Mondiali da allora non vengono più trasmessi in Eurovisione. Il Camerun raggiunse i quarti di finale, diventando la prima squadra del continente nero a riuscire nell’impresa. La Germania Ovest fu per la terza volta campione del mondo.

Nel 1991 va ricordato che la FIFA organizzò il Primo Mondiale di Calcio femminile, ma l’evento non raggiunse alti livelli di interesse (sono state disputate ad oggi soltanto cinque edizioni) perché questo è considerato da sempre uno sport prettamente maschile.

Nel 1994 i Mondiali furono ospitati negli Stati Uniti e per la prima volta la Coppa fu assegnata ai calci di rigore. Il Brasile vinse l’Italia con l’errore decisivo di Roberto Baggio. Questa fu l’edizione che registrò la maggior affluenza di pubblico negli stadi per assistere alle partite.

Nel 1998 la Coppa del Mondo si tenne in Francia e il numero delle squadre presenti salì a 32. La Franciavinse il torneo.

L’edizione del 2002 fu la prima ad essere tenuta in Asia e a essere ospitata da due nazioni: Giappone e Corea del Sud. Nella finalissima vinse il Brasile contro la Germania con doppietta di Ronaldo, nel primo match di Coppa del Mondo tra due squadre da sempre protagoniste della competizione.

Nel 2006 i Mondiali si tennero in Germania e l’Italia guadagnò ai calci di rigore il titolo di Campione del mondo per la quarta volta, dopo la famosa espulsione del francese Zinédine Zidane per una testata ai danni del difensore azzurro Marco Materazzi dieci minuti prima del fischio dei tempi supplementari.

L’edizione dei Mondiali del 2010 si è tenuta in Sud Africa ed ha visto la prima vittoria della Spagna fuori dal proprio continente.

Abbiamo intervistato Nicola Mascellarogiornalista, già responsabile dal 1966 al 1996 dell’Archivio fotografico e di documentazione della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ e autore del libro ‘Notti magiche 1930-2010. Ottant’anni di calcio mondiale’ edito quest’anno da Di Marsico Libri, nel quale ripercorre la storia dei Mondiali non soltanto come uno sport sovranazionale e unificante, ma inseriti nella società moderna al punto da modificare le abitudini, le tradizioni e la vita della gente stessa che vi partecipa.

 

In che modo Lei racconta questi 80 anni di storia dei mondiali di calcio?

Prendo lo spunto, tanto per citare un evento, dal fatto che nel 1930 la gente non volava e siccome il primo Mondiale in quel periodo si è fatto in Uruguay, l’Italia non vi ha partecipato, sia perché aveva il timore di prendere l’aereo, sia perché il viaggio costava troppo. Vado a guardare soprattutto questi aspetti sociali, poi c’è anche il racconto delle partite dei mondiali.

I mondiali non ritornano in Brasile dal 1950. Come è cambiata l’organizzazione dei mondiali in Brasile dal 1950 ad oggi?

Credo che in Brasile sia cambiato poco, perché già nel 1950 i brasiliani hanno costruito il più grande stadio del mondo, nel quale potevano entrare oltre 200 mila spettatori. Il paese non è cambiato molto nell’attesa e nella passione per il calcio, ma è mutato nel fatto che è stato una delle poche nazioni al mondo che ha ospitato i Mondiali dopo 64 anni. In realtà non li ha avuti così distanti nel tempo per lo schema adottato dalla FIFA, ma come nazione li ha chiesti lontani temporalmente per un motivo preciso. Nel 1950 il Brasile perde il trofeo, che riteneva già vinto, sempre per mano dell’Uruguay e da quel momento non solo i giocatori cambiano maglia (essa in precedenza era bianca e non verde e oro come adesso), ma lo stesso Paese non gioca più per due anni e cambia lo stile di vita proprio del calcio. Quella sconfitta è stata come una macchia, un disonore che hanno cercato di superare da mezzo secolo.

Come è cambiato il Mondiale di calcio in ottant’anni e quali sono state le sostanziali modifiche all’organizzazione?

Le modifiche sono state moltissime. Sono cambiati, per fare un esempio, i tempi: non quelli civili e sociali, ma quelli del gioco. Prima si giocava sempre con 11 giocatori, però le partite erano più lente, i calciatori meno tecnici, mentre adesso si disputano le partite a velocità vertiginose. È cambiata moltissimo anche l’organizzazione, come la società stessa è mutata.

Anche il trofeo è cambiato dalla coppa Rimet o della Vittoria utilizzata dal 1930 al 1970 a quella del mondo FIFA creata dal designer italiano Silvio Gazzaniga. Ci può parlare dei cambiamenti che ci sono stati nel possesso di questo trofeo da parte della squadra vincitrice?

Il trofeo nasce da un’intuizione di un avvocato francese che si chiamava Rimet ed è rimasto tale con quel nome fino al 1970, perché il regolamento prevedeva che quella coppa sarebbe stata tolta dal mercato, o quanto meno come competizione, quando una nazionale non l’avesse vinta per tre volte di seguito. Ciò accadde al Brasile in una memorabile partita con l’Italia in Messico nel 1970: da quel momento in poi smette di essere Coppa Rimet e diventa Coppa FIFA, o come la chiamano oggi World Cup.

I mondiali di calcio dal 1930 ad oggi sono uno sport unificante e sovranazionale, una storia che si è inserita nella società moderna modificando le abitudine, le tradizioni e la storia stessa della gente. Ce ne parla meglio?

Questo era lo spirito iniziale di Jules Rimet, cioè portare la Coppa del Mondo (allora Coppa Rimet) nei diversi continenti unificandoli: Sud America, Europa, poi di nuovo Sud America, Nuovo Mondo, come all’epoca era considerata l’America del Nord, dove il calcio non veniva giocato. Quando la Coppa viene ospitata in Italia nel 1934, per la prima volta essa sperimenta un’unificazione della Nazione perché all’epoca nel nostro Paese le Regioni avevano maggior importanza che oggi.

Il suo libro è anche una raccolta di centinaia di immagini in bianco nero e a colori. Quali sono quelle che sono rimaste più impresse nella sua memoria e perché?

Le immagini che sono rimaste impresse nella mia memoria di italiano sono quelle della famosa partita Italia– Germania del 1970 in Messico, finita 4 a 3, durante e dopo la quale si è fermato proprio tutto il Paese. Poi ci sono state le partite in Spagna del 1982, un altro momento grandissimo per l’Italia grazie anche a Sandro Pertini, il Capo dello Stato di allora, il quale non voleva andare in Spagna, pur essendo tifoso acceso sia di calcio che della Nazionale. La sera o il giorno prima che si svolgesse la partita per il Mondiale, che era Italia–Brasile, arrivarono al Quirinale migliaia e migliaia di telefonate di gente semplice che voleva la presenza del Presidente italiano a Madrid ed egli fu costretto ad andarci. La Nazionale vinse in modo così eccezionale che da quel momento, siccome negli anni Settanta c’erano stati in Italia i famosi ‘anni di piombo’, cominciano a sventolare nei palazzi pubblici le bandiere italiane. Ecco come diventa poi unificante lo sport, il calcio in particolare. Prima di questo lo sport più unificante era il ciclismo.

Lei ha lavorato come responsabile all’Archivio fotografico e di documentazione della Gazzetta del Mezzogiorno dal 1966 al 1996. Come ricorda quegli anni e i mondiali che si sono presentati in quel periodo?

Io non ricordo i Mondiali dalle immagini delle partite viste in tv, infatti nei giornali all’epoca (ma spesso ancora oggi) si lavorava di notte e si chiudevano gli stessi alle 2:00 o 3:00 del mattino. Quelli che come me lavoravano di notte erano esclusi dalla vita sociale, non andavano con amici a vedere le partite la sera, il pomeriggio, oppure la notte, perché erano impegnati a lavorare, ma le vivevano ugualmente attraverso le telescriventi, i telegiornali e le notizie che arrivavano dai nostri corrispondenti.

Il suo libro parla anche di fatti inediti legati alle Notti magiche. Ce ne anticipa qualcuno che per lei ha maggiore rilievo?

Si parla di fatti eclatanti non inediti. Nel 1982 l’Italia per la prima volta scopre che si può andare in galera evadendo il fisco, come accadde a Sofia Loren.

Si parla anche di amare sconfitte e di grandi vittorie. Qual è secondo lei la vittoria e la sconfitta da ricordare?

La vittoria più bella è quella in Spagna nel 1982, la sconfitta peggiore in America nel 1994, con Baggio che sbaglia il rigore all’ultimo, facendo perdere all’Italia i Mondiali.

La Nazionale fa emergere il nostro senso di appartenenza e attaccamento alla ‘bandiera’, ai suoi colori e alla memoria storica del nostro Paese. Come è cambiato questo sentimento nel corso degli anni nei cittadini italiani?

Oggi il sentimento è diventato altalenante. Nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale la gente sentiva l’appartenenza al Paese e alla bandiera, poi dagli anni Settanta fino agli anni Novanta del secolo scorso il sentimento nazionale si era perso, tanto è vero che la maggior parte dei calciatori non sapeva le parole dell’Inno d’Italia. Ora questo sentimento si sta riconquistando, grazie all’insistenza della stampa che ha evidenziato le abitudini dei calciatori, i quali hanno cominciato ad imparare l’inno italiano e mettersi, come fanno i giocatori delle altre Nazionali, la mano sul cuore, trasmettendo questo senso di appartenenza alla patria. In passato fu proprio Pertini a porre il problema dei calciatori che non riuscivano a cantare l’Inno d’Italia.

Come è cambiato il giornalismo sportivo in Italia in riferimento ai Mondiali?

Questa è una domanda difficile. Fino all’avvento della tecnologia i giornali avevano i loro inviati in tutto il mondo; adesso con le moderne tecniche non ce n’è più bisogno, basta affidarsi a qualche agenzia locale e si hanno le cronache, le telecronache, le immagini e tutto quello che si desidera, mentre fino agli anni Ottanta bisognava mandare i fotografi, il cronista, l’inviato speciale, colui che realizzava i colori, quello che si occupava di cultura all’interno del servizio. Anche Federico García Lorca, il grande scrittore, ha realizzato dei pezzi culturali per il Mondiale.

Come è cambiato lo spettatore dei Mondiali?

Anche lo spettatore è cambiato, diventando oggi più selettivo. Adesso la maggior parte della gente si vede la partita alla televisione, anche se rimane qualcuno a cui piace andare direttamente allo stadio, anche se costa molto e quindi deve magari rinunciare arrangiandosi a guardare la tv, ma chi ha la passione della Nazionale, della bandiera, dei colori lo fa malamente e a malincuore. Poco è cambiato per costoro: si tratta soprattutto di rinunce economiche.

Come è cambiato l’attaccamento alla Nazionale da parte del popolo?

Oggi il popolo non è più quello di una volta: è più distaccato, avendo troppi pensieri per la testa e altre preoccupazioni. La gente vede oggi lo sport non come passione in sé, per esempio per la Nazionale, ma come svago per vedere dei campioni di grande interesse, o qualcosa di diverso dal solito gioco o dalle solite partite che fanno uno o due campioni nei grandi stadi. Questa occasione li riunisce tutti insieme e l’emozione risulta più bella.

Come sono cambiate le tecniche e in genere la preparazione dei calciatori?

Questo non glielo saprei dire nel dettaglio, però le tecniche e la preparazione sono cambiate moltissimo, perché oggi non ci si affida più soltanto alla bravura dell’allenatore, ma ai mezzi tecnici, ai medici e addirittura agli analisti presenti nelle squadre di calcio. La situazione è totalmente diversa che nel passato, nell’approccio tecnico dei calciatori e delle squadre stesse.

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