domenica, Settembre 19

Ostruzionismo, ieri e oggi field_506ffb1d3dbe2

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Boato Marco

Iniziò così, con la banda dei quattro. Quattro scalmanati radicali che, tra interventi in punta di regolamento, ostruzionismo vigoroso e fiumi di emendamenti cambiarono la storia del Parlamento Italiano. Il regolamento della Camera del 1971, germoglio maturo della centralità del parlamento, permetteva lunghissime ed estenuanti battaglie di inchiostro e voce, notti insonni passate in Aula a celebrare sacre liturgie oratorie per poi riprendere la mattina ad interrompere i lavori con cartelli, urla, interventi dei commessi nel tentativo di fermare l’indomabile Pannella.

Nel 1981, durante la discussione in Aula sulla novella alla legge 195 del 1974, sul finanziamento pubblico dei partiti politici, i Radicali inscenarono un lungo e duro ostruzionismo per denunciare quello che un deputato liberale, Valitutti, con modi decisamente diversi ma toni finanche più accesi, aveva già denunciato poco prima dell’approvazione di quella famosa legge poi abrogata con i famosi referendum degli anni ’90. A rendere celebre questa tattica, dunque sono stati i radicali negli anni 70 e inizio 80 anche se gli inventori sono stati i socialisti di Bissolati che importarono la tattica del “filibustering” dai liberali inglesi che alla Camera dei Comuni arrivavano anche a leggere la Bibbia.

Da allora sono cambiati i tempi, le regole del gioco, i protagonisti: le norme antiostruzionistiche caratterizzano ormai pesantemente quei regolamenti parlamentari da qualcuno definiti “maggioritari”, per via delle innovazioni importate con le riforme volute in primis dal presidente Violante sulla fine degli anni ’90. L’ostruzionismo ha avuto vita dura, durissima, fino alla comparsa di un gruppo parlamentare dai grandi numeri e dall’altrettanto grande volontà di dare battaglia su ogni provvedimento, utilizzando ogni cavillo del regolamento per rendere impossibile il fluido funzionamento di un sistema che hanno criticato da sempre profondamente.

Con la XVII legislatura repubblicana, l’ostruzionismo ha il volto del MoVimento 5 Stelle. «E’ l’argine democratico, l’ultimo scudo a difesa di una sovranità che ormai appare quasi come una chimera per il Parlamento» si legge sulla pagina facebook del Movimento. Oggi oggetto di tale ostruzionismo è l’esame del decreto legge, in Aula alla Camera, sull’eliminazione della seconda rata dell’Imu 2013 sulla prima casa e il riassetto proprietario della Banca d’Italia anche attraverso la rivalutazione e la vendita delle quote; il provvedimento, sul quale il Governo ha incassato la fiducia venerdì scorso. Durante l’illustrazione degli ordini del giorno i deputati penta stellati sono intervenuti in massa. I tempi per la conversione sono ormai strettissimi: il decreto scade domani, 29 gennaio. Il duro ostruzionismo del M5S sul decreto legge Imu-Bankitalia pone il testo a serio rischio di decadenza, non è stato infatti ancora convertito in legge, per il “filibustering” dei Cinque Stelle.

Giù le mani dalla Banca d’Italia’ recita il cartello esposto da un deputato del M5S, Matteo Dall’Osso, durante l’illustrazione degli ordini del giorno al decreto, che secondo i parlamentari 5 stelle costituisce un regalo alle banche. La presidente di turno Sereni ha ordinato la rimozione del cartello. «Io vi dico solamente vergognatevi tutti, vergognatevi», ha ribadito il deputato 5 stelle. «Tolga il cartello onorevole Dall’Osso», ha ripetuto la presidente di turno della Camera. «Se no che cosa mi fa? ho paura ho paura» ha risposto ironicamente il parlamentare 5 stelle.

Nobile arte parlamentare, dunque, quella dell’ostruzionismo, radicato nella democrazia italiana che ha sorretto battaglie storiche come quella contro la “legge truffa” nel ’53 o contro la modifica della scala mobile nell’85. Contro il divorzio anche i deputati Dc si iscrissero tutti a parlare. Negli anni 80 Bettino Craxi cambierà i regolamenti per dettare i tempi e imbrigliare le intemperanze delle opposizioni. Tale tattica parlamentare è stata utilizzata sempre dalle opposizioni nella Repubblica Italiana. Abbiamo parlato con Marco Boato, deputato radicale per sei legislature, che ancora oggi detiene un record mondiale: nel febbraio del 1981 parlò ininterrottamente per 18 ore e 5 minuti.

 

Onorevole Boato, ha avuto modo di vedere cos’è successo in aula alla Camera: ieri i deputati 5 stelle hanno utilizzato la tattica dell’ostruzionismo sul decreto legge Imu-Bankitalia. Come è cambiata la procedura rispetto al passato?

La procedura è cambiata completamente rispetto a quando facevamo, noi Radicali, ostruzionismo. All’epoca non c’erano limiti di tempo perché non si leggeva. Il regolamento prevedeva che i deputati parlassero a braccio, se leggevano un testo scritto avevano un limite massimo di trenta minuti, soprattutto non potevano uscire dal seminato e dovevano ingurgitare solo acqua, occorreva rimanere in piedi e non bisognava mai appoggiarsi al banco. In quella legislatura eravamo diciotto deputati, e l’ostruzionismo riuscì. Ricordo anche Leonardo Sciascia e Franco Roccella il quale si applicò un catetere, poiché aveva una certa età e temeva di farsela addosso. Arringò l’aula cinque o sei ore. Qualche anno prima, il capo del Movimento sociale, Giorgio Almirante, si era esibito per otto ore consecutive (sull’ordinamento regionale) guadagnandosi il titolo di Vescica di Ferro. Ora i deputati leggono e hanno a disposizione pochi minuti.

Lei detiene il record di ostruzionismo di 18 ore e 5 minuti. Dopo di lei venne modificato il regolamento. Come ricorda quelle 18 ore?

Il record mondiale è degli USA nel’57 il senatore repubblicano Strom Thurmond parlò per 24 ore e 18 minuti. Ricordo senza dubbio una grande stanchezza ma al tempo stesso una grande determinazione nel portare avanti le nostre battaglie. Era il 5 febbraio del 1981, all’epoca avevo 37 anni e alla Camera si votava il rinnovo del fermo di Polizia. Feci un primo intervento durante il dibattito generale che durò circa sedici ore. Dopo un paio di giorni ripresi la parola e mi superai raggiungendo le 18 ore e 5 minuti. Prima di me parlò il mio collega Massimo Teodori per 16 ore e 21 minuti. Io cominciai alle 8 di sera e smisi alle 14 e 05 del giorno dopo. Il regolamento parlamentare prevedeva che il deputato parlasse, senza leggere ad limitum in piedi rivolto al Presidente e, devo ammettere, che ebbi dei momenti di cedimento, soprattutto nella notte, con le gambe che non reggevano infatti, fui richiamato più volte dal Presidente. Chiesi anche un cappuccino ma mi fu negato da Preti e allora andai avanti solo con bicchieri d’acqua. Dopo mi rifeci alla buvette con cappuccini e brodini. L’aneddoto curioso è che tutti, una volta terminato l’intervento, mi chiesero se non avessi mai avuto durante tutte le 18 ore l’esigenza di recarmi alla toilette. Io ebbi l’effetto contrario dopo tutte quelle ore ero talmente disidratato che restai altre 4 ore senza fare pipì. Ebbi, però, brividi di freddo, ricordo che Emma Bonino chiese alla Presidente Iotti se potessi tenere in aula il cappotto: viste le mie condizioni, me lo concesse. Parlai per 18 ore, essendo febbraio c’era molta nebbia quella notte, ricordo che mi arrivarono in aula dei biglietti ironici da parte dei miei colleghi dove mi imploravano di finire quanto prima perché dovevano prendere l’aereo. Per questo discorso mi ero preparato a lungo sulla materia. Prima la Biblioteca della Camera si trovava all’ultimo piano di Montecitorio ed era proprio in quelle stanze che trascorrevo ore intere a studiare e a prepararmi.

Come eravate visti dai colleghi e dai media?

C’era un clima di grande tensione, erano gli Anni di Piombo. I media complessivamente non avevano simpatia nei nostri confronti. Il nostro ostruzionismo era sulle norme antiterrorismo, ma purtroppo il messaggio non era compreso allo stesso modo da tutti  e proprio utilizzando tale strumento da Montecitorio iniziò a diffondersi il concetto che il governo lavorava e  faceva  qualcosa contro il terrorismo; i radicali, facendo ostruzionismo, impedivano l’operato; quindi i radicali erano amici dei terroristi, delle Brigate Rosse. Fortunatamente i fatti hanno dimostrato altro. Dentro il Parlamento c’era un clima differente, non di aggressione ,direi di ostilità politica ma di grande rispetto personale.

Cosa pensa dei Parlamentari del M5S?

Onestamente  non li conosco. Non apprezzo il loro leader seppure sia una persona intelligente, non condivido le loro idee. Ho avuto modo di ascoltare alcuni interventi televisivi. Alcuni sono preparati e motivati e di questi ho stima, altri mi sembrano dei dilettanti con una bassa preparazione sulla materia politica ma di questo non mi stupisco perché è ciò che domina purtroppo oggi nel nostro Parlamento e non mi riferisco solo al M5S. 

Vengono spesso derisi per via di questo utilizzo dell’ostruzionismo, probabilmente i toni a volte appaiono stonati ma non è forse facendo così che diventano un vero soggetto politico?

Loro sono un soggetto politico ed è assolutamente vero, il loro fare ostruzionismo suscita un sorriso per via della modalità che utilizzano: questi cartelli e scritte sulle magliette ma tutto ciò è legittimo ed è giusto che conducano queste battaglie. L’importante è che l’ostruzionismo non diventi una prassi costante, perché se l’eccezionalità diventa la regola allora si commette un grave errore, perché è uno strumento legittimo ma da usare con parsimonia, altrimenti rischia di essere ridicolizzato.

L’ostruzionismo crede sia uno strumento utile a raggiungere degli obiettivi, attirare l’attenzione pubblica o rallentare l’operato parlamentare?

In genere l’obiettivo non si raggiunge, la maggioranza parlamentare ha sempre gli strumenti per far prevalere il proprio giudizio. Rallentare l’operato parlamentare e attirare l’attenzione pubblica credo sia un fatto legittimo e un’opposizione per determinate battaglie importanti ha il diritto di avvalersi di questo strumento. 

 

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