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Oscar Pistorius: 'ti amo da morire' 40

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JohannesburgRoma – In una estenuante sequenza di apparizioni che si svolgono da un anno e mezzo presso l’Alta Corte di Pretoria, il collegio difensivo di Oscar Pistorius, accusato di aver ucciso la sua compagna Reeva Steemkamp, ha sostenuto una tesi poco solida. Sarà valutata l’11 settembre dal giudice Thokozile Masipa, assistito da Janette Henzen du Toit e Themba Mazibuko

Che l’omicidio sia avvenuto il giorno di San Valentino aggiunge pathos a una vicenda che i sudafricani hanno seguito in diretta audio, e per alcune parti anche tv.
Cominciamo col dire che San Valentino non è solo la festa degli innamorati, ma anche la ricorrenza di terribili fatti di sangue. Il vescovo Valentino di Terni, associato come Santo al 14 febbraio, morì decapitato per questioni di fede.
Perchè sia diventato il patrono di coloro che si amano non è chiarissimo: scrisse un bel messaggio d’amore a una donna? Celebrò un matrimonio misto tra un pagano e una cristiana? Più verosimile che il suo culto sia stato scelto, per questi e altri motivi, a sostituire le paganissime celebrazioni dei Lupercali, legate alla fertilità.
Sta di fatto che Valentino di Terni morì il 14 febbraio del 270 d.C. Per una curiosa coincidenza, nel 1929, gli uomini di Al Capone fecero una famosa e omonima strage in quella stessa data. Nel 2008, un certo Steven Kazmierczak uccise 5 studenti all’interno della Northern Illinois University (a 100 km da Chicago) nel corso di un attacco psicotico che lasciò a terra anche 16 feriti. 

Tutte pessime idee per celebrare la festa dell’amore. Pessime come la notizia che ha salutato il risveglio del Sudafrica il 14 febbraio 2013: Reeva Steenkamp, modella sudafricana, paralegale e star dei reality, era stata uccisa nelle prime ore del mattino. L’assassino? L’atleta paralimpico Oscar Pistorius, suo compagno dal novembre 2012. 

Pistorius, soprannominato ‘Blade Runner’, detiene diversi record del mondo, sui 100, 200 e 400 metri piani. Corre su protesi in fibra di carbonio denominate ‘cheetah’ (ghepardo). Le sue performance sportive gli sono valse la fama mondiale e una enorme popolarità.

L’immagine sociale delle disabilità e la sua comunicazione sono molto cambiate nel tempo, ma la percezione generale -secondo un’indagine CENSIS- è che la disabilità fisica, visibile, sia più concreta e grave di quella psicologica. Lo dimostrano anche i casi di cronaca che parlano delle vittime di crisi emotive, d’ira, di aggressività, crisi ‘impreviste’ ma forse anche prodotto di una tendenza a sottovalutare certi problemi.

La questione del canone estetico dominante, delle proporzioni classiche e del senso di inadeguatezza che l’uomo contemporaneo sperimenta nel rapporto con il proprio corpo sono temi noti. Nelle società cosiddettesviluppatesi preferisce spesso interagire a distanza, negando la fisicità dell’interlocutore tramite l’interposizione di uno schermo web o di un cellulare. Altro tema, a migliore occasione.

Il protagonista della storia che vi raccontiamo oggi, Oscar Pistorius, rientra nel novero delle lettureeroichesulla sorte di disabili che superano il lorodeficitgrazie a protesi super tecnologiche, un po’ magiche. Uno che ce l’ha fatta a rientrare nella ‘normalità e che in un certo modo rassicura il pubblico. Ma la normalità contiene le potenziali espressioni dell’aggressività individuale e collettiva: contro i colleghi di lavoro, i bambini, gli animali o semplicemente contro sé stessi.

Sarà stata una forma di frustrazione, quella che ha indotto l’Oscar sudafricano a uccidere la sua compagna? Sarà stata una crisi d’ansia? Dice il vero quando dice di aver sparato temendo per la propria incolumità? Non possiamo sapere cosa sia passato per la testa del campione mentre uccideva Reeva colpendola per tre volte attraverso la porta del bagno.

Di certo che la loro storia finisse così non se lo aspettava nessuno e il racconto di quella notte in Tribunale lascia molti dubbi. Oscar ha detto di essersi alzato dal letto, senza chiedersi se Reeva fosse o meno accanto a lui, perché credeva di doversi difendere da un intruso. 

Nell’udienza per la cauzione, dinanzi al magistrato Desmond Nair, accusa e difesa hanno affermato che Pistorius si è alzato, ha preso la pistola, ha sparato attraverso la porta, sono d’accordo su questo. Il procuratore Gerrie Nel ha però aggiunto che il tempo necessario per fare tutto questo dimostra l’omicidio premeditato. 

Hilton Botha, funzionario inquirente, nella stessa udienza racconta una testimonianza di chi dice di aver sentito degli spari provenienti da casa Pistorius e poi una donna che urlava, e infine altri colpi di pistola. Botha ha anche detto che la traiettoria degli spari indicava una direzione dall’alto verso il basso, in contrasto con ciò che dice Pistorius, cioè che non indossava le protesi al momento dell’omicidio. 

Che l’atleta indossasse o meno le sue ‘gambe artificiali’ fa una enorme differenza.

Privo di entrambi gli arti -sotto la rotula- già dall’età di undici mesi, Pistorius inizia a praticare atletica leggera nel 2003, a 17 anni. Le sue prestazioni e le sue gambe lo trasformano in un simbolo capace di ‘sdoganare’ l’immagine dei disabili e l’imbarazzo (per non parlare delle gravissime difficoltà) che ogni giorno sperimenta chiunque sia costretto a vivere in un universo concepito con misure impossibili.

Basta essere poco alti, avere una gamba infortunata, o essere costretti a usare una doccia normale quando non puoi deambulare con facilità. Ti rendi facilmente conto che esiste un confine visibile, quello delle cosiddette barriere architettoniche, capace di rendere difficili le operazioni più banali. Salire su un autobus è vietato alla grandissima parte degli italiani che si muovono su sedia a rotelle, servirsi dei sostegni della metropolitana non si può, se non sei ‘normalmente alto’, non utilizzerai un bagno pubblico nel sottoscala di un bar se hai una gamba rotta.

Trascuriamo le barriere ‘intangibli’, per ora, ma cosa significa essere disabili? Secondo lo standard aggiornato di ICF (diffuso da OMS in tutti gli stati parte dell’ONU) la disabilità è l’insieme delle «difficoltà di funzionamento della persona, sia a livello personale che nella partecipazione sociale». La disabilità non è intrinseca all’individuo, ma relativa alla sua interazione con l’ambiente circostante, concepito per persone che rientrano nello standard della cosiddetta ‘normalità’.

Ancora non siete convinti? Bene, facciamo un altro esempio. L’ICF (significa classificazione internazionale delle funzionalità) mette insieme fattori individuali e ambientali misurando la difficoltà di interazione con l’ambiente. Se le docce venissero necessariamente prodotte con il bordo basso, non ci sarebbe bisogno di farne alcune specifiche per gli utenti con carrozzina o per gli anziani. I costi di produzione dei piatti doccia ‘adatti a tutti’ sarebbero molto più bassi, si chiamano ‘economie di scala’, un problema in meno. 

Perché questo ragionamento? Perché chi ha inciampato nella difficoltà di vivereda disabile‘ -o accanto a una persona disabile- capisce che in certe condizioni si può sviluppare una certa aggressività. Non significa, certo, che questo sia il motivo per cui Oscar Pistorius ha effettivamente ucciso Reeva Steenkamp.

Ma il 24 marzo scorso, la Corte ha sentito testimonianza sui messaggi che sono stati scambiati via WhatsApp e iPhone tra Pistorius e Steenkamp. Di questi, il 90% risultavanoamorevoli e normali‘, altri di Steenkamp accusavano Pistorius di gelosia e possessività. In uno, la modella gli scriveva: «ho paura di te, a volte, dei tuoi scatti verso di me», e definiva il suo comportamento come ‘cattivo’.

Johan Stander, responsabile della tenuta dove i due vivevano, ha testimoniato che Pistorius l’ha chiamato alle 3:18 dicendo: «Per favore, vieni a casa mia. Ho sparato a Reeva; Credevo che fosse un intruso. Per favore, vieni subito». Al suo arrivo, Pistorius scendeva le scale con Steenkamp tra le braccia. «Lui era distrutto, urlava, piangeva, pregava. Ho visto la verità, quella mattina», ha detto Stander. 

Ma altri cinque testimoni di quella notte hanno di aver sentito le urla di una donna e diversi spari. La difesa ha cercato di dimostrare che in realtà la voce era quella di Pistorius mentre gridava aiuto e che i ‘suoni esplosivi’ riguardavano la porta del bagno che veniva buttata giù dallo stesso atleta. Il vicino di casa Johan Stipp, svegliato dal suono degli spari e dalle urla ‘di una donna’ e accorso subito sulla scena del delitto, ha testimoniato di aver trovato Pistorius che pregava sul corpo di Steenkamp. 

Pistorius è stato sottoposto alla valutazione di un ospedale psichiatrico, per determinare se soffrisse o meno di disturbo d’ansia generalizzato  -DAG. Una patologia grave, sottovalutata e capace di amplificare le normali reazioni a segnali normali che il malato considera minacce gravi alla propria incolumità. 
L’8 luglio la difesa ha chiuso il caso e l’avvocato difensore Barry Roux si è lamentato di non essere stato «in grado di chiamare diversi testimoni, intimoriti dalla pubblicità del processo», forse per giustificare l’inadeguatezza della difesa. 

Il procuratore Nel ha invece concluso che Pistorius ha inventato una «valanga di bugie», chiedendo che affrontasse le conseguenze delle sue azioni. In risposta, l’avvocato Roux ha dichiarato che la linea temporale dimostra la verità della storia di Pistorius, paragonando la sua reazione a quella tipica «di una donna maltrattata», il che lo esporrebbe a un’accusa di omicidio colposo, non volontario.

L’accusa sostiene l’intenzionalità dell’aggressione di Pistorius, che sarebbe giunta alla fine di un litigio; e secondo il procuratore lui sapeva bene che lei era dentro il bagno. Omicidio premeditato, dunque, dato che il tempo per cercare la pistola, andare al bagno e sparare è lungo e dimostrerebbe la premeditazione, secondo Nel. 

L’accusa sarebbe in ogni caso quella di omicidio volontario, perché anche ignorando che nel bagno c’era Reeva, Pistorius conferma di aver sparato per uccidere una persona oltre la porta. Ma non si è trovato il motivo per cui si sarebbe ritenuto in pericolo di vita. 

La manomissione della scena e degli arredi, il mancato -e naturale- tentativo di Pistorius di parlare con Reeva accertandosi che stesse bene, prima di andare in bagno a sparare, confermerebbero la tesi accusatoria per cui Pistorius avrebbe «strumentalizzato, ben calcolato e sperimentato delle esplosioni emotive per distogliere l’attenzione ed evitare di dover rispondere alle domande immediate». 

Che cosa accadrà ora a Pistorius? Si saprà tra pochi giorni, ma di certo dipenderà dall’esame del giudice Masipa e dei suoi assistenti, che dovranno decidere, valutando oltre 4.000 pagine di prove, sulla premeditazione dell’omicidio. 

In questo caso, Pistorius rischia l’ergastolo, cioè 25 anni dietro le sbarre prima che il suo caso si possa riconsiderare. La condanna senza premeditazione gli farebbe scontare 20 anni di prigione, in assenza di attenuanti ‘sostanziali e convincenti’. Per omicidio colposo, gli anni sarebbero al massimo 15. 

Considerando credibile l’ipotesi dell’autodifesa, sarebbe assolto. Il riconoscimento di crimini minori, come possesso illegale di munizioni e spari in un luogo pubblico, aggiungerebbero altri 5 anni di carcere o una multa. 

Il giorno del verdetto è atteso per l’11 Settembre 2014. Quanto conterà la disabilità di Pistorius nell’elaborazione della sentenza? E se fosse colpevole, quali condizioni di sostegno alla disabilità potranno essergli riconosciute in carcere? 

Il Sudafrica piange con la famiglia la morte di Reeva Steenkamp, ma anche la sorte di Oscar Pistorius. La morte simbolica di un mito, già toccata a molti personaggi tra cui OJ Simpson, Mike Tyson, Bertrand Cantat (se vogliamo passare al mondo della musica). L’ultimo, il cantante del gruppo francese Noir Desir, fu responsabile della morte di Marie Trintignant, uccisa a pugni.

Tutti responsabili di gesti apparentemente inspiegabili, forse perché di base risentivano di fragilità psicologiche mal comprese, tutti privilegiati, tutti protagonisti della cronaca. Nel caso di Pistorius sembra di poter scorgere tra le righe dei verbali anche una profonda solitudine umana.
Solitudine che non gli aveva impedito di diventare l’emblema del coraggio e della forza d’animo. Coraggio che però  -fuori dal circuito di gara-  non gli è bastato per vincere la sfida della vita.

 

Fonti: SAPA, Reuters, News24, Associated Press; SABC

 

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