sabato, Maggio 21

Ortodossi di Ucraina: l’altra faccia della guerra L'identità religiosa di Russia e Ucraina, due Nazioni divise da una storia religiosa comune, riemerge nella guerra in corso

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Secondo un sondaggio del Pew del 2015, il 71% dei russi e il 78% degli ucraini si identificano come ortodossi. In Ucraina, poi, vi è una significativa minoranza di cattolici che fanno riferimento a una liturgia bizantina simile a quella degli ortodossi, ma che sono fedeli al papa. La popolazione comprende altresì percentuali minori di protestanti, ebrei e musulmani.
L’identità religiosa è un importante fattore culturale sia in Ucraina che in Russia. E, di più, si può affermare che le due Nazioni sono divise da una storia comune, sia religiosamente che politicamente.

Le chiese ortodosse sono state storicamenteorganizzate secondo linee nazionali, con i patriarchi che hanno autonomia nei loro territori, pur essendo legati da una fede comune. Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli è considerato primo tra eguali, ma non ha giurisdizione universale.
Infatti, a differenza della Chiesa cattolica, che ha un unico leader spirituale supremo nel papa, la
Chiesa ortodossa mondiale è divisa in 14 chiese universalmente riconosciute, indipendenti, autocefale . Ogni chiesa autocefala ha la sua testa/capo, o kephale in greco. Ogni chiesa autocefala mantiene la stessa fede delle sue chiese sorelle. La maggior parte delle autocefalie sono chiese nazionali, come le chiese russa, rumena e greco-ortodossa.
Questa organizzazione è fondamentale nel guardare la situazione in Ucraina e Russia.
Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina e ha annesso la Crimea, nel 2014, le relazioni tra i due Paesi sono state particolarmente tese, allo stesso modo da allora sono state tese le relazioni tra le due Chiese.

Prima di proseguire, è necessario fare un passo indietro nella storia.
Una storia che J. Eugene Clay, professore associato di studi religiosi presso la School of Historical, Philosophical and Religious Studies, della Arizona State University, studioso dei movimenti religiosi in Russia e in Eurasia e del rapporto tra religione e nazionalismo, ricostruisce così:
«I cristianiortodossi sia in Russia che in Ucraina fanno risalire la loro fede alla conversione, nel 988 d.C., del Gran Principe di Kiev. Conosciuto come Vladimir dai russi e Volodymyr dagli ucraini, il gran principe pagano fu battezzato dai missionari di Costantinopoli, la capitale dell’impero bizantino. Kiev divenne il centro religioso più importante per gli slavi orientali.

Distrutta nel 1240 dai mongoli, Kiev cadde in declino, mentre il suo vicino settentrionale, Mosca, divenne sempre più potente. Nel 1686, la Russia aveva conquistato l’Ucraina orientale e Kiev. In quell’anno, il patriarca di Costantinopoli trasferì formalmente la sua autorità spirituale sull’Ucraina al patriarca di Mosca». E qui si appunta una disputa storica e di potere temporale centrale per gli ortodossi russi e quelli ucraini. La Chiesa ortodossa russa afferma che si trattava di un trasferimento permanente. Il Patriarca ecumenico dice che era temporaneo.
«Nel 20° secolo, un crescente movimento nazionalista ha chiesto l’indipendenza dell’Ucraina sia per la Chiesa che per lo Stato. Sebbene l’
Ucraina sia diventata un Paese indipendente nel 1991, la sua unica Chiesa ortodossa nazionale universalmente riconosciuta è rimasta soggetta a Mosca. Alcuni cristiani ortodossi ucraini tentarono di creare una Chiesa autocefala nel 1921, 1942 e 1992. Questi sforzi in gran parte fallirono; le chiese che hanno formato non sono state riconosciute dalla comunità ortodossa mondiale». Si dovrà arrivare al 2018 perchè le cose cambino radicalmente.
«Nell’aprile 2018 Petro Poroshenko, allora Presidente dell’Ucraina, tentò di nuovo di formare una Chiesa ortodossa ucraina autocefala. Non meno di tre diverse chiese affermarono di essere la vera Chiesa ortodossa ucraina. Poroshenko sperava di unire questi corpi rivali.
La Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Mosca era quella più grande e godeva del riconoscimento della comunità ortodossa mondiale. Tuttavia, era ed è soggetta al Patriarca di Mosca, uno status inaccettabile per molti ucraini. Altre due chiese, la Chiesa ortodossa autocefala ucraina e la Chiesa ortodossa ucraina-Patriarcato di Kiev, non erano riuscite a ottenere il riconoscimento da altre chiese ortodosse.
Il patriarca ecumenico di Costantinopoli,Bartolomeo I, sostenne il progetto di Poroshenko. In qualità di principale vescovo dell’antica capitale dell’impero bizantino, Bartolomeo gode del primo posto d’onore tra tutti i capi delle chiese ortodosse.
Sebbene il cristianesimo ortodosso orientale non abbia un metodo chiaro per creare una nuova chiesa autocefala, Bartolomeo ha affermato di avere l’autorità per concedere questo status. Poiché l’Ucraina aveva originariamente ricevuto il cristianesimo dai bizantini, Costantinopoli era la chiesa madre di Kiev».
Nell’autunno 2018 si ritorna così al 1686, quando Costantinopoli pose l’Ortodossia ucraina sotto l’autorità di Mosca. Trasferimento considerato permanente dalla Chiesa ortodossa russa e temporaneo dal Patriarca ecumenico, quello di Costantinopoli. L’Ucraina odierna aveva bisogno di Costantinopoli per rompere i legami che legavano l’Ortodossia ucraina a Mosca. L’
11 ottobre 2018,Costantinopoli ha revocato la decisione del 1686di concedere a Mosca la giurisdizione sull’Ortodossia ucraina. Il 15 dicembre 2018, unconsiglio di unificazione ha formalmente sciolto gli altri rami dell’Ortodossia in Ucraina e ha creato la Chiesa ortodossa ucraina. Nel gennaio 2019, Bartolomeo ha firmato un decreto formale, o ‘Tomos‘, che proclama autocefala la nuova chiesa».

Nel 2014, il Presidente Vladimir Putin ha richiamato (distorcendola) questa storia per giustificare la sua presa della Crimea, una terrache ha chiamatosacraper la Russia.
Nuovamente ora,
nel discorso del 21 febbraio, cercando di giustificare l’imminente invasione dell’Ucraina con una narrativa storica distorta , il Presidente russo ha affermato, senza prove, che Kiev si stesse preparando alladistruzionedella Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca, sottolineato i legami storici e religiosi tra i due Paesi, e ha detto che uno degli obiettivi di Mosca era difendere il cristianesimo ortodosso.
Mentre
Putin afferma che la Russia è il vero erede Gran Principe di Kiev, gli ucraini affermano che il loro Stato moderno ha un pedigree distinto.
Questa tensione persiste nelle relazioni tra gli ortodossi.

Al momento in Ucraina ci sono due chiese ortodosse. La chiesa più antica e più grande è la Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Mosca. Secondo le statistiche del governo ucraino, questa chiesa aveva oltre 12.000 parrocchie nel 2018. E’ un ramo della Chiesa ortodossa russa, ed è sotto l’autorità spirituale del patriarca Kirill di Mosca. Il patriarca Kirill e il suo predecessore, il patriarca Aleksii II, hanno entrambi sottolineato più volte i potenti legami che legano i popoli di Ucraina e Russia.
La seconda e più recente chiesa, è la Chiesa ortodossa ucraina, indipendente da Mosca,autocefala. Quella benedetta dal patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli, nel gennaio 2019, formalmente riconosciuta come membro separato, indipendente e paritario della comunione mondiale delle chiese ortodosse.
Afferma Eugene Clay:
«Completamente autonoma, la Chiesa ortodossa ucraina è stata il culmine di decenni di sforzi da parte dei credenti ucraini che volevano una propria chiesa nazionale,libera da qualsiasi autorità religiosa straniera. In quanto espressione dell’indipendenza spirituale ucraina, questa nuova Chiesa ortodossa ucraina autogovernante è stata una sfida per Mosca». Il problema rappresentato dalla Chiesa ortodossa ucraina sostanzialmente risiede nel fatto che rivendica la sua autocefalia. «La Chiesa ortodossa ucraina conta oltre 7.000 parrocchie in 44 diocesi. Considera i russi e gli ucraini come due popoli diversi, ognuno dei quali merita di avere una propria chiesa separata».
«La questione principale che separa la Chiesa ortodossa ucraina dalla Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Mosca è il loro rapporto con la Chiesa ortodossa russa.
La Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Mosca ha una sostanziale autonomia negli affari interni. In definitiva, però, è subordinata al patriarca di Mosca Kirill, che deve confermare formalmente il suo leader. La chiesa sottolinea l’unità di cui gode con i credenti ortodossi russi. Al contrario, la Chiesa ortodossa ucraina è indipendente da qualsiasi altro organismo religioso. Per i sostenitori della chiesa, questa indipendenza le consente di sviluppare un’espressione ucraina unica del cristianesimo».
Oggi, prosegue Clay, «le due principali espressioni rivali dell’Ortodossia in Ucraina riflettono due diverse visioni storiche del rapporto tra russi e ucraini. Per il Patriarcato di Mosca, russi e ucraini sono un popolo. Perciò un’unica chiesa dovrebbe unirli. Il Presidente Putin ha fatto proprio questo argomento in un recente saggio. Egli dipinge la Chiesa ortodossa ucraina come un attacco all”unità spirituale’ dei popoli russo e ucraino. La Chiesa ortodossa ucraina ha una visione molto diversa. In un’intervista con la British Broadcasting Corp., il metropolita Epifaniy ha respinto fermamente le ‘tradizioni imperiali russe’. Essendo un popolo separato con una cultura unica, gli ucraini richiedono una chiesa indipendente».

La decisione di Putin di entrare in guerra con l’Ucraina ha accentuato le spaccature tra i diversi mondi ortodossi.
La
Chiesa ortodossa ucraina si è schierata molto fortemente contro la Russia. Il metropolita Epifanio I, primate della Chiesa, non solo ha esortato il mondo a fermare «l’aggressione russa e bielorussa», ma ha anche chiesto preghiere per la vittoria dell’Ucraina.
Il
metropolita Onufry, della Chiesa ortodossa ucraina – Patriarcato di Mosca, ha paragonato la guerra alpeccato di Caino‘, ha esortato gli ucraini a mostrare il loro amore per la loro patria e pregare per il successo del loro esercito. Il che indica che anche la Chiesa orientata a Mosca ha un forte senso di identità nazionale ucraina. Il patriarca di Mosca Kirill, invece, ha chiesto la pace, ma non ha condannato l’invasione. Piuttosto, ha pregato per l’unità delle terre slave,in cui include Russia, Bielorussia e Ucraina, nonché per l’unità delle Chiese di Ucraina e Russia di fronte a «tentazioni, attacchi diabolici,provocazioni».
In effetti, fanno notare gli studiosi, la
Chiesa ortodossa ucraina sotto il Patriarcato di Mosca ha un carattere che negli anni è diventato sempre più ucraino. Tra i motivi di ciò, il fatto che conta oramai molti sacerdoti che sono cresciuti nell’Ucraina indipendente, quella del dopo-1992, e le loro preferenze politiche non sono necessariamente correlate alle giurisdizioni formali delle loro parrocchie. Incide anche il fatto che, pur essendo stato l’ex Presidente Poroshenko a ‘incoraggiare’ la nascita della Chiesa ortodossa ucraina, e per quanto dal 2014 lo Stato ucraino sia diventato più esplicito nel suo sostegno a una chiesa ucraina indipendente, tanto che i leader ucraini hanno considerato la rottura dell’Ortodossia ucraina da Mosca come l’ultimo passo del viaggio dell’Ucraina versol’indipendenza politica, l‘Ucraina non si è caratterizzata per l’accentuato carattere di nazionalismo religioso che appartiene invece alla Russia.

Si fa notare che la guerra della Russia all’Ucraina ha rivelato ancora una volta le faglie del mondo ortodosso definite da fattori profani piuttosto che da differenze teologiche. La politica pervade il mondo cristiano ortodosso, e con questa guerra le divisioni intra-ortodosse rischiano di allargarsi ulteriormente.

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