sabato, Ottobre 23

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Due fatti accadono in Italia e nel lontano Burundi, uno riguarda la morte di un’orsa per mano di un essere umano e l’altro la morte di tre suore in una missione per mano di uno squilibrato.
Non può e non potrà mai esserci una giustapposizione tra questi due eventi, non ve n’è uno più grave o più drammatico, non ci è permesso stabilire una graduatoria di valore tra essi.
Sono due atti violenti che non hanno giustificazione alcuna.

Eppure vi invito a seguirmi in questa mia osservazione, condotta negli ultimi giorni sui social network che gli italiani frequentano.
L’assassinio cruento delle tre missionarie ha preceduto di un paio di giorni la morte dell’orsa; uccise le prime da un ‘folle’ (in realtà ancora non è accertata la sua follia) armato di macete e la seconda da un veterinario che aveva deciso di sedare l’orsa.

Confesso senza mezzi termini il mio assoluto agnosticismo, per liberare il campo da ogni retrogusto a quanto scrivo.

E veniamo al punto: ho avuto modo di registrare una quasi totale mancanza di reazioni alla morte delle prime e, invece, un continuo rilancio di immagini, con commenti accorati, per la notizia riguardante l’orsa.
Perché?
Io non ho una risposta, e non voglio averla.
Mi limito ad un’osservazione che antropologi e sociologi potranno, di sicuro, analizzare ed interpretare, a me non interessa, e non lo voglio fare.
Io svolgo il mio compito di ‘cronista’, e mi limito a rilevare un fenomeno che ha coinvolto migliaia di persone, di ogni estrazione cultura e posizione politica.
È un segnale di un punto di non ritorno?

Perché ogni giorno -perché ormai accade ogni giorno in Italia o all’estero, non vedo rilanciare sui social network i volti delle famiglie assassinate da padri impazziti, che fino a ieri impersonavano la quinta essenza della ‘normalità’ agli occhi di parenti e amici?
Forse perché farlo ci metterebbe tutti di fronte alla realtà di dove è arrivato l’animale uomo, ed è più comodo e facile accorarsi per la morte di un’orsa.

Mi ha rattristata molto l’uccisione, per mano dell’uomo, dell’orsa Daniza, ma è ancora una volta la dimostrazione dell’ipocrisia e del buonismo dei quali siamo pregni, della faciloneria con la quale, dopo aver distrutto la natura, prendiamo una specie praticamente estinta e la inseriamo in un contesto nel quale non potrà né vivere né sopravvivere. Poi accada quel che deve accadere.
E quando accade quello che la natura comanda, e che quindi un’orsa difenda i suoi cuccioli assalendo un uomo, e l’orsa viene rinchiusa e accidentalmente uccisa, allora non si cercano le ragioni all’origine -no, è difficile mettersi davanti alla realtà-,  non si capisce che portare avanti l’ecologismo in una situazione incancrenita da anni di indifferenza, non è cosa che si fa semplicemente depositando nei boschi del Trentino un’orsa e lavandosene le mani.
Ma arrivare alla radice dei problemi non fa parte di una società che clicca mi piace‘ su una notizia e che con quel gesto sente di aver l’‘anima’ in pace!

I signori giornalisti italiani sono bravissimi a dare la cronaca dell’ultima tragedia familiare, ma senza arrivare poi a fare un’inchiesta sulle ragioni che portano al dilaniarsi degli affetti più cari, ad una denuncia della situazione esistenziale nella quale ormai la maggior parte di noi vive.
E, con la stessa superficialità colpevole, nessuno più si prende neppure l’onere di scrivere dei suicidi che invece continuano a moltiplicarsi in modo esponenziale.

L’assassinio di un’orsa, oltretutto, è un materiale perfetto per distrarre l’attenzione delle masse dai fatti gravi che accadono, dalle decisioni che capi di stato prendono in assoluta autonomia annunciandoci che andranno a bombardare Siria e Iraq, coalizzando in questa violenza immorale altri Stati, in barba all’ONU o a qualsiasi altro organismo internazionale.
Non ho visto la stessa accorata indignazione per i ragazzi gay e le persone transessuali picchiati a morte, per chi si è dato fuoco perché non riusciva a pagare Equitalia, per la vecchia che aveva rubato in un supermercato un pezzo di formaggio che non poteva pagare.
Dove eravate voi che ora piangete accorati la morte dell’orsa, quando in Africa intere etnie si massacravano l’un l’altra e i Governi dei Paesi nei quali viviamo se ne fregavano?

Certo, piangere un’orsa uccisa è più veloce e richiede un impegno in tempo e in energie senz’altro più contenuto, ci si sente buoni e poi ci si può dedicare ad altro.
Siamo così schizofrenici che sulla stessa bacheca rilanciamo l’ultimo pensiero di Gino Strada contro la guerra e neghiamo a un migrante il diritto di cittadinanza in Italia perché musulmano.

Subiamo un costante lavaggio del cervello e non siamo più in grado di comprendere quanto la realtà è stata abilmente mistificata, di come sempre più ci stiano trasformando in pedine. Abbiamo sospeso il giudizio, abbiamo abiurato i valori, convinti che avremmo raggiunto la libertà. Falso! Siamo finiti preda di un Sistema sempre più scaltro e sofisticato che prepara bocconi avvelenati e trappole nelle quali cadiamo inermi o, peggio, nella convinzione di essere arbitri della nostra vita, delle nostre decisioni.

Mentre i giornali comunicavano l’ammontare della buonuscita di Luca Cordero di Montezemolo, si passava sotto silenzio la notizia dell’ennesima perdita di posti di lavoro causata dalla chiusura di negozi a marchio Benetton. Fumo, nebbia gettati sapientemente nei nostri occhi.

Oggi al centro dei riflettori è stata collocata una povera orsa e domani?
#staisereno… qualcosa di altrettanto coinvolgente e insopportabile per noi tutti, qualcosa che di sicuro attirerà indignazione e attenzione, distogliendole da altro, arriverà…
… E quello che abbiamo dimenticato in fretta, ad esempio, è la striscia di Gaza, quella strage di persone e territori, surclassata da altro, già coperta da altro, da una fitta nebbia di lamentazioni per il destino segnato di un’orsa, un’aliena in un mondo ostile.

 

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