sabato, Ottobre 16

Oro, di generazione in generazione field_506ffb1d3dbe2

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Nei momenti di crisi economica e di possibile aumento dell’inflazione l’oro fisico rimane uno degli strumenti fondamentali per proteggersi dalla diminuzione del potere d’acquisto della moneta. Il prezzo dell’oro è in costante crescita dal 2000 e lo è stato fino al 2012 come riporta il grafico del World Gold Council. A partire dall’ultimo trimestre del 2012 però c’è stato un calo abbastanza costante che ha portato il prezzo dell’oro ad attestarsi attorno ai 1200 dollari l’oncia (28,35 gr). Questo calo è dovuto sia alla domanda minore degli ultimi periodi, sia alla crisi economica che ha portato alcuni paesi sul punto di valutare la possibilità di rinunciare alle loro riserve in oro per abbassare il loro debito, come stava per fare Cipro. Il mantra degli esperti era “in periodi di crisi economica bisogna investire in oro”. Tutto ciò si può guardare da diversi punti di vista, nel senso che chi ancora non ha investito in oro potrebbe cogliere l’occasione dei prezzi bassi per farlo, mentre chi è in possesso di parecchio oro corre a venderlo, soprattutto se ha bisogno di liquidità.  

Si tratta però di investimenti di lungo periodo e per questo il report del World Gold Council ha evidenziato come ancora oggi l’oro sia il modo più sicuro per trasferire ricchezza da una generazione all’altra, nonostante la crisi ed il calo della quotazione. Inoltre rimane una sicurezza in quanto è ancora la valuta di riserva mondiale, non è manipolabile da una singola banca centrale o da un singolo Stato e presenta diversi vantaggi fiscali, soprattutto in caso di plusvalenza.

Ne abbiamo parlato con Riccardo Andriolo, presidente e amministratore delegato di Banco Metalli Preziosi.

Quali sono i vantaggi nell’investire in oro fisico?

L’oro è l’unica “moneta” che non può essere stampata quindi il suo corso e la sua valutazione sono legati solo ed esclusivamente alla natura. Di conseguenza è uno strumento fondamentale per tesorizzare il proprio patrimonio, soprattutto in momenti di inflazione, iper-inflazione, recessione e crisi finanziarie. L’oro fisico rimane, a detta di tutti gli esperti in investimenti, il modo migliore per salvaguardare il proprio patrimonio in momenti di instabilità economica come quello che stiamo attraversando.

Esiste un prezzo indicativo dell’oro e quale ente lo stabilisce?

Il prezzo lo fa il mercato. L’oro è uno dei pochi asset che ha un mercato “following the sun”, ovvero 24 ore su 24. Nel senso che a partire dall’Australia passa poi in Asia, Europa e America fino a chiudere il ciclo giornaliero. C’è una quota ufficiale che viene chiamato fixing e viene fatto da quattro istituti accreditati nella City di Londra (Deutsche Bank, Credit Suisse First Boston, Hsbc, Scotia Mocatta) due volte al giorno, alle 10:30 del mattino e alle 15:00. Sostanzialmente è un prezzo allineato a quello che si ha durante le altre 24 ore ma si tratta di un indicatore statistico, che serve alle industrie e ai produttori di tutto il mondo per stabilire il prezzo dei loro materiali.

Dal punto di vista patrimoniale come viene trattato l’oro? È un bene pignorabile o no?

Sì può essere sottoposto a sequestro il problema è che non è facilmente rintracciabile, in quanto non si è obbligati a dichiararlo e la maggior parte dell’oro privato sta nelle cassette di sicurezza o negli istituti che offrono servizi di Vaulting, ovvero di deposito fuori dal sistema bancario presso caveau di portavalori accreditati. In questo secondo caso gli istituti offrono maggiori garanzie, come un copertura assicurativa integrale rispetto a quella del valore di 20mila euro delle cassette di sicurezza.

Nel momento in cui voglio scambiare il mio oro in denaro come posso fare?

Il nostro istituto di solito compra nuovamente l’oro dei nostri clienti che vogliono vendere. Possiamo acquistare dell’oro anche non proveniente dal nostro stesso istituto ma l’operazione viene sottoposta ad una procedura più lunga. Secondo il Testo Unico per un istituto autorizzato che compra oro da un operatore non riconosciuto o autorizzato deve prendere questa quantità di oro e tenerla ferma per 10 giorni, annotarlo su un apposito registro, e una volta passati i 10 giorni procederà a saggiare l’oro per controllare che non sia stato alterato e a questo punto può procedere a chiudere e saldare il corrispettivo al venditore. Nel caso in cui noi dovessimo ricomprare il nostro stesso oro, al decimo giorno non abbiamo bisogno di saggiarlo per controllare che non sia stato carotato o modificato con altri materiali, perché i nostri lingotti sono garantiti ed hanno un sigillo anti contraffazione KINEBAR. Quindi al decimo giorno possiamo procedere elargendo il corrispettivo a chi ce lo vuole rivendere.

Nel caso in cui io, possessore di oro fisico, nel vendere riesca a maturare una plusvalenza a che tipo di fiscalità sono soggetto?

L’oro ceduto da un soggetto che lo detiene non in regime di impresa è soggetto ad una tassazione del 20% secca. L’oro a differenza degli strumenti finanziari classici ha una particolarità. Secondo quanto prevede il Testo Unico se lei non ha come dimostrare il valore di acquisto dell’oro che possiede si presuppone che questo valore sia pari al 75% del prezzo di vendita. Ciò vuol dire che su quel 25% andrà a pagare il 20% di imposta in conclusione lei pagherà il 5% sul prezzo di vendita. Supponiamo che lei compri un Etc in oro a 100 lo rivendo a 200 io sui 100 di plusvalenza pago il 20% ovvero 20. Ma utilizzando la previsione del Testo Unico quell’Etc che ha venduto a 200 implica il fatto che lei l’abbia pagato 150 e a questo punto deve pagare il 20% di 50, quindi pagherà la metà delle imposte. L’utente privato non ha l’obbligo di tenere il registro per 10 anni come chi detiene oro in regime d’impresa, quindi non è obbligato ad avere la ricevuta che dimostri il valore d’acquisto. Questo di fatto va a mettere un gap alla plusvalenza in oro.

Che tipo di opzioni ha chi vuole investire in oro tramite il vostro istituto?

Esistono dei Piani di Accumulo in oro fisico. L’investitore può scegliere un programma quinquennale durante il quale paga una quota fissa al mese e quest’oro gli viene lingottato al raggiungimento di una soglia minima prestabilita. Si possono comprare 5 grammi al mese ed al raggiungimento di 50 gr il decimo mese può avere il suo lingotto da 50 gr. Questo serve anche a limitare i costi di lingottatura che sono stabili e vanno ad incidere sul prezzo finale e sono identici per un lingotto di 2 gr o di 100 gr.

 

Esiste anche un altro tipo di oro, non fisico: l’oro finanziario. Le differenze con l’oro fisico sono sostanziali, intanto l’oro finanziario ha un costo inferiore in quanto non si va incontro ai costi di lingottatura e sostanzialmente funziona come un qualsiasi conto in valuta solo che adotta le scale di misura dell’oro fisico. Per investire in oro finanziario è necessario rivolgersi ad una banca, di conseguenza si tratta di un investimento più facilmente tracciabile da parte del fisco ed è anche sottoposto ad un regime fiscale diverso rispetto al lingotto fisico.

Ne abbiamo discusso con Francesco Bernardini responsabile oro di Banca Etruria.

Come si può investire in oro finanziario?

Sostanzialmente i Pac (Piani di Accumulo di Capitale in Oro) sono gli stessi di quelli in oro fisico che offriamo nel nostro istituto. Si può scegliere un percorso a rate, nelle quali al raggiungimento della soglia si diventa possessori di una certa quantità di oro finanziario, assimilabile ad una sorta di lingotto virtuale. Rispetto all’accumulo in oro fisico l’oro finanziario non prevede nessun tipo di versamento o deposito materiale. In questo modo si ha un prodotto più elastico e dinamico, adatto ad un’intensa attività di acquisto-vendita. Inoltre non ci sono costi aggiuntivi per la custodia o per la lingottatura, è come se fosse un conto corrente in valuta estera, solo che si ragiona sui riferimenti dell’oro, quindi in once o grammi. Esiste anche un’altra modalità di investimento per chi si ritrova ad avere una disponibilità di denaro maggiore e immediata può puntare sul Pic (Piano investimento capitale) che consiste nel comprare una determinata quantità di oro finanziario o fisico tutta insieme. Questa modalità ha il rischio di trovarsi a comprare in un momento in cui i prezzi sono alti e quindi è più rischiosa rispetto al Pac che ammortizza anche i rischi della volatilità del prezzo dell’oro.

Il fixing dell’oro finanziario è lo stesso di quello fisico?

Sì ma esistono due possibilità in caso di vendita ci si può rifare ai fixing dell’oro fisico che vengono diffusi da Londra alle 11:30 e alle 16:00 italiane o si può stabilire un prezzo di mercato con la Banca. Il prezzo di Londra però è più basso in quanto a quel prezzo sul mercato inglese, che viene preso come mercato di riferimento, vanno aggiunti i costi di messa a disposizione (spedizione, lingottatura ecc.). Quindi il prezzo reale in Italia sarà leggermente più alto di quello della City.

Nel caso in cui il cliente faccia una plusvalenza in oro a che tipo di fiscalità va incontro?

Da un punto di vista fiscale, la cessione di oro finanziario regolata su conti correnti denominati in oro non è una fattispecie espressamente contemplata dalla normativa vigente, tuttavia essendo l’oro finanziario trattato alla stregua di una qualunque altra valuta noi adottiamo l’interpretazione prevalente secondo cui l’oro finanziario è soggetto alla medesima tassazione dei conti correnti in valuta estera. La tassazione sulle plusvalenze derivanti dalla cessione di divisa estera (quindi anche dell’oro finanziario) eseguita dalla clientela “privata”, è assimilata al disposto dell’art. 67 co. 1-ter del TUIR, con le regole previste per i conti e depositi in valuta, ovvero con l’applicazione dell’aliquota del 20% per plusvalenze da giacenze superiori a 51.465,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi consecutivi. Le faccio un esempio: supponiamo che lei vada negli Stati Uniti in vacanza e cambierà degli euro in dollari. Al suo ritorno in Italia se le sono rimasti dei dollari li potrebbe cambiare nuovamente ad una cifra a lei più conveniente, realizzando di fatto una piccola plusvalenza. Su quella plusvalenza ovviamente lei non paga nessun tipo di tasse ma se quella somma, valida anche per conti cumulabili (in oro e in dollari ad esempio), superasse i vecchi 100 milioni di lire di cui sopra lei sarà sottoposto ad una tassazione del 20%.

Nel caso in cui io, possessore di oro finanziario, venga sottoposto a pignoramento l’oro finanziario può essere pignorato o no?

Trattandosi come dicevamo prima di un conto corrente in valuta, in caso di pignoramento può essere attaccato e rintracciato dalle autorità preposte e quindi è pignorabile.

Devo dichiararlo come mio patrimonio nella dichiarazione dei redditi?

No. Lei fa questo investimento all’interno di una banca; è chiaro che si tratta di un asset intestato a lei e quindi rintracciabile ma non deve dichiararlo. Si inserisce nella dichiarazione dei redditi solo nel caso in cui lei alla vendita riesca a maturare una plusvalenza superiore ai 51.465,69 euro.

 

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