sabato, Settembre 25

Organizzazioni dei diritti umani nel mirino field_506ffbaa4a8d4

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Il Capo del Governo della Città di Buenos Aires e candidato alla presidenza, Mauricio Macri, ha promesso, in un’intervista al quotidiano ‘La Nación’, che se avesse vinto le elezioni sarebbe finita «la truffa dei Diritti Umani». Le sue parole hanno provocato grande sensazione, a favore e contro. Julio Strassera, ex PM del processo alle Giunte Militari e un punto di riferimento della lotta contro il terrorismo di Stato, ha appoggiato le parole di Macri dichiarando: «Il partito di governo sosteneva la legge sull’auto-amnistia, si è rifiutato di entrare a far parte della Commissione Nazionale della Scomparsa delle Persone (CONADEP), non si sono mai preoccupati (i Kirchner) dei diritti umani. Mai. Né Néstor Kirchner, né sua moglie. Ora che hanno scoperto il business, si disperano per i diritti umani? Mi sembra una gigantesca ipocrisia».

Marcelo Larraquy, storico e autore di vari libri sulla violenza degli anni 70, spiega il vincolo che lega le vittime della repressione illegale durante quel decennio e l’attuale governo. «Derogando le “leggi sull’obbedienza dovuta e punto finale” (che limitavano l’azione della giustizia), il governo di Néstor Kirchner diede impulso ai processi ai militari coinvolti. Per questo, le organizzazioni dei diritti umani hanno sentito che, per la prima volta, lo Stato tendeva loro la mano».

 

I GIORNI FELICI

L’avvicinamento tra governo nazionale e organizzazioni come quella delle Madri e Nonne di Plaza de Mayo iniziò sin dai primi giorni del 2003, con la presidenza di Néstor Kirchner, ed è continuato con la gestione di sua moglie, Cristina Fernández. L’atteggiamento di entrambi i presidenti nei confronti della memoria dei crimini della dittatura ha significato una rottura rispetto ai presidenti precedenti. Anche se il processo alle massime autorità militari si è svolto durante il governo di Raúl Alfonsín, nel 1985, la fine del suo mandato è stata segnata dal malcontento generato dalle “leggi di punto finale e obbedienza dovuta”. Questo allontanamento tra governo e organizzazioni si è accentuato con l’arrivo alla presidenza di Carlos Menem (1989-1999), che ha decretato l’indulto dei condannati del 1985 ed ha definito una politica di amnistia che non ha soddisfatto i familiari delle vittime.

Secondo Larraquy, «l’inclusione dei diritti umani nell’agenda dell’attuale governo ha reso più simbiotico il rapporto con le organizzazioni». Questa politica è stata accompagnata da alcuni gesti con i quali si riaffermava alla società la posizione dei Kirchner su questo argomento. Dall’invitare i rappresentanti delle organizzazioni agli atti ufficiali, al recupero dell’Ex Scuola di Meccanica dell’Armata (ESMA), affidandone l’amministrazione alle Madri di la Plaza de Mayo, quale spazio di memoria e riflessione, tutti gesti volti a dimostrare la comunione pacifica tra organizzazioni e Stato.

«Ci sono stati gesti che sono passati alla storia», ricorda lo storico. «Come nel 2004, quando in un atto di commemorazione del golpe del 1976, Néstor Kirchner ha fatto togliere i quadri di Jorge Videla e Reynaldo Bignone (appartenenti alla Giunta Militare) dalle pareti dell’ESMA». Questa immagine, che è stata trasmessa in televisione e riproposta giorni dopo, fa ormai parte dell’iconografia kirchnerista.

Poco prima, Néstor Kirchner si era presentato alla 58ª Assemblea Generale dell’ONU come «figlio delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo». Questo gesto -interpreta Larraquy- è stato «un modo per sfruttare il prestigio internazionale di queste organizzazioni per farsi conoscere a livello mondiale».

Mentre le organizzazioni dei diritti umani si avvicinavano al governo, si iniziavano a sentire voci che ne denunciavano l’uso politico da parte del kirchnerismo. Come ha dichiarato Strassera nell’intervista, sono in molti ad affermare che i coniugi Kirchner non hanno fatto nulla a favore dei perseguitati durante la dittatura. Larraquy è d’accordo e aggiunge: «Quando era Governatore di Santa Cruz, Kirchner non aveva segnato i diritti umani sulla sua agenda».

I detrattori che accusano il kirchnerismo di avere una doppia morale invocano la contraddizione esistente tra la nomina di César Milani alla carica di capo delle Forze Armate e la dichiarata simpatia del Presidente per Gerardo Martínez, Segretario Generale dell’Unione Operaia della Costruzione della Repubblica Argentina (UOCRA). Su Milani pesa l’accusa di aver partecipato alla scomparsa di un coscritto nel 1976. Martínez, invece, è indagato per la sua partecipazione, in veste di agente civile, al Battaglione 601, un’unità speciale d’intelligence dell’Esercito.

 

SOGNI INFRANTI

A maggio del 2011, Sergio Schoklender, amministratore finanziario della Fondazione Madri di Plaza de Mayo, si dimise dal suo incarico a causa delle denunce di malversazione di fondi provenienti dalla Segreteria dei Lavori Pubblici della Nazione.

Con la vicinanza del governo, l’associazione guidata da Hebe de Bonafini era riuscita a passare da organizzazione che reclamava giustizia per i crimini contro l’umanità, a corporazione che gestiva i soldi dello Stato per la costruzione di abitazioni. Il programma venne chiamato “Sogni condivisi” ed era destinato ai settori più marginati, ma divenne tutto il contrario di ciò che prevedevano  le sue intenzioni originali. Non solo non si realizzarono i progetti iniziali, ma le indagini rivelarono all’opinione pubblica il meccanismo attraverso il quale lo Stato stanziava fondi alla fondazione senza che questa dovesse renderne conto.

«Il consenso sociale di una classe media forte, che negli anni 90 reclamava giustizia per la repressione illegale degli anni 70, cominciò a svanire quando le organizzazioni, prima molto rispettate, cominciarono a funzionare come agenzie dello Stato», osserva Larraquy.

Non fu solo la mancanza di controllo finanziario della fondazione a causare una grande delusione a molti argentini. Venne messo in discussione anche il silenzio di personalità di prestigio come  Estela de Carloto, presidente delle Nonne, per la nomina di Milani. Si criticarono le sue dichiarazioni contro l’opposizione, che la mostravano non più come una donna senza appartenenza politica in cerca di giustizia, ma come un altro punto di riferimento del kirchnerismo più puro.

Il dibattito sul ruolo delle organizzazioni dei diritti umani continua tuttora. La settimana scorsa, il Presidente Cristina Fernández de Kirchner ha risposto a Macri: «Non mi interessano le parole degli stupidi, ma piuttosto i silenzi dei complici. È un obbligo morale, politico, democratico e istituzionale, dire a tutti i cittadini quale era la politica dei diritti umani che abbiamo svolto nel 2003. Questo non è il patrimonio di un partito, né di un governo, ma di 40 milioni di argentini che lo devono difendere».

Sulle accuse mosse da chi afferma che né lei né suo marito si erano mai preoccupati dei diritti umani prima di arrivare alla presidenza, non ha rilasciato dichiarazioni.

 

Traduzione di Claudia Donelli

 

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