lunedì, Maggio 10

L’ordine di Malta e i ‘fantastici 4’: crepe nella Chiesa di Bergoglio.

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L’ordine di Malta non ci sta, e reagisce con durezza alla commissione d’inchiesta istituita da Papa Francesco per far luce sulla condotta dei suoi membri in alcune missioni, rei – sembrerebbe – di aver incoraggiato i fedeli all’uso di anticoncezionali, proibiti dalla dottrina ufficiale della Chiesa. A pagare le conseguenze dell’accusa è Albrecht Freiher von Boeselager, Gran Cancelliere dell’Ordine, allontanato per volere del Gran Maestro Robert Matthew Festing.

All’apparenza non ci sarebbe nessuno scontro tra Cavalieri e Vaticano, dato che il Sovrano Ordine di Malta cita «motivazioni strettamente giuridiche» come ragione della sua opposizione a collaborare con la commissione della Santa Sede. L’ordine ha infatti «ritenuto di non dover collaborare, anche al fine di tutelare la propria sfera di sovranità rispetto ad iniziative che si atteggiano quali forme volte obiettivamente (e quindi al di là delle intenzioni, che sono giuridicamente irrilevanti) a porre in discussione o comunque a limitare detta sfera».

Il Sovrano Ordine di Malta, nato come ordine religioso e convertito poi in forza militare nell’undicesimo secolo, nel bel mezzo della prima Crociata, è da tempo una realtà riconosciuta internazionalmente come de facto indipendente: oltre alle numerose ambasciate e il riconoscimento da parte di più di 100 stati, detiene anche un seggio all’ONU. Semplice scaramuccia diplomatica tra due microstati, dunque? Solo all’apparenza. La recentissima disputa va infatti inserita nel contesto di fermento in cui si trova la Chiesa Cattolica: una lotta interna tra tradizionalisti e modernisti che è in corso da prima del Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) ma che è andata intensificandosi sotto il pontificato di Bergoglio – quando, cioè, il Pontefice ha smesso di vestire i panni del mediatore imparziale e si è palesemente rivelato essere parte di uno dei due schieramenti: quello riformista, in questo caso.

Materia del più recente scontro è stata la pubblicazione dell’enciclica Amoris Letitia. Le posizioni esternate dal Papa andrebbero in effetti in contrasto con duemila anni di insegnamento cattolico e cristiano, e metterebbero persino in dubbio due sacramenti: è infatti scottante la questione della legittimità dell’eucaristia ai divorziati e risposati, da sempre esclusa dal magistero ma ora ponderata in un’esortazione apostolica.

Già a luglio, un gruppo di scolari e membri del clero cattolico aveva chiesto al Papa di «ripudiare gli errori» presenti nel documento. In settembre, Walter Brandmuller, Carlo Caffarra, Joachim Meisner e Raymon Burke, quattro cardinali, hanno poi inviato una lettera al Pontefice, chiedendo di chiarire la posizione ufficiale della Santa Sede per rispondere a «incertezze, confusione e disorientamento tra molti fedeli». Ed è proprio Burke, conservatore in prima linea nella battaglia per i ‘dubia’, il patrono dell’Ordine di Malta, ora sotto tentato commissariamento, che ha probabilmente fatto pressione per il siluramento di Von Boeselager.

A spingere per l’invio della lettera, a detta dell’Arcivescovo emerito di Bologna, Caffarra, «Una considerazione di carattere generale-strutturale e una di carattere contingente-congiunturale. Iniziamo dalla prima. Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. È un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitìa. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi».

In un’intervista, Raymond Burke aveva avvertito che in caso di mancato chiarimento da parte del Pontefice (atteso subito dopo l’Epifania), la situazione sarebbe stata «devastante». Nella stessa intervista Burke indica che Amoris Laetitia non risulta essere «esercizio di magistero» e che è importante che «il Pastore della Chiesa universale, e guardiano delle verità della fede, risponda a queste domande in accordo alla posizione della Chiesa. E che, quindi, ciò che ha scritto nella lettera sia solo la sua personale interpretazione».

Burke continua affermando che se il Pontefice non dovesse correggere formalmente gli errori di Amoris Laetitia e persistesse nell’insegnamento di una dottrina sbagliata sarebbe imputabile di eresia e «cesserebbe automaticamente di essere papa». Il cardinale non esclude conseguenze ben più drammatiche: «C’è una severa divisione nella Chiesa, da aggiustare con urgenza perché riguarda, come ho detto, la dogmatica e la morale fondamentale. Se non chiarita presto, questa divisione potrebbe condurre ad uno scisma formale».

Stando a indiscrezioni, inoltre, il gruppo dei 4 sarebbe in realtà soltanto la punta dell’iceberg: più di 30 cardinali avrebbero, dopo aver esaminato la bozza dell’opera, criticato ed espresso riserve riguardo Amoris Laetitia, preferendo però non esporsi e lasciando a Burke, Meisner, Caffarra e Brandmuller la responsabilità di esprimere i ‘dubia’. In questo contesto, allora, come vedere il rifiuto di collaborare con la commissione del Papa, da parte di un Ordine, sì, ‘sovrano’ ma i cui membri sarebbero comunque tenuti a giurare fedeltà al Pontefice? Potrebbe semplicemente essere parte del conto che Papa Francesco inizia a pagare per gli applausi e l’approvazione di media, politica, e mondo laico – guadagnati a discapito dei fedeli – o, come insinua Burke, uno scisma sarebbe davvero dietro l’angolo?

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