martedì, Ottobre 26

Ora si può guardare lontano

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Signor Presidente, in questa circostanza mi è caro formulare l’auspicio, sostenuto dalla preghiera, che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia”.

E’ con queste parole che Papa Francesco si è rivolto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua visita  al Quirinale.

Notiamo come il Papa parla con le parole della nostra Costituzione, riguardo allo sviluppo armonioso, al bene comune e alla dignità delle persone. Anche noi avevamo usato le parole della Costituzione per ricordare che le tutele per i ragazzi come Simone esistono già, e ci fa piacere che la Chiesa, con l’azione di Papa Francesco, stia facendo incredibili passi avanti sul tema dei diritti civili, passi molto più audaci di quelli che avrebbe dovuto fare lo Stato e che non ha ancora fatto.

Nei mesi scorsi la famiglia di Simone Dolciotti ha ricevuto una lettera di Monsignor Agostino Vallini, Cardinale Vicario di Roma, che con parole molto toccanti ha espresso la profonda commozione e la solidarietà proprie e della Chiesa.

Si ha la sensazione che il gesto di Simone abbia toccato molti più cuori di quanti egli stesso ne potesse supporre. Evidentemente, al di là delle chiassose manifestazioni di intolleranza da parte di una minoranza arrogante e insensata, gli individui in larga parte hanno maturano intimamente la convinzione che l’uguaglianza è uno dei beni più preziosi cui si possa aspirare. L’uguaglianza rende liberi, in quanto certi del rispetto reciproco. Uguaglianza non vuol dire appiattimento, anzi, l’uguaglianza nelle differenze di opinione, di religione, di etnia, di sesso, di stato sociale, rappresenta una ricchezza che non possiamo e non dobbiamo lasciarci sfuggire.

Papa Francesco, che viene da un angolo particolarmente sfortunato del pianeta, e che è abituato a toccare la miseria, a sentirne l’odore, a respirarne la disperazione, e che non può non aver colto la forza delle pulsioni di riscatto che stanno fortunatamente animando quei popoli, ha dimostrato di conoscere profondamente gli uomini, con le loro contraddizioni, il loro senso della morale che non è mai tutto nero o tutto bianco, ma che comprende le infinite sfumature di questa vita bellissima e faticosa. Ha dimostrato di aver capito anche i pensieri più reconditi di questa umanità variegata e ha voluto aiutarci parlando al posto nostro. Ha parlato per tutti quelli che non ne avevano avuto il coraggio, accogliendo tutti coloro che fino ad oggi dovevano mantenersi a distanza dai riti della fede, ha accolto i divorziati, i gay, le prostitute. Ha parlato degli operai, definendoli ‘i nuovi schiavi’.

Sentivamo sempre più urgente il bisogno di un leadermoraleche rilanciasse il nostro Paese, riportandoci alla bella politica, alla politica come servizio e non come ruberia. Quel leader lo attenderemo ancora. Ma nel frattempo, per fortuna, è arrivato questo Papa a darci nuova speranza e ad insegnarci quanto è importante saper parlare con parole semplici, comprensibili a tutti. E’ arrivato per farci riscoprire il gusto del confronto con gli altri, ma soprattutto con noi stessi. E le sue parole dirette, chiare, schiette, sono scoppi di sole che cancelleranno il grigiore di una ipocrisia non più sopportabile.

Il nostro pensiero va, in questo momento, con tanto affetto, a Don Gallo, il prete dei Carruggi genovesi, che ha vissuto la sua vita tra gli ultimi, portando il Vangelo proprio a coloro che oggi vengono abbracciati da Papa Francesco. Anche Don Gallo aveva visto lontano, ma noi non eravamo ancora pronti per seguirlo.

– Suslova

 

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