mercoledì, Settembre 22

Oppido Mamertina: processione diabolica field_506ffb1d3dbe2

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Oppido Mamertina

La vicenda ha fatto scalpore: lo scorso 2 luglio, il significato simbolico di quell’inchino della statua della Madonna delle Grazie che, in una frazione di Oppido Mamertina, Tresilico – in provincia di Reggio Calabria – dinanzi all’abitazione di un vecchio boss ‘ndranghetista ai domiciliari per motivi di salute, Giuseppe Mazzagatti, 82enne; l’acquiescenza degli amministratori locali, il neo-sindaco Domenico Giannetta (Forza Italia) in testa e del clero che accompagnavano la Sacra effigie: si son fermati anche loro, senza batter ciglio; la reazione dei Carabinieri presenti, allontanatisi in dissenso.

Eppure, il maresciallo Andrea Marino, che guidava il drappello della Benemerita quale Comandante della Stazione di Oppido, aveva messo in guardia, prima dell’avvio della processione, i ‘maggiorenti’ presenti di non fare gesti che potessero essere interpretati come omaggio ad un potere ‘temporale’.

Probabilmente, vi erano stati già precedenti ad ispirargli questa raccomandazione, non solo ad Oppido. E tale suo avvertimento, forse, avrebbe anche potuto essere il la per una ‘retata’: appoggio esterno.

Il reato vale per Marcello dell’Utri, perché non per gli ossequienti ‘in-fedeli’ della processione oppidese? Così come io, un pensierino d’imputabilità ce lo farei anche sui firmatari di quell’immondo annuncio di solidarietà allo stesso dell’Utri, che campeggiava sul Corriere della Sera di qualche giorno fa.

Questi due episodi sono legati da un filo rosso di sotterranea complicità che impensierisce profondamente. Non è semplicemente questione del capillare ‘familismo amorale’, tipico della società meridionale, teorizzato dal sociologo USA Edward C. Banfield nel 1958, in un saggio dal titolo inquietante ‘Le basi morali di una società arretrata’. Qui si tratta di un radicamento sanguinario (Taurianova, celebre per la sua faida, è a un tiro di schioppo), ferino, dell’illegalità fatta sistema sociale, dove persino la Chiesa, che col Sommo Pontefice aveva addirittura lanciato un anatema contro la ‘ndrangheta nella sua recente visita alla non tanto lontana città di Cassano Ionio, si prostra a un malavitoso.

Anzi, forse in omaggio alla logica cristiana di spingere a porgere l’altra guancia, il parroco locale invita i fedeli a schiaffeggiare la giornalista de’ ‘Il Fatto Quotidiano’. Un vero neo-crociato.

Quale è il prossimo passo, aderire al mitico califfato di al Baghdadi? Tanto, anche fra i criminali italiani, uno degli status symbol è l’esibizione di vistosi orologi, forse Rolex.

Fa quasi sorridere il togato intervento del Ministro degli Interni, Angelino Alfano: dov’era, quando si ritrovava in condominio partitico col suddetto Dell’Utri, con Cosimo Mele e con un battaglione di criminali in proprio o amici di criminali?

Siede sulla stessa poltrona che accolse il lato B di tal Claudio Scajola, ora ai domiciliari; si considerò l’erede (senza quid) di un altro personaggino che di quid ne aveva fin troppo ed anche di quibus, e per il quale sempre lui, Marcello (che non era quello di Anita Ekberg), tesseva ponti e procacciava stallieri.

Ora, ‘totanbot’, ce lo ritroviamo, l’Angelino ciarliero, a condannare l’episodio come ‘Rituale ributtante’, pensando che, con questo stigma, (parole, parole, parole) si risolva qualcosa.

Mi svolazzano nella mente i versi di una famosa canzone di  Fabrizio De André, dedicata ad un altro protagonista malavitoso, il capo-camorra maximo Raffaele Cutolo, intitolata ‘Don Raffaé’:

 

Prima pagina venti notizie

ventuno ingiustizie e lo Stato che fa

si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità

mi scervello e mi asciugo la fronte

per fortuna c’è chi mi risponde

a quell’uomo sceltissimo immenso

io chiedo consenso a don Raffaè.

 

Come diceva un altro cantautore, napoletano, Edoardo Bennato, ‘Non son solo canzonette’.

Quella strofa contiene Baumann e tanti fatti che punteggiano la storia d’Italia e che ci stanno sotto gli occhi. In più, rincorrendo le pagine di cronaca, si evidenziano le ramificazioni di queste declinazioni della criminalità non solo nelle terre d’origine, ma anche in aree finora indenni: il soldo facile non affascina soltanto al Sud – dove il mancato sviluppo e l’imperante disoccupazione possono rendere mercenari anche della morte, pur di sopravvivere – ma anche in ogni dove del Paese, tant’è che stanno cominciando a sciogliersi Comuni per infiltrazioni mafiose – definizione semplificante: ci sono soprattutto quelle della ‘ndrangheta – persino in Lombardia e Piemonte, dove la situazione economica è certo più fiorente.

E la melodia di de André potrebbe persino sostituirsi al ‘Mira al tuo popolo, o bella Signora’ che è stata spesso la colonna sonora delle processioni che emergono dai miei ricordi.

Il Vescovo di Palmi ha dichiarato la sua indignazione; ha promesso provvedimenti. Ma quali iniziative prenderà nei confronti di quel parroco che, abbiamo già detto, come una specie di picciotto fiancheggiatore, ha sobillato i propri fedeli – credenti che confessa e a cui dà la particola benedetta che la religione c’insegna contiene il Corpo di Cristo – ad aggredire la collega de’ Il Fatto?

A modo di vedere del prevosto, forse, costei era da parificarsi ai ‘mercanti nel Tempio’: fa commercio di scandalo. Uno scandalo, naturalmente, commesso dai suoi devoti parrocchiani, quelli che non gli fanno mancare l’obolo per organizzare la processione.

Con quali soldi potrebbe pagare la banda, si potrebbero scritturare i cantanti per la parte solo apparentemente laica dei festeggiamenti parrocchiali, se non con quelli provenienti dai loschi traffici della cosca ‘ndranghetosa guidata da Mazzagatti (che, piuttosto, è un Mazzauomini)?

Vi è tutto un costoso rituale che è persino strumento di fidelizzazione dei fedeli; una simbolica gara fra paesini limitrofi a chi fa venire ospite del palco allestito in onore della festa il cantante più famoso o in voga.

O, magari, più prono al vero patrono locale… altro che la povera Madonna.

Le sette spade nel petto che rappresentano una delle iconografie più note della povera Madre di Gesù, sono impugnate da questi eretici, adoranti un falso idolo a cui attribuiscono uno ius vitae ac necis (diritto di vita e di morte). Copio dal web chi è Mazzagatti, il destinatario dell’omaggio della processione:

‘Ha inizio tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli settanta l’attività di trasporto del cemento su strada avviata da Giuseppe Mazzagatti, ritenuto il boss dell’omonima cosca di Oppido Mamertina, nel reggino.

Agli inizi degli anni Settanta, infatti, Giuseppe Mazzagatti, dopo anni dedicati alla vendita della frutta con un piccolo camion, in supporto perlopiù dell’attività di fruttivendolo del padre, avvia l’attività di trasporto del cemento su strada. L’uomo fu coinvolto anche nell’omicidio di un autotrasportatore con il quale aveva avuto contrasti per il predominio nel settore .

Mazzagatti, dopo alcuni anni, riuscì ad acquistare un autocarro e successivamente un autocementiera ed iniziò ad esercitare l’attività in regime di monopolio.

Nel 1980 il Tribunale di Vibo Valentia condannò Peppe Mazzagatti ed il fratello Carmelo, per il reato di estorsione ai danni degli autotrasportatori di cemento che rifornivano diversi imprenditori della zona.

Mazzagatti, infatti, vantando una amicizia con Giacomo Piromalli, riuscì ad imporre agli autotrasportatori di astenersi dall’effettuare carichi di cemento destinati ai cantieri per i lavori della strada Rosarno – Gioiosa Jonica, costringendo l’azienda produttrice di cemento a rivolgersi direttamente a lui per la fornitura del materiale.

Il presunto boss, condannato all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa, è ritenuto uno dei principali protagonisti della faida tra le cosche della ‘ndrangheta di Oppido Mamertina verificatasi negli anni ’90.

Nel 1993 gli uccisero in un agguato mafioso il figlio Pasquale, di 33 anni. Nel 2003, dopo una lunga detenzione in carcere, ha ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di salute e per la sua età.

Questa biografia fa capire tante cose. Ma non consente, assolutamente no, ad un Grillo qualsiasi, di invitare il Parlamento europeo a non dare finanziamenti all’Italia perché altrimenti vanno in mano alla malavita.

Occorre debellare con pervicacia e fatti concreti un fenomeno radicato da secoli, senza considerarlo inguaribile, un cancro ‘con cui bisogna convivere’, come disse un ministro dei Trasporti d’un Governo Berlusconi, Pietro Lunardi.

E farlo consiste anche nell’imporre un itinerario normale a qualsiasi processione. Ovunque. Arrestando chi viola questa regola; prevedendo una norma penale ad horas che punisca i contravventori.

Con ciò non si violerebbe la libertà; si viola l’intangibilità del governo del crimine. Si cambia verso… ma non mi pare che ci siano segnali in tal senso.

 

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