giovedì, Aprile 15

Opere pubbliche, il silenzio delle incompiute field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


L’universo frammentato delle opere incompiute presenti sul territorio italiano è purtroppo un tema ben noto alla stragrande maggioranza dei cittadini, a tutti i livelli – locale, regionale e nazionale – e, come molte altre questioni, sembra ripresentarsi ciclicamente nel dibattito politico e mediatico, ma ogni volta sotto un profilo sempre più allarmante.
Questo tema in particolare non è sempre stato affrontato in maniera chiara e puntuale dagli organi di informazione, in parte perché si presenta come un problema molto complicato e frammentato in una miriade di leggi e regolamenti che spaziano dall’urbanistica all’economia, dal protezionismo di aree di interesse storico artistico alla lotta alla criminalità organizzata. D’altro canto è anche un’occasione per esercitare l’obiettivo dell’informazione, per cui occorre indagare la natura del fenomeno delle opere incompiute, che pare in costante crescita, e le ragioni per le quali gli interventi sono tardivi, insufficienti o, addirittura, inesistenti. Le costruzioni abbandonate, mai terminate o in completa balìa del logorio del tempo sono senza dubbio il monumento alla negligenza delle amministrazioni e al malaffare che approfitta del dilagante disinteresse verso il cosiddetto bene comune.
Nel 2011, il Governo guidato dal Professor Mario Monti ha inserito l’articolo 44 bis nel decreto legge “Salva Italia” (Dl 6 dicembre 2011, n. 201) che prevedeva l’istituzione dell’Anagrafe delle Opere pubbliche Incompiute di interesse nazionale. Tale decreto è stato convertito sì il 22 dicembre 2011 nella legge 214, ma divenuto operativo solo due anni più tardi attraverso l’emanazione di un altro decreto (Dl 13 marzo 2013, n.42) da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). L’obiettivo consiste nel rendere più trasparenti le pratiche politiche, evidenziare quindi tutte le strutture che necessitano di un intervento delle istituzioni permettendo anche un controllo dell’operato di queste da parte della cittadinanza. Come previsto, anche quest’anno il MIT ha pubblicato l’aggiornamento del documento stilando gli elenchi delle opere incompiute disseminate lungo tutto lo Stivale. Peccato che le informazioni contenute in tali elenchi non siano esaustive e, soprattutto, il numero di costruzioni interrotte sia aumentato rispetto all’anno scorso.
Dai documenti, si legge che le opere incompiute sono 649 contro le 692 dell’anno precedente, ma c’è un particolare fondamentale: nel computo non sono considerati i dati delle amministrazioni della Sicilia, regione che, da sola, nel 2014 ne contava 67. Lo stesso MIT è proprietario di alcune costruzioni non ultimate, 35 per la precisione, fra le quali figura anche la Città dello Sport di Tor Vergata, in provincia di Roma, un’imponente struttura che doveva ospitare le gare dei mondiali di nuoto tenutisi nel 2009 e che invece è ferma al 16% dell’avanzamento dei lavori di costruzione. Stando ai numeri del MIT, in alcune regioni si registra una miglioria della situazione nel suo complesso, ad esempio in Liguria si contano 7 opere incompiute in meno rispetto al periodo precedente, così come in Basilicata, nel Friuli Venezia Giulia, nelle Marche, nel territorio della Provincia autonoma di Bolzano, in Piemonte, Toscana, Umbria e nello stesso Lazio. Nella regione lombarda, invece, il totale risulta incrementato di 14 costruzioni, anche grazie all’area Expo ancora oggi work in progress.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->