martedì, Settembre 21

Operazione Sukola 2

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Martedì 24 febbraio è iniziata l’offensiva militare denominata “Operazione Sukola 2” sotto il comando del Generale Espèrant Masudi, responsabile della Trentatreesima Regione Militare. Una divisione di fanteria, un reggimento corazzato, con il sostegno di artiglieria pesante da campo hanno attaccato le postazioni tenute dai terroristi ruandesi del FDLR in prossimità dell’altopiano del distretto di Bafuliiru, cittadina di Lemera, prossima alla città di Uvira (Sud Kivu, confini con il Burundi). In meno di ventiquattro ore l’esercito regolare congolese prende il controllo del campo militare di Revo situato a circa 30 km dal centro della cittadina di Lemera. «I miliziani delle FDLR sono fuggiti terrorizzati dinnanzi alla determinazione e alla potenza di fuoco del nostro esercito repubblicano», afferma tutto orgoglioso il Generale Masudi.

Secondo Oscar Abede, responsabile della  Ong congolese “Centre independant des recherches et d’ètudes stratègiques au Kivu” i soldati congolesi starebbero dando prova di grande disciplina, evitando stupri e saccheggi. L’esercito congolese avrebbe anche dato la possibilità ai civili che si trovavano assieme ai terroristi di abbandonare il campo militare prima dell’inizio dei combattimenti. La maggioranza di essi, spose e bambini dei miliziani ruandesi che vivevano nei villaggi di Nyndwe e Ilevwe, si sarebbero rifugiati nei villaggi di Bibangwa e Muhule, distretto di Katala. Per il momento il bilancio dell’offensiva militare non è ancora disponibile ma le autorità di Kinshasa assicurano che si tratta di un pieno successo.

Le notizie, se confermate, riabiliterebbero l’esercito repubblicano dalle numerose accuse di inefficienza e violazione dei diritti umani. Crimini commessi da soldati disperati non pagati da anni, male armati e non sufficientemente addestrati. La vittoria rappresenterebbe anche una rivoluzionaria inversione di rotta del presidente Joseph Kabila, principale alleato delle FDLR e loro socio d’affari nel traffico di minerali preziosi: coltan e oro.

Sottraiamoci per un istante dalla cacofonia delle affermazioni governative ed analizziamo i troppi lati oscuri di questa offensiva militare contro il più organizzato e strutturato gruppo ribelle presente nell’ est del Congo fin dal 1994, quando le forze genocidarie ruandesi si ritirarono nel vicino Zaire dopo aver compiuto l’Olocausto Africano in Rwanda.

Il primo lato oscuro è la totale assenza dei caschi blu dell’ONU e del Battaglione d’Intervento composto da soldati del Malawi, Sud Africa e Tanzania. La mancata collaborazione militare (la prima nella ventennale storia della MONUSCO) è stata decisa dai vertici della missione di pace in Congo e successivamente confermata dallo stesso presidente Kabila. L’esercito congolese è strutturalmente privo di mezzi logistici e forze aree adeguate. Senza la copertura aerea e l’intervento delle truppe d’élite tanzaniane e sud africane non è mai riuscito ad ottenere successi contro gruppi ribelli meno organizzati e potenti delle FDLR, come per esempio il gruppo terroristico ugandese di ispirazione islamica Alleance of Democratic Forcese (ADF) “Operazione Sukola 1”.

Mercoledì 11 febbraio il portaparola della MONUSCO, Charles Bambara dichiarava che i caschi blu avevano interrotto la collaborazione militare con il governo congolese in attesa di ricevere chiarimenti sulle gravissime violazioni dei diritti umani commesse contro le popolazioni all’est del Congo da due Generali dell’esercito regolare FARDC. L’accusa  ha innescato una gravissima crisi tra il governo di Kinshasa e le Nazioni Unite. Il Presidente Kabila ha ventilato la possibilità di non rinnovare il mandato alla MONUSCO che sta per scadere.

I due Generali citati sono: Bruno Mandevu e Fall Sikabwe, responsabili di stupri, saccheggi e uccisioni di massa tra le minoranze tutsi congolesi durante la guerra contro il movimento guerrigliero Banyarwanda M23 (aprile 2012 – dicembre 2013). Entrambi erano stati designati a comandare l’operazione Sukola 2 prima della nomina del Generale Espèrant Masudi. Una scelta forse di facciata in quanto il Generale Masudi ha la triste fama di essere un totale incapace. Al comando della Quinta Brigata a Goma fu responsabile di numerose sconfitte della FARDC contro la ribellione di Laurent Nkunda (2009).

I suoi errori tattici portarono alla morte di centinaia di soldati regolari. L’avanzata di Nkunda sulla capitale del Nord Kivu si fermò solo per ordine del Rwanda e degli Stati Uniti. Dopo aver collezionato questa incredibile serie di clamorose sconfitte militari, Masudi, scompare dall’attenzione dell’opinione pubblica per ricoprire ruoli minori fino ad oggi, posto al comando dell’operazione militare più importante della storia della Repubblica. Secondo fonti locali Masudi sarebbe solo un prestanome, L’operazione sarebbe guidata dietro le quinte dai Generali Mandevu e Sikabwe. Entrambi sono sospettati dal 2012 di gestire lucrosi rapporti commerciali con le FDLR all’interno della colossale e miliardaria rapina delle ricchezze naturali compiuta all’est del Congo.

Il campo militare di Revo sarebbe stato declassato come campo minore se non addirittura abbandonato dal 2013, secondo fonti militari ugandesi. La maggior parte dei reparti FDLR sono concentrati nel Nord Kivu e in Burundi. Nel Sud Kivu la maggioranza delle postazioni precedentemente occupate dalle FDLR sarebbero state rilevate dai guerriglieri burundesi Forze Nazionali di Liberazione (FNL).  Anche la composizione dei reparti utilizzati nell’operazione militare solleva varie perplessità. Trattasi di truppe non scelte, notoriamente indisciplinate e non motivate. Totalmente assenti le Guardie Repubblicane e i corpi speciali del Katanga, le uniche due unità della FARDC capaci di sostenere seri combattimenti ed utilizzate nella guerra contro il M23.

Oscar Abede, responsabile della  Ong congolese “Centre independant des recherches et d’ètudes stratègiques au Kivu”, sarebbe un noto sostenitore del Governo con poca credibilità tra la popolazione ma abile propagandista ed esperto nel fundrusing in Europa, secondo le testimonianze in loco. Testimonianze che potrebbero nascondere tentativi calunniosi, possibilità da non escludere. Resta però l’evidente contraddizione tra l’idilliaca rapresentazione di un esercito disciplinato e attento alla protezione dei civili proposta da Abede e il rapporto di Amnesty International pubblicato mercoledì scorso sulla situazione nella Repubblica Democratica del Congo. Nel rapporto si evidenziano le gravissime e strutturali violazioni dei diritti umani commessi dall’esercito regolare. Una improvvisa inversione di tendenza compiuta dall’esercito risulterebbe poco credibile secondo gli attivisti di Amnesty International presenti nella regione.

Questi lati oscuri tendono a rafforzare il dubbio che l’operazione Sukola 2 non sia che unafiction” basata sullo stesso copione delle precedenti offensive contro le FDLR attuate un mese fa nel Nord Kivu. Offensive che si sono fermate inspiegabilmente e di cui nessun rapporto ufficiale è disponibile. Il rischio che si tratti di una mascherata sembra essere alto. Il presidente Kabila è in forti difficoltà causa la sua determinazione a ripresentarsi come candidato alle presidenziali del 2016. È miracolosamente sopravvissuto ad una rivolta popolare estesa a livello nazionale che non è riuscita a trasformarsi in rivoluzione grazie alla incapacità politica dell’opposizione congolese.

Il Paese vive un’ondata di repressione verso l’opposizione e i media indipendenti che ha eguali solo nel vicino Burundi. Il leader dell’opposizione Vital Khamere è stato recentemente convocato presso il tribunale ed accusato di corruzione. Da mercoledì scorso la pagina Facebook del sito di informazione indipendente “Voice Of Congo” è stata oscurata in tutto il paese. Censura voluta dal presidente contro questo media nazionale non “allineato” alla propaganda governativa.

Secondo osservatori militari della regione l’operazione Sukola 2 sarebbe un teatrino organizzato da Kinshasa per ottenere un successo militare e politico creato a tavolino, forse in stretto accordo con le FDLR. I combattimenti riguarderebbero reparti esigui delle FDLR mentre il grosso delle loro forze non sarebbe minimamente minacciato. Vi sono anche sospetti che questi combattimenti minori sarebbero rivolti contro altre formazioni guerrigliere. Questo spiegherebbe la totale assenza delle forze armate professionali del Sud Africa e della Tanzania. I dirigenti delle FDLR scelgono l’assoluto silenzio stampa evitando ogni commento. Nel frattempo si assiste ad una situazione contraddittoria all’interno della MONUSCO. Le Brigata d’Intervento e il Palazzo di Vetro a New York rimangono fermi sulla posizione di non partecipare a questa dubbia offensiva militare, mentre il responsabile della missione di pace in Congo: Martin Kobler sta attivando tutti i suoi canali diplomatici per convincere le Nazioni Unite a partecipare all’offensiva militare e per ottenere il consenso dal governo di Kinshasa.

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