lunedì, Ottobre 25

Operazione Barkhane 40

0

Mali Fighting                                                                                                                             

Tempi duri per il secondo colosso economico europeo con crescita zero, esportazioni “Made in France” non più competitive nonostante la temporanea svalutazione dell’Euro e il debito pubblico arrivato a 2,57 trilioni di dollari equivalenti al 95,1% del Prodotto Interno Lordo (PIL). La Francia riesce a restare a galla solo grazie alle storiche risorse delle ex colonie africane di cui il diritto predatorio di Parigi continua ad essere esercitato. Le stesse risorse d’oltremare che permisero al Generale De Gaulle di resistere all’occupazione nazista negli anni Quaranta e a partecipare alla liberazione della patria oggi permettono alla Francia di contrastare le conquiste dell’economia tedesca. E in questo contesto parassitario, dove la ricchezza non è più prodotta dalle industrie francesi ma dai Paesi satelliti del Terzo Mondo ad evidente scapito del loro sviluppo nazionale, che si inserisce l’Operazione Barkhane, l’ultimo atto di un piano strategico regionale ideato dalla Cellula Africana dell’Eliseo, nota con il nome di France-Afrique.

Un piano strategico iniziato nel lontano 2006 con il supporto al Movimento Nazionale di Liberazione del Azawad (MNLA) contro il governo maliano democraticamente eletto dal Presidente Amadou Toumani Touré, un ex generale noto con il soprannome di ATT eletto nel 2002. Touré aveva innescato un pericoloso processo nazionalista mettendo in discussione il diritto predatorio della Francia sul suo Paese. Nonostante le smentite ufficiali i leader del MNLA sono sempre stati ospiti graditi dell’ Eliseo e dipinti come romantici e giusti ribelli Tuareg, ricevendo ampi e acritici spazi dalla maggioranza dei media francesi che li elogiano per la loro collaborazione con le truppe d’occupazione francese nel nord del Mali. L’Operazione Barkhane è una riorganizzazione della presenza militare francese nel Sahel, marcata da una chiara agenda neo colonialista. L’operazione prevede la presenza permanente dell’esercito francese d’oltremare in Ciad, Mali, Burkina Faso, Mauritania e Niger.

Una presenza giustificata dalla lotta contro il terrorismo di Al-Qaeda Maghreb e gruppi ad esso affiliati: Boko Haram in Nigeria e Al-Shabaab in Somalia. Come nei casi di Al-Qaeda e l’ Islamic State of Iraq and Sirya (ISIS), si nutrono sospetti che Al-Qaeda Maghreb sia una creatura dell’Occidente sfuggita di mano ma sempre utile per realizzare continui e necessari sogni di conquista e controllo geostrategico. In realtà l’Operazione Barkhane (che già si prevede più costosa dell’Operazione Serval) deve difendere gli interessi francesi nella regione, primi tra tutti quella della multinazionale dell’energia atomica AREVApadrone assoluto del Niger, che garantisce alla madre patria il 75% della produzione elettrica grazie ai giacimenti di uranio nigerino e a cui si affiancheranno, in un prossimo futuro, quelli presenti nel nord del Mali. Una produzione energetica vitale per l’economia e la sicurezza francese, ottenuta a scapito delle popolazioni africane non solo costrette a vivere in un degrado socio economico inimmaginabile per altri paesi del Continente ma anche vittime dei veleni e delle scorie radioattive create da AREVA che mietono sempre più vittime dell’epidemia di Ebola scoppiata nell’Africa Occidentale.

Visto che gli interessi francesi nel Sahel sono garantiti da un clan di dittatori privi di scrupoli in Ciad, Mauritania, Niger e Burkina Faso, si rende necessaria la loro difesa ad oltranza che è in contrasto con le aspirazioni democratiche delle rispettive popolazioni e con i sacri principi della Rivoluzione Francese, pietra miliare della civiltà europea. L’Operazione Barkhane prevede il mantenimento dello status quo nei paesi ancora “stabili” (Ciad, Niger, Mauritania e Burkina Faso), mentre il caos malese servirà per giustificare la presenza militare del Sahel. Il Mali è condannato a rimanere di fatto un paese disintegrato socialmente e politicamente con un nord controllato da una miriade di gruppi armati e un sud gestito da un governo debole, corrotto ma ottimo ed affidabile partner commerciale di alcuni gruppi armati Tuareg (tra cui il MNLA) nella lucrosa gestione del narcotraffico per i sempre più disponibili mercati europei.

Tre settimane fa il Ministro francese della Difesa ha annunciato il pieno successo dell’Operazione Serval lanciata nel gennaio 2013 e costata oltre 200 milioni di euro. L’obiettivo dell’invasione francese era quello di contrastare i gruppi estremisti islamici nel nord e salvaguardare l’integrità nazionale del Mali. Dimentichiamoci per un breve istante la sofisticata propaganda dei nostri media occidentali fatta passare con vera ed imparziale informazione ed osserviamo la realtà nel nord di questo meraviglioso paese africano. I gruppi armati che originarono la rivolta Tuareg nel 2012 sono tutti integri, anzi si sono moltiplicati. Il MNLA, ora sotto la guida di Bilal Ag Cherif (Segretario Generale), controlla la regione di Kidal e le zone di Adrar e Ifoghas con il beneplacito delle truppe francesi e i caschi blu delle Nazioni Unite, controlla inoltre le zone di Trimterene e In-Khalid grazie all’alleanza con i capi clan locali favorita da Parigi.

Questo permette al MNLA di continuare a gestire il traffico di narcotici necessario per la sua sopravvivenza finanziaria, in stretta collaborazione con la mafia francese di Marsiglia ed in barba al tanto pubblicizzato impegno francese alla lotta contro il narcotraffico internazionale. Entrambe le organizzazioni criminali operano sicure in quanto funzionali agli interessi della Francia,contribuiscono al controllo sociale di milioni di giovani disoccupati francesi ormai senza futuro. Come la CIA insegnò negli anni Sessanta, è preferibile una generazione di drogati ad una generazione di rivoluzionari.

Il Mujao (Movimento di Unità Jiahdista nell’Africa Occidentale), sotto il comando di Mossa Ag Assarid, controlla parte dei territori del nord ovest, mentre il MIA (Movimento Islamico del Azawat) assieme al Ansar Dine  e il HCUA (Alto Consiglio dell’Unità del Azawat) controlla i territori adiacenti a Tombouctou. Tra i nuovi attori della crisi maliana si elencano tre movimenti berberi minori guidati dai signori della guerra: Sidi Ibrahim Ould SidatiHami Ould Sid Mohamed e Dina Mohamed Ould Aiwanatt, che controllano la parte araba di Lamhar Tilemsi impedendo l’espansione dei gruppi isalimci del MIA, Ansar Dine e HCUA. Feu Abdolullaye Diallo, un nuovo signore della guerra, ha fondato il MGI (Movimento Ganda Ido) alleato dell’esercito regolare maliano che controlla parte della provincia di Ansongo, contesa da un’altra nuova milizia tuareg formata dal clan Dosshak.

L’esercito regolare può contare anche su un altro gruppo armato di recente formazione: il FACO (Forze Armate Contro l’Oppressione) composto da guerriglieri tuareg e berberi. Il proliferarsi di gruppi armati e signori della guerra si spiega grazie ad un contesto disarmante ma realista. Nel Mali del 2014 il miglior metodo per ottenere future posizioni di rilievo nella politica nazionale è la lotta armata. Proprio come avvenne nel Congo durante la seconda guerra panafricana (1998 – 2004). Gli accordi di pace di Algeri sono compromessi dal proliferare di questi gruppi e dalla debole politica dell’attuale presidente: Dioncounda Traoré, considerato un mero e servile burattino di Parigi che ha permesso per la prima volta alla Francia di avere una presenza militare permanente sul territorio maliano. Progetto impedito dal primo presidente Modibo Keita nel 1961 e da tutti gli altri presidenti: Moussa TraoréAlpah Oumar Konaré e Amadou Torumany Touré.

L’operazione Serval contro gli jiadisti e il MNLA ha offerto alla Francia un’inaspettata opportunità di realizzare finalmente il progetto di controllo militare del Sahel ricreando l’antico impero coloniale da Djibuti alla Costa d’Avorio. Esattamente come sta avvenendo in Siria dove l’ISIS sta offrendo l’occasione a Stati Uniti, NATO e Turchia di intervenire militarmente contro il governo di Bashar al-Assad. “Il Mali è stato volutamente indebolito dal colpo di stato del capitano Amadou Sanogo e dalla ribellione tuareg al nord per creare le basi dell’operazione Barkhane”, spiega il politologo senegalese Babacar Justin Ndiaye. Il quartiere generale del contingente militare Barkhane verrà collocato a Ndjamena, la capitale del Ciad. Una scelta non casuale. Nonostante i forti dissidi con il dittatore Idris Debi Itno che culminarono nella famosa battaglia di Ndjamena nel 2007, la presenza militare francese in Ciad (produttore di petrolio) risale all’epoca del Generale De Gaulle che inviò nel 1968 le sue truppe per combattere una guerriglia indipendentista nata nel nord del Ciad ai confini con la Libia (Operazione Bisonte).

Il secondo intervento di rilievo avvenne nel 1986 per fermare la conquista del Ciad da parte dell’esercito libico (Operazione Epervier). Il Ciad, nonostante sia sotto il controllo di un noto dittatore psicopatico, è considerato il più affidabile alleato francese nel Sahel. Da chi è formato il contingente militare Barkane? In parte da truppe d’elite dell’esercito francese composte da dichiarati elementi di ultra destra: Terza Brigrata MeccanizzataPrimo Reggimento di Fanteria Marina,Sessantottesimo Reggimento di Artiglieria d’AfricaSesta Brigata Leggera BlindataUndicesima Brigata di Paracadutisti e Primo Reggimento di Incursori Paracadutisti. Il resto delle truppe della Legione Straniera sono guidate da ufficiali francesi ma composte per la maggior parte da una accozzaglia di mercenari stranieri (tra cui spiccano attualmente quelli cinesi) e da ergastolani francesi “graziati” a condizioni di servire la patria nelle lontane terre africane.

Il dettagliato elenco del moderno esercito coloniale francese ci viene offerto, (prove alla mano) dall’attivista maliano Alminata Dramane Traoré e dallo scrittore senegalese Boubakar Boris Diop, autori del libro denuncia “La Gloire des Imposteurs” (La gloria egli impostori) Edizioni Brouché, gennaio 2014. Un libro inchiesta che è subito divenuto una dolorosa spina al fianco del Governo Hollande e del paese culla della democrazia europea. Traoré e Diop dallo scorso gennaio denunciano il piano francese di spartizione del Mali tramite una proposta di federalismo fortemente contrastata dai partiti di opposizione e dalla società civile che hanno indetto una marcia di protesta giovedì 25 settembre 2014, preceduta da manifestazioni simili presso le città del nord di Gao e Tombouctuou. Un chiaro segnale che il popolo maliano, che sia esso di fede cristiana o mussulmana, non si è fatto incantare dalla propaganda francese e non desidera ritornare al triste passato coloniale. Nella crisi del Mali la Francia non è riuscita a creare la nefasta guerra religiosa che ha distrutto un’altra delle sue colonie: la Repubblica Centroafricana.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->