lunedì, Ottobre 25

Opera House, teatro d'eccellenza nel cuore del Golfo Umberto Fanni, direttore generale della Royal Opera House di Muscat, ci parla del teatro e del suo lavoro

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Muscat – La Royal Opera House è il teatro nazionale dell’Oman, si trova a Muscat, la capitale del Paese, ed è stato aperto pochi anni fa per volere di sua maestà il sultano dell’Oman, Qaboos bin Said. Ha rappresentato un grosso cambiamento per il Paese, un’apertura nella sfera culturale internazionale non indifferente.

Alla guida del teatro c’è l’italiano  Umberto Fanni, nominato direttore generale lo scorso novembre. Classe 1962,  diplomato in pianoforte con il massimo dei voti e menzione speciale al Conservatorio di Musica di Brescia. Successivamente si è perfezionato al Conservatorio di Musica di Ginevra. Ha svolto un’intensa attività concertistica in veste di solista e camerista e ha registrato per la casa discografica Foné. E’ stato l’ideatore, il gestore ed il direttore artistico di rassegne musicali importanti, festival ed eventi di spettacolo di grande successo dedicati all’opera, concertistica, jazz e world music. “Sin dagli inizi della mia carriera ho voluto approfondire il rapporto tra la programmazione artistica e la gestione amministrativa e del personale delle aziende di spettacolo. Per oltre quindici anni sono stato docente di Organizzazione delle Imprese di Spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ho fondato la ‘Giovane Orchestra da Camera Italiana’”. Dal 1991 al 1996 è stato assistente del M° Claudio Scimone nella gestione artistica de I Solisti Veneti. Dal 2005 al 2013 ha ricoperto progressivamente l’incarico di direttore artistico presso la Fondazione Teatro Grande di Brescia, la Fondazione Teatro Lirico G.Verdi di Trieste, la Fondazione Arena di Verona e la Fondazione Teatro Lirico di Cagliari. Per poi ritrovarsi in Oman alla direzione artistica e manageriale del suo teatro nazionale.

 

Un incarico prestigioso in un contesto lontano dall’Italia. Come ha iniziato a lavorare per il tearo Royal Opera House di Muscat?
Il 12 ottobre del 2011 il teatro è stato inaugurato ufficialmente con un’opera dell’Arena di Verona: la ‘Turandot‘ di Puccini con la regia di Franco Zeffirelli e con la direzione dell’orchestra di Placido Domingo, quando io ero il direttore artistico dell’Arena. Posso dire di aver inaugurato io il teatro, che ho visto nascere. Quando sono ritornato come direttore artistico nel 2014, ho trovato un teatro molto sviluppato, ancora da crescere dal punto di vista organizzativo ma con una programmazione artistica di altissimo livello. Dal 2015 sono stato promosso a direttore generale e posso dire di essere molto onorato e felice dell’ incarico.

 

Dal punto di vista tecnico cosa puà dirci del teatro?
È un teatro starordinario, tecnologicamente avanzato. Ha aspetti incredibili: in pochissimo tempo si riesce a settare il teatro nel concert mode con i suoi 1000 posti a sedere, con una camera acustica fantastica ed un organo di quasi 4700 canne. L’acustica interna è una deille migliori al mondo. Quindi per me è un piccolo miracolo. Nell’Opera mode sono 940 i posti a sedere, che si settano in 30 minuti con tenciche particolari. Le poltrone sono comode ed hanno un video con la traduzione simultanea e i sotttotitoli. Coniuga la tradizione con l’innovazione: l’architettura islamica col marmo italiano e legno intarsiato molto elegante e una tecnologia molto avanzata.

 

Cosa pensa della situazione culturale del nostro Paese?
Sono dispiaciuto per quel che sta accadendo nel nostro Paese, che ha il 70% del patrimonio culturale mondiale e non è in grado di sviluppare questo settore come dovrebbe. Specialmente nell’Opera lirica stiamo vivendo un periodo di grande difficoltà.

 

Cosa sta imparando da questa esperienza omanita, che vorrebbe condividere con noi e consigliare al ‘mondo occidentale’?
Credo sia importante e necessario recuperare il contatto con quel che ci circonda nel nostro mondo occidentale: tornando a casa da lavoro, verso le 18:30, ho la fortuna di assistere al tramonto, a mio parere il momento più bello della giornata. Man mano che mi avvicino alla Grande Moschea sento il canto del muezzin, che richiama i musulmani alla preghiera. Il tutto arricchito dal canto degli uccelli. Sono 3 le componenti che abbiamo perso e che, a mio parere, dovremmo recuperare: la natura, la musica e l’uomo. Dobbiamo ripartire da lì per ricostruire o rimodellare il mondo avanzato e progredito. Dobbiamo fermarci e porci nei confronti degli altri in un modo diverso. Ristabilire un rapporto con la natura e la musica per poter per riformulare dei rapporti con gli esseri umani sani ed equilibrati. Bisogna fermarsi a riflettere. In Oman sono io a governare il tempo e non il contrario. Sono io a dargli il valore giusto facendo molte cose ma senza stressarmi. Sto imparando molto da tutto quello che mi circonda e dalle espressioni delle persone, tutte molto gentili e rispettose. Nel nostro mondo c’è molta violenza nel rapporto tra le persone purtroppo.

 
Si trova bene a lavorare con gli omaniti? La diversità culturale può essere un problema a volte ma un arricchimento culturale incredibile. Cosa può dirci?
Sto vivendo un’esperienza straordinaria. Lavorare con loro è molto sano. La componente di stress qui è praticamente assente. C’è piacere nel lavorare insieme. Il teatro ha 222 impiegati al momento ed è molto importante che le relazioni siano le migliori possibili e che siano costruttive perchè molte decisioni sono condivise. L’età media degli impiegati che lavorano per l’Opera House è molto bassa, quindi la presenza di giovani è molto alta. Uno dei miei compiti è far imparare un lavoro che non è nelle loro conoscenze, favorendo il processo di omanizzazione. Spero, quindi, in una trasformazione radicale entro 10 anni. Il 73,8% del personale è omanita e l’altra percentuale è rappresentata da espatriati. La componente gestionale è ricoperta soprattutto da espatriati, mentre le attività sul palcoscenico da omaniti. C’è un bel lavoro di team. I locali sono curiosi, apprendono con grande facilità e ci sono dei bei talenti. Qui molte persone hanno grandi potenzialità. Il mio augurio in 10 anni è di portare a più del 90 % l’omanizzazione di questo teatro. Il concetto di formazione in questo Paese è fondamentale in tutte le attività del Paese, per esempio la Sultan Qaboos University favorisce stage all’estero, per pore gli studenti in rapporto col mondo e non essere chiusi.

 

Come sta andando la stagione corrente?
Questa stagione sta andando molto bene. Abbiamo avuto un aumento di omaniti che assistono a spettacoli occidentali e un aumento di stranieri che assistono a spettacoli arabi. Dal punto di vista turistico abbiamo avuto un incremento del 30% del pubblico, che viene perchè sollecitato dagli hotel e dalle agenzie turistiche. Quindi punteremo molto sull’offerta turistica e sull’aiuto che viene da questo settore.

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