sabato, ottobre 20

Open Arms: crimine individuale e collettivo di tutti noi italiani La criminalità della quale da cittadini italiani siamo corresponsabili, correi, perché abbiamo permesso, che fossero oggi al Governo così tante anime possedute da profonda 'o-ne-stà' e grande 'raz-zis-mo'

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La denuncia di Proactiva Open Arms è come un mattone sulla nostra testa: una donna e un bambino a bordo di un gommone in difficoltà sarebbero stati lasciati morire in mezzo al mare dalla Libia.

La cosa peggiore che si possa fare quando accadono fatti tragici è commentarli con il più classico (e stupido) ‘lo avevo detto’. E non importa nulla che la cosa sia vera o che dopodomani una qualche ‘testimonianza’ affermi il contrario: non importa, se non è accaduto ieri accadrà domani, e se non accadrà domani è comunque perfettamente possibile che accada.

Facile, insomma, per noi, commentare che non occorreva molto tempo e troppa fantasia per sapere (non pensare: sapere) che sarebbe prima o poi accaduto ciò che, del resto, è accaduto moltissime altre volte: che delle persone, perché di persone si tratta, affogassero nel tentativo, oggi, di fuggire dalla Libia, dove sono trattati come bestie, massacrati e depredati di tutto, ma che accadesse, oggi, in questa temperie storico-politica dell’Italia. Nemmeno era da escludere che i libici, impegnati nella ‘cura e accoglienza’ di quei migranti e chi li comanda, li dirige e li paga -con le nostre navi, i nostri soldi, i nostri istruttori, non dimentichiamolo mai!- si comportassero per quello che sono e sono sempre stati, almeno in gran parte delle loro stesse pubbliche istituzioni, dei commercianti di carne umana, indifferenti alla sopravvivenza di quella carne. Solo che oggi, appunto, noi li paghiamo e li addestriamo e -ipocritamente Onorevole Salvini!- ipocritamente facciamo finta di non vdere e non sentire.

Facile anche prevedere che chi parla con toni di odio razzista estremo e chi vi si associ, si limitino a dire che non ha mai detto di lasciare gente a morire in mare…ci mancherebbe; mica siamo ipocriti noi! ‘Noi semplicemente non vogliamo che partano e quindi che muoiano in mare. Se poi muoiono lì, in Libia o altrove, come si dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore’.

Ma.

Meno facile è scoprire, come sembra si scopra ora, che questa mentalità razzista e di odio potesse entrare tanto profondamente nelle teste degli ‘italiani brava gente‘ da garantire una reazione poco più che superficiale e molto infastidita a questo fatto terribile. Non lo dico tanto, si badi, per i morti: non sono qui a fare pietismo a buon prezzo, a diffondere lacrime più o meno di coccodrillo, a fare le solite manifestazioni di dolore compunto e passeggero sui corpi di quegli esseri umani morti. Queste cose le lascio ad altri più esperti e ‘buoni’ di me, e a papà Salvini e zio Di Maio e, naturalmente, al professore di diritto Giuseppe Conte.

Ciò che, invece, voglio sottolineare senza aggettivi è semplicemente la criminalità di tutto ciò. ‘Criminalità‘, lo ripeto, della quale da cittadino italiano mi sento, e mi auguro che anche altri cittadini si sentano, corresponsabile, correi, perché abbiamo permesso, o almeno contribuito a permettere, che fossero oggi al Governo così tante anime possedute da profonda ‘o-ne-stàe granderaz-zis-mo‘. Il razzismo, in fin dei conti, non è altro che considerare altri, diversi e meno ‘garantiti’ o ‘legittimabili’ di noi. Che possono essere i neri di Africa, i gialli di Cina, i calabresi, gli omosessuali, i mussulmani e chi più ne ha più ne metta, non ci vuole nemmeno molta fantasia, sempre razzismo è, e quindi sempre idiozia.

Il crimine non è, o almeno non è solo, averlo lasciati affogare nell’indifferenza di chi doveva salvarli almeno dalla morte. Questo è il crimine individuale e collettivo di quei maiali che lo hanno fatto.
Il crimine è, e purtroppo, lo ripeto, non soltanto di Salvini o Di Maio, quello di continuare a considerare quelle persone -lo ripeto, persone- semplici fastidiose ‘carni’, anzi, grane, delle quali liberarsi al più presto e con il minore possibile clamore.
Quelle persone, invece, sono esseri umani ai quali tutte le norme internazionali e nazionali   -quelle stesse norme che garantiscono a Salvini e Di Maio (e al professore di diritto…da un po’ anche grafomane) di esistere, vivere, lavorare, guadagnare, essere protette dalla Polizia e garantite dalla Magistratura-   spettano e si applicano esattamente come agli altri, come ad ogni persona italiana e europea.

Detto in termini più chiari, non disgusta che il maiale puzzi o sporchi, disgusta il porcaio che lo permette.

 

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.